Tex – 70 anni di recensioni – 1962

Scritto da Francesco Benati

22 Feb, 2018

Quinto capitolo di questo nostro viaggio alla riscoperta della grande saga di Tex Willer, il personaggio creato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini nel 1948 e che quest’anno festeggia il settantesimo anniversario di presenza ininterrotta nelle edicole.
Per questa serie di recensioni anno per anno della saga del ranger prendiamo in considerazione la numerazione della Seconda Serie Gigante, il cui primo numero risale al 1958, quella più venduta e amata dai lettori e che prosegue ancora oggi e che per quasi cento numeri ha riproposto le storie di Tex uscite negli albi a striscia dal 1948 fino alla fine degli anni ’60.
Siamo arrivati al 1962, anno cruciale per la Serie Gigante, in quanto da quest’anno cessa la periodicità bimestrale e inizia quella mensile che prosegue ancora oggi.
Con questo cambio di passo, le recensioni si faranno più brevi, almeno per un po’. Tenete conto che all’epoca le avventure non avevano ancora raggiunto le dimensioni mastodontiche di storie come La cella della morte o Terra Promessa, per cui commentare in maniera approfondita tutte le storie significherebbe scrivere dei tomi tutte le volte.
Naturalmente questa regola verrà infranta quando ci troveremo a discutere dei grandi capolavori texiani.
La prima vicenda dell’annata nasce praticamente alla fine de Gli sciacalli del Kansas e prosegue con Impronte misteriose. Per la seconda volta, GL Bonelli propone il tema delle ferrovie che qui sono sempre viste come portatrici di progresso. Non sarà un capolavoro come la storia precedente, ma si lascia leggere con enorme piacere e contiene diversi spunti interessanti. Un po’ esagerata la scena in cui Tex fa ritornare la memoria alla sventurata Carol Horton, una roba che ‘Freud levati’.
Molto bella Un piano ardito, storia che si inserisce sempre nel filone della Guerra di Secessione, guerra che qui è ricchissima di incongruenze ed errori storici, oltre che in contraddizione con quanto raccontato da Tex stesso in Tra due bandiere, ma tant’è. Una banda mista di guerriglieri nordisti e di indiani Pawnee (GL Bonelli era in fissa con i Pawnee in quel periodo, visto che questa è la terza storia consecutiva in cui appaiono) terrorizza il Colorado e ovviamente tocca a Tex e ai suoi pards intervenire per porre fine a tutto il macello.
L’avventura è particolarmente lunga per gli standard dell’epoca ed è intorno a questo periodo che i disegni di Galep, qui con la complicità di Francesco Gamba, acquistano sempre più spessore, avvicinandosi di volta in volta al grande artista che avremmo conosciuto negli anni successivi. GL Bonelli non lesina momenti epici e drammatici come la scena in cui le donne liberate imbracciano i fucili e uccidono i loro aguzzini con decenni di anticipo sul girl power delle Spice Girls. Molto bella anche la battaglia finale al Canyon dell’Uomo Morto, battaglia che viene risolta da Tiger Jack e dalla carica dei Navajos, i quali per la prima volta vengono schierati in battaglia da Tex.
Atroce invece è la seguente Avventura a Cedar Mines, la quale non passerà affatto alla storia, ma va segnalata per una genesi tutta particolare: oberato dal lavoro e, a quanto si dice, costretto a letto da una lunga malattia, Galep si trovò impossibilitato a realizzare l’avventura successiva e quindi la redazione, che era a conduzione famigliare e con un’impostazione molto artigianale, dovette correre precipitosamente ai ripari. GL Bonelli decise di prendere alcune varie tavole provenienti da albi precedenti di Tex, come Doppio Gioco o La banda dei Dalton e qualche vignetta qui e là, rimontarle e ridialogarle per farne una storia nuova. Il risultato è pessimo a vedersi (immaginatevi un mostro di Frankenstein su carta), ma la casa editrice è riuscita a salvarsi.
