Tex 70 anni di recensioni: 1977

Scritto da Francesco Benati

31 Mar, 2020

Nuovo capitolo di questo nostro viaggio alla riscoperta della grande saga di Tex Willer, il personaggio creato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini nel 1948 e che nel 2018 ha festeggiato il settantesimo anniversario di presenza ininterrotta nelle edicole.

Per questa serie di recensioni anno per anno della saga del ranger prendiamo in considerazione la numerazione della Seconda Serie Gigante, il cui primo numero risale al 1958, quella più venduta e amata dai lettori e che prosegue ancora oggi e che per quasi cento numeri ha riproposto le storie di Tex uscite negli albi a striscia dal 1948 fino alla fine degli anni ’60.

Il 1977 è di sicuro una buona annata per il ranger più famoso del mondo.

Dopo la conclusione della lunga saga di Trapper, ecco che ad aprire le danze ci pensa un lungo racconto firmato da GL Bonelli e Guglielmo Letteri intitolato Gli scorridori del Rio Grande. Articolata su tre albi, la storia racconta di un gruppo di banditi messicani dedito alle rapine e alle malefatte grazie agli influssi di una potentissima droga ricavata da alcune misteriose piante. E dove ci sono, fusi insieme, il Messico e gli intrugli arcaici, c’è anche El Morisco, qui in quella che, probabilmente, è la sua ultima apparizione di rilievo firmata da GL Bonelli. 

Gli scorridori del Rio Grande

La storia nel suo complesso è buona e meritevole di lettura, con tanto di finale esplosivo, anche se la durata di tre albi risulta eccessiva per quello che deve raccontare. Buoni, come di consueto, i disegni di Guglielmo Letteri, il cui stile non si può certo definire spettacolare, ma che raggiunge livelli notevoli alla fine dell’avventura.

Nel covo dei banditi

Subito dopo è il turno di un racconto breve: A sud di Nogales è una storia di raccordo di poco più di 80 pagine pensata come riempitivo in attesa del numero 200. 

A sud di Nogales

Tex e i suoi pards sono all’opera per sventare un contrabbando di whiskey diretto verso gli Apache, il cui capo, Cochise, ha chiesto aiuto proprio ai ranger per risolvere il problema. Una volta divisi, Tex e Carson si imbattono in un contrabbandiere moribondo dopo essere stato ferito dagli indiani e scoprono dove si trova il covo dei banditi.

Storia semplicissima e senza troppe pretese, con qualche faciloneria di troppo, tipo i criminali che si fanno impiombare uno dopo l’altro e con un paio di particolarità.

La prima è che la storia, disegnata da un sempre più bravo Giovanni Ticci, è chiaramente realizzata in due parti: la prima dovrebbe risalire alla fine degli anni ’60, quando lo stile dell’artista senese è ancora fortemente debitore della lezione del maestro Alberto Giolitti, mentre la seconda è contemporanea all’uscita, quindi con lo stile ormai definito di Ticci e in via di maturità artistica. 

La seconda particolarità è che la storia, a dispetto del titolo, non è ambientata a sud di Nogales, ma, semmai, a nord!

Il mese seguente è la volta del numero celebrativo 200 che chiude, idealmente, il grande centenario delle meraviglie, iniziato nel 1969 e non esagero nel dire che Tex deve la sua enorme longevità proprio a quel periodo editoriale. 

L’idolo di cristallo è una storia di una semplicità disarmante firmata da GL Bonelli e da Galep, qui in buona forma, anche se non ai livelli, semplicemente superbi, di El Muerto uscita solo l’anno prima. 

Tex 200

Gli indiani Hualpai saccheggiano la capanna dello stregone Hatuan, ritiratosi in isolamento, per rubare un piccolo feticcio contenente un cristallo capace di emanare un’energia misteriosa e a volte letale. Il mandante del furto è lo stregone Thulsar, il quale vuole utilizzare il potere dell’idolo per diventare un potente sciamano e guidare gli Hualpai alla vittoria. A mettersi in mezzo ci pensano Tex e i suoi pards, tutti e quattro insieme come da tradizione dei centenari, i quali si gettano all’inseguimento degli indiani e, dopo aver liberato una ragazza dall’altare del sacrificio e aver recuperato l’idolo, si lanciano in una fuga forsennata riempiendo di piombo i nemici.

