Tex 70 anni di recensioni – 1967

Scritto da Francesco Benati

27 Apr, 2018

Nuovo capitolo di questo nostro viaggio alla riscoperta della grande saga di Tex Willer, il personaggio creato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini nel 1948 e che quest’anno festeggia il settantesimo anniversario di presenza ininterrotta nelle edicole.
Per questa serie di recensioni anno per anno della saga del ranger prendiamo in considerazione la numerazione della Seconda Serie Gigante, il cui primo numero risale al 1958, quella più venduta e amata dai lettori e che prosegue ancora oggi e che per quasi cento numeri ha riproposto le storie di Tex uscite negli albi a striscia dal 1948 fino alla fine degli anni ’60.
Siamo arrivati al 1967, altro anno ricco di storie bellissime!
Deserto bianco apre le danze e siamo sicuramente di fronte ad un’avventura molto bella e intrigante ambientata nel grande nord. Dopo parecchi anni ritroviamo Gros Jean e Jim Brandon, i due coprotagonisti di Tex nella lunga saga de Il tranello, sicuramente il primo capolavoro della serie e già questo basterebbe a farci apprezzare questa avventura. Si tratta di una storia che rientra nel filone delle civiltà antiche, in quanto al centro di tutto c’è una comunità russa che è vissuta in Alaska per tantissimo tempo ignara dei cambiamenti del mondo esterno. Intrighi, complotti, azione e un po’ di sano umorismo, il tutto condito da disegni di un Galep davvero in gran forma.
Altrettanto degna di nota è Il tesoro del tempio, storia che vede la comparsa, un po’ in sordina, in verità, di El Morisco, il curandero di Pilares che sarà co-protagonista di tante avventure di Tex in cui la realtà si mescola con l’occulto. I disegni di Guglielmo Letteri sono mediamente buoni, ma salgono verso l’eccellenza durante la mitica scena di Tex che si mangia i funghi allucinogeni e sogna il futuro ritorno di Mefisto! La storia in quanto tale non è esageratamente lunga, ma si fa notare, oltre che dal debutto del Morisco, anche dalla presenza della bella e sfortunata Esmeralda, personaggio che poteva dare di più, ma che GL Bonelli ha preferito togliere di mezzo subito. Peccato.
Anche El Plateado, pur essendo molto breve, è davvero bella: Tex e Carson sono sulle tracce di una banda di indiani ribelli che ha rapito moglie e figlia di un cercatore d’oro. Per farlo, dovranno affrontare un’intera tribù di apache agguerritissima. Nonostante la breve durata, questa storia mi è piaciuta molto proprio per il suo ritmo incalzante e per i disegni di un Galep veramente sugli scudi. Davvero una grande prova, a dimostrazione che anche nelle storie brevi di Tex ci possono essere grandi emozioni.
Subito dopo abbiamo Gli incappucciati, altra storia breve, ma non altrettanto godibile come la precedente. La vicenda segue quella dei vigilantes che alla fine si rivelano essere dei fuorilegge. Una trama quindi non particolarmente originale, ma che comunque non brilla per quei tocchi particolari che GL Bonelli era solito inserire in questo tipo di storie più canoniche. Ormai è palese che GL Bonelli amasse alternare storie ampie, innovative, ricche di avventure e colpi di scena, con storie più semplici, basate su canovacci di due righe ed estremamente stereotipate, pur non rinunciando a inserire qualche piccolo elemento che permettesse a queste avventure di distinguersi l’una dall’altra. Non aiutano, purtroppo, i disegni di Virgilio Muzzi davvero deboli e inadeguati.
Le cose però cambiano radicalmente quando ci troviamo di fronte ad una delle storie più memorabili di questo primo centenario: Incubo vede il ritorno di Mefisto, qui diventato definitivamente quel diabolico stregone amato da tutti.