Altra storia bruttina è Il mistero delle montagne lucenti, storia di poche decine di pagine che è rimasta nel cassetto per anni prima di venire pubblicata. Originariamente doveva uscire un pelo prima de Il tranello, il primo grande capolavoro di Tex, ma poi venne accantonata. La trama è banalissima: Tex e Tiger Jack si imbattono in una tribù che si fa chiamare I Figli del Sole (vi ricorda niente?) e che vogliono preservare il loro isolamento. Inutile dire che l’incontro con Tex porterà scompiglio nella comunità. Ai pennelli non troviamo più Galep, bensì Mauro Uggeri, il quale aveva comunque collaborato con il titolare in diverse avventure precedenti. Anzi, probabilmente la ragione dell’accantonamento della storia riguarda il fatto che lo stile di Uggeri è piuttosto diverso da quello di Galep, quindi i lettori difficilmente avrebbero gradito.
Andiamo meglio con Yampa Flat, storia dove Tex, Carson e Kit devono vedersela con Tom Tender, ricco allevatore che non vuole che qualcuno lo intralci sulle sue terre. Classica storia del prepotente di turno, insomma. Il finale, letto oggi, farebbe andare su tutte le furie schiere di lettori, in quanto Tender, nonostante tutti i problemi causati, alla fine viene perdonato da Tex con la promessa di comportarsi bene in futuro. Questo non dovrebbe stupire: Tex non è mai stato un bounty killer, non è un assassino gratuito. Lui utilizza la violenza solo quando si rende conto che non c’è altro modo per far rispettare la giustizia. In questo caso deve aver intravisto del buono in Tender (?) e ha deciso di affidargli una seconda possibilità.
Si ritorna di nuovo su alti livelli con la bellissima La croce tragica, storia dove per la prima volta fanno la loro apparizione le comunità dei mormoni, qui rappresentati in maniera leggermente caricaturale (tutti gli uomini vestono più o meno uguale e hanno tutti la stessa barba lunga e folta). La storia è di quelle dure e drammatiche, con un gruppo di mormoni che si sono riuniti nella setta dei Daniti, con l’obbiettivo di scacciare o uccidere tutti i Gentili (cioè coloro che non appartenevano alla comunità mormone) dalle loro terre. Nella storia si mischia il fanatismo religioso con dosi abbondanti di sparatorie. Ai disegni troviamo il solito Galep affiancato stavolta da Angelo Corrias, già suo allievo e che aveva collaborato con lui nei primissimi albi di Tex.
Buona anche Piutes, storia di routine con una notevole incongruenza di fondo dovuta allo stile di scrittura forsennato di GL Bonelli. I Piutes vengono armati da un uomo misterioso che ricicla per loro delle vecchie armi. Tex, Carson e Kit intervengono per porre fine al losco traffico. L’incongruenza deriva dal fatto che all’inizio della storia si fa cenno al fatto che Andy Holt, l’armatore dei Piutes, sia in realtà una vecchia conoscenza di Tex e Carson. L’uomo che sta per fare la rivelazione, però viene ucciso alle spalle. Ebbene, alla fine dell’avventura non scopriremo mai l’identità di Andy Holt. Probabilmente ciò si deve al fatto che GL Bonelli era solito scrivere molto rapidamente, con storie che partivano in una direzione e finivano in un’altra, per cui è comprensibile che sia sia dimenticato di dare una risposta a quel quesito. Molto divertente il tentativo di corteggiamento di Kit Willer nei confronti della giovane Dora Elmer, anche se quest’ultima non se lo fila di striscio.
La storia prosegue poi con La traccia di sangue. Sulle tracce di chi fornisce la armi ai Piutes, Tex e Carson si imbattono in Quantrell, modellato sulla figura di Charles Quantrill, personaggio realmente esistito che poi sarebbe ritornato in auge nella serie di Tex. Questa storia è l’ultima di quelle ambientate nