Tex 70 anni di recensioni: 1972

Scritto da Francesco Benati

8 Set, 2018

Nuovo capitolo di questo nostro viaggio alla riscoperta della grande saga di Tex Willer, il personaggio creato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini nel 1948 e che quest’anno festeggia il settantesimo anniversario di presenza ininterrotta nelle edicole.
Per questa serie di recensioni anno per anno della saga del ranger prendiamo in considerazione la numerazione della Seconda Serie Gigante, il cui primo numero risale al 1958, quella più venduta e amata dai lettori e che prosegue ancora oggi e che per quasi cento numeri ha riproposto le storie di Tex uscite negli albi a striscia dal 1948 fino alla fine degli anni ’60.
Dopo tre annate sensazionali come il 1969, il 1970 e il 1971 era lecito aspettarsi un calo di tensione da parte di GL Bonelli, no? Dopotutto lavorava a Tex già da 20 anni abbondanti, quindi una diminuzione della qualità delle storie sarebbe stata più che naturale.
E invece no.
Il 1972 si apre con una storia bellissima disegnata da Letteri intitolata Diablero, una vicenda che si inserisce nel filone magico di Tex, un filone che è stato esplorato più a fondo di quanto si creda, soprattutto da Bonelli.
Diablero è la storia della terribile strega Mitla, la quale manda il fratello Guaimas contro i pacifici Apache Bronco. I loro loschi intrighi verranno spezzati dalle pistole di Tex e Carson, i quali, aiutati da El Morisco, qui alla sua terza apparizione, riusciranno a far trionfare la giustizia.
Una storia di altissimo livello che si caratterizza per tutta la prima e oscura parte in cui Tex praticamente non si vede e che è tutta dedicata alla descrizione del Male rappresentato dalla figura del Diablero. Risulta palese che Bonelli si sia divertito nello scrivere questa storia e anche il disegnatore Letteri ha svolto un ottimo lavoro, anche se la sua rappresentazione del Diablero non è così mostruosa come ci si sarebbe dovuto aspettare.
Si tratta però dell’unico neo di una vicenda di notevole qualità.
Ancora migliore, però, è Il ritorno di Montales, storia magistralmente illustrata da un Galep in stato di grazia, sicuramente nel suo periodo d’oro, il quale fornisce il meglio di se nelle mastodontiche e concitate scene dell’assedio.
Montales, vecchio amico di Tex dai tempi della guerriglia messicana (a proposito, dovete rispolverare i primi volumi della serie per poterlo incontrare), chiede il suo aiuto per combattere il perfido generale Carranza. Il fulcro della vicenda avviene durante una sanguinosa battaglia nella hacienda di Montales.
Storia di tutta azione, Il ritorno di Montales ha una trama ridotta all’osso e la presenza di un comprimario, Pat MacRyan, che garantisce botte e risate a volontà per alleggerire le scene più cruente della vicenda. Pur nella sua semplicità, la storia non delude affatto le attese e si rivela una sorpresa inaspettata, anche perché segna il ritorno sulle scene texiane di Montales, personaggio che non si vedeva addirittura dal 1949. Certo, alcuni passaggi sono un po’ lenti e il ritmo della vicenda non è ben dosato, ma in fondo si tratta di peccati venali, visto che parliamo di un’avventura amatissima da parte dei lettori texiani.
Di tono minore, ma comunque gradevole, la successiva Arizona è la storia del classico prepotente di turno che spadroneggia sugli indifesi abitanti di un piccolo villaggio.
Tex e i pards rischiano di cuocere nel deserto e mandano Tiger Jack in avanscoperta per trovare un centro abitato. L’indiano raggiunge un paese, ma subisce un duro pestaggio e si ritrova ad un passo dalla morte. Per fortuna, i suoi fidi compagni lo trovano in tempo, ma la vendetta di Tex si scaglia contro gli incauti che hanno osato massacrare di botte il suo amico.
Disegnata da Letteri, Arizona è una vicenda tutto sommato breve (di dimensioni poco superiori a quella degli odierni Color Tex a storia singola), ma avvincente e ricca d’azione. Purtroppo il suo essere compressa fra tantissimi capolavori l’ha resa una storia minore, anche se, in fondo, si tratta di una lettura più che gradevole.
Però il capolavoro assoluto è dietro l’angolo e ha il nome de La cella della morte.
Un misterioso affarista di Flagstaff ordisce un complotto per incolpare Tex di omicidio e mandarlo in galera, in modo da avere mano libera per impossessarsi dell’oro dei monti Navajo. Il piano riesce e Tex viene mandato in prigione dove deve sopportare metodi di trattamento inumani. Nel frattempo i suoi pards sono divisi su due fronti: Carson è impegnato a scagionare e a far evadere l’amico, mentre Kit e Tiger Jack devono impedire che le terre dei Navajo vengano depredate dagli avidi cercatori di denaro e per farlo devono mettersi contro il nuovo agente indiano della riserva, ovviamente in combutta con il misterioso uomo di Flagstaff.
Disegnata da Erio Nicolò, La cella della morte non è solo una delle più lunghe avventure di Tex, circa 500 pagine, ma è anche un capolavoro assoluto di suspance, intreccio e ritmo narrativo. Nonostante la sua mole, ancora oggi una storia simile è capace di tenere avvinghiato il lettore dall’inizio alla fine senza temere confronti. GL Bonelli è forse all’apice della capacità narrativa per il modo in cui riesce a tenere insieme mille fili che si intrecciano sempre di più con il dipanarsi della vicenda.
Girato l’angolo, ecco un altro capolavoro: Terra promessa, disegnata dal maestro Giovanni Ticci, in breve tempo divenuto una delle colonne portanti della serie, grazie a tre storie una più bella dell’altra. Con questa, Ticci centra il poker e lo fa con la consueta maestria.
Una carovana di Quaccheri è intenzionata ad emigrare in California, ma i loschi intrighi di Goldfield, un ricco uomo d’affari, li stanno per mandare verso il disastro. Ci penseranno Tex e i suoi pards a scortare la comitiva fino a destinazione attraverso una pista che scotta, dovendo guardarsi le spalle sia dagli uomini bianchi che dagli indiani Cheyenne capitanati dallo spietato Kento.
Con i suoi tre albi e mezzo, Terra promessa è certo meno impegnativa della storia precedente, ma non per questo inferiore in quanto a impatto e potenza narrativa. Più semplice e classica, ma straordinariamente avvincente e disegnata in maniera superba. Davvero, difficile trovare altre parole per descrivere una delle storie più belle di Tex, una delle più amate di sempre da parte dei lettori di ogni età.

Il 1972 termina così, ma state tranquilli che il 1973 non sarà inferiore.

Intanto se non lo avete ancora fatto potete leggere i resoconti delle annate precedenti:
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