In questa avventura il perfido avversario di Tex è alleato di Padma, un monaco tibetano che ha creato la setta del Drago Rosso, contro la quale Tex e i suoi pards ingaggiano una dura lotta. La storia, pur indimenticabile, è funestata da troppi svarioni di sceneggiatura che le impediscono di decollare verso il capolavoro. La figura di Padma, per esempio, è troppo incostante, oscilla tra l’essere a capo di una banda criminale e il predicare il bene e la non-violenza, non si capisce bene cosa voglia fare. Ciononostante, la vicenda prosegue regalandoci momenti da brivido che culminano nell’irruzione di Tex nella casa dove sono prigionieri i suoi pards e nella scoperta di Mefisto ormai impazzito che viene portato al manicomio. Disegni di altissimo livello di un grande Galep ormai divenuto quel maestro che tutti conosciamo.
Sulle rive del Brazos è una storia di media durata disegnata da Letteri, ormai sempre più a suo agio con le pagine di Tex. La trama è di quelle cittadine da ripulire e vede Tex e Carson agire in piena sintonia, quindi coadiuvati dal nero Tom, protagonista involontario di alcune scene divertenti. Il momento più iconico di tutti, forse, è lo svenimento della donna di fronte all’apparizione di Tex e Carson seminudi.
La banda dei lupi è una storiella di una cinquantina di pagine che, onestamente, non vale neppure la pena ricordare. Solita trama sulla banda inafferrabile, con l’unica variante che a spalleggiare Tex non è il solito Carson, bensì Tiger Jack. Ho concluso, vostro onore.
Discorso non molto dissimile per La sfida, anche se questa storia vede la prima apparizione di William Cody, meglio noto come Buffalo Bill. L’incontro con Tex è piuttosto turbolento, ma decisamente interessante e ben realizzato. Per rivedere il vecchio Cody dovremo attendere qualche decennio fino al ripescaggio da parte di Mauro Boselli. La trama di fondo vede la solita banda di indiani, rifornita da un gruppo di bianchi, assalire i cantieri della ferrovia. L’azione è estremamente concentrata e tutta la storia si risolverà in una manciata di vignette, alla faccia di chi si lamenta delle chiusure affrettate attuali. Dopo qualche storia non particolarmente avvincente, ecco che ritorniamo su alti livelli con L’enigma della lancia, storia alquanto breve, ma che si fa notare non solo per la prima apparizione di Cochise, comprimario fondamentale della saga di Tex. La vicenda è drammatica e violenta, anche se quasi del tutto priva di azione e ruota tutta attorno ad una presunta lancia magica che varie tribù Apache rivendicano come loro. A Tex spetterà il non facile compito di fare da moderatore fra le varie parti in lotta. Una storia senza dubbio atipica, ma, a parere di chi scrive, molto bella e ben riuscita forse proprio per il suo essere inusuale.
Ma il capolavoro è dietro l’angolo e prende il nome di Il passato di Tex. Un’avventura semplicemente iconica e leggendaria, una di quelle che ha scolpito per sempre la figura del ranger nell’immaginario collettivo italiano. Per vendicare la morte del padre, barbaramente ucciso da una banda di razziatori, Tex Willer e il suo maestro Gunny Bill vanno fino in Messico per fare giustizia, ma non tutto gira per il verso giusto. Lasciando il ranch in mano al calmo e idealista fratello Sam, Tex inizia una vita vagabonda che lo porta a diventare il re dei rodei. Ciononostante, per il nostro eroe la vita non è semplice e presto si trova a dover vendicare la morte del fratello. Un dramma in tre anni magistralmente realizzato da un GL Bonelli in grandissimo spolvero e decisamente ispirato, abilmente sostenuto dai disegni di Galep in stato di grazia. Epica e dramma si mescolano insieme per delineare il passato di Tex e delle motivazioni che lo hanno costretto a diventare fuorilegge. A questa storia si riallaccerà, in tempi recentissimi, Mauro Boselli per due storie fuori collana.
Altro giro, altra grande storia, anche se non possiamo certo parlare di capolavoro: La costa dei barbari è una bellissima avventura cittadina ambientata a San Francisco dove fa la sua prima comparsa Tom Devlin (qui chiamato Tom Harding) che sarà un personaggio ricorrente in tutte le storie in cui Tex e i suoi pards dovranno intervenire in quel di Frisco. La vicenda ruota attorno a un fatto reale, ovvero ai marinai che venivano arruolati a forza nelle baleniere. La seconda parte di questa storia si caratterizza per una scena memorabile, quella degli atleti della palestra di Lefty che vanno in giro a spaccare i locali del cattivone di turno. Geniale. Questa storia ha un particolare curioso: le prime tre strisce sono realizzate da un disegnatore di nome Pietro Raschitelli, mentre le successive sono completate da Galep. La cosa divertente è che nessuno, compreso Sergio Bonelli, aveva idea di come Raschitelli fosse entrato nello staff di Tex per realizzare poche strisce, da dove venisse e che cosa avesse fatto dopo! In realtà Raschitelli lavorava già come fumettista da quasi dieci anni per l’Intrepido, ma dopo l’esperienza con Tex decise di chiudere definitivamente con il fumetto per ritirarsi sul lago d’Iseo a svolgere un’altra professione. Raschitelli, oltre a questo aneddoto, si segnala anche per aver disegnato il Golden Gate, celebre ponte di San Francisco che però sarebbe stato costruito solo nel 1931, all’inizio di questa storia di Tex.
A chiudere l’anno ci pensa Rio Verde, una breve storia che vede l’ingresso in scena di uno storico nemico di Tex, ovvero il trasformista Proteus, il famoso uomo dai cento volti. Sarò onesto: ho sempre avuto zero simpatia per questo fenomeno da baraccone e la sua figura non mi ha conquistato neppure con il proseguire delle apparizioni. Il personaggio, se vogliamo, ha la sua peculiarità nel fatto di saper mutare aspetto in maniera così radicale da diventare irriconoscibile e non è il classico bandito interessato solo al denaro. Lo si può considerare una sorta di esibizionista che sfida Tex non sul piano della forza fisica, ma su quello dell’astuzia. Ciononostante, il modo in cui il ranger incastra Perry Drayton (vero nome del trasformista) è un po’ piatto e non richiede neppure un grande sforzo. Ciononostante, la storia scorre liscia come l’olio, anche grazie ai disegni di un Guglielmo Letteri ormai del tutto integrato nello staff.
Intanto se non lo avete ancora fatto potete leggere i resoconti delle annate precedenti:
195819591960196119621963196419651966
E ovviamente raggiungeteci nel gruppo Facebook: L’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor).

 

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4 Commenti

  1. Non ho ancora ricevuto una risposta, forse il messaggio non era stato pervenuto. Volevo chiedere se è possibile postare le vostre analisi delle annate di Tex sul mio blog https://joe7.blogfree.net/ a vostro nome e a nome dell'autore, perchè le trovo interessanti. Fatemi sapere: il mio indirizzo email è joe7@email.it.

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  2. Bastava dirmi di no. Grazie per la cortesia e l'attenzione.

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  3. Scusa Joe7. Non ho mai ricevuto messaggi sul Blog e non ci bado molto. Cosa vuol dire pubblicarli? Copiarli e metterli sul tuo blog oppure mettere il link? Nel secondo caso sì, nel primo non mi pare sensato. Però puoi citarli in un post che fai tu. Questo è sempre lecito.

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  4. Beh, no, non intendevo mettere il link, ma proprio copiare e mettere nel blog a tuo nome. Ma, se non vuoi, lascia stare, va bene anche così. Attualmente, non ho tempo per fare un'analisi di Tex per i suoi settant'anni e il tuo servizio mi sembrava adatto per festeggiare, ma forse è meglio se mi limito a seguire i tuoi articoli. Se dovessi cambiare idea fammi sapere. Ciao!

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