Tra i vari centenari, questo è uno dei più amati dai lettori, ma, per quanto mi riguarda, è uno di quelli che ho apprezzato di meno. Metà della storia altro non è che una immensa carneficina degli Hualpai, i quali fungono da mera carne da cannone per i winchester dei quattro pard. 

Rimane comunque un bel racconto tutto eretto dall’azione, dai disegni di Galep e dai colori, espressivi e vivi, non un semplice cielo blu ed erba verde.

L’oro del Colorado, nonostante sia anch’essa una storia relativamente breve, è sicuramente un piccolo gioiello a firma Bonelli/Ticci, coppia sempre più affiatata.

L'oro del Colorado

La trama è quella già vista diverse volte in varie storie: un gruppo di banditi si infiltra nella riserva Navajo, commette una strage in un piccolo villaggio e prende qualche ostaggio per farsi guidare alle famose miniere d’oro degli indiani. Naturalmente Tex e i suoi pards intervengono per porre fine alle loro malefatte.

Diciamolo subito, il racconto si basa tutto sulla determinazione di Tex nel vendicare i Navajos morti: benché i banditi siano poco più di una manica di balordi, peraltro poco svegli, il Nostro eroe cala su di loro come l’aquila di cui porta il nome e nella celeberrima scena finale si raggiungono vette di giustizia divina come poche altre volte nella saga del ranger.

Grand Canyon

Ticci, dal canto suo, ha illustrato il racconto con la consueta maestria, specialmente durante la lunga e bella della discesa del Colorado in canoa.

Decisamente sottotono, invece, Il cowboy senza nome, storia molto breve e con zero pretese firmata da Guido Nolitta e disegnata da Erio Nicolò con il supporto di Francesco Gamba.

Il cowboy senza nome

Tex viene catturato da alcuni banditi assieme ai passeggeri di una diligenza, ma riesce a liberarsi e fa un macello.

C’è davvero poco altro da dire in merito a questo racconto molto semplice e decisamente lontano dal classico stile texiano: Tex agisce esclusivamente da solo e con un’indolenza e una malinconia tipiche da eroe crepuscolare, per nulla in linea con la poetica di GL Bonelli. Tra le varie storie di Tex scritte da Guido Nolitta, questa è sicuramente la meno texiana di tutte. 

Questo non la rende affatto brutta, sia chiaro, ma schiacciata fra due ottime storie come L’oro del Colorado e I ribelli del Canada ci fa decisamente una magra figura.

Ed è proprio I ribelli del Canada, sempre firmata da Guido Nolitta per i disegni di Fernando Fusco, il capolavoro del 1977. 

I ribelli del Canada

Sono tempi di rivolta per il Canada. Il predicatore Roger Goudret fra proselitismo fra gli indiani denunciando la loro condizione di sfruttati e loro, infervorati dalle sue parole, danno il via ad una serie di violenti atti di ribellione. A seguito degli indiani, anche gli abitanti del Saskatchewan iniziano a manifestare il loro malcontento nei confronti del dominio inglese. Tex finisce in mezzo a tutto questo per scortare il predicatore Goudret alla prigione di Winslow e a lui si aggiunge il colonnello delle giubbe rosse Jim Brandon. I due amici, pur ammettendo la validità delle idee di Goudret, sono concordi nel ritenere che una ribellione violenta non farà il bene di nessuno, ma alle loro spalle si muove Big Bear, cugino di Goudret, intenzionato ad approfittare della rivolta.

La rupe nera

Un capolavoro, ecco cos’è questa storia di Guido Nolitta e Fernando Fusco: un capolavoro di tematiche, di sceneggiatura, di disegno e di intensità emotiva. Nolitta continua la sua esplorazione del lato meno evidente di Tex, mettendo in scena per la prima volta il suo rapporto con le donne dopo la morte di Lilyth, e ponendolo in una situazione di estrema sofferenza.

Tortura

Più interessante ancora è la riflessione sulle rivoluzioni e sulle loro dinamiche: il personaggio di Donovan è indimenticabile in questo senso: pur sguazzando nella violenza, Donovan ritiene che queste sofferenze siano il sacrificio indispensabile per un futuro più roseo, ma troverà modo di cambiare idea verso la fine, anche se la sua conversione rimane un aspetto gestito da Nolitta in maniera un po’ impacciata. 

Si tratta comunque dell’unico difetto di una storia altrimenti perfetta che fa ben promettere per il centenario 200-300.

A risentirci al più presto per il 1978.

 

Intanto se non lo avete ancora fatto potete leggere i resoconti delle annate precedenti:

 
 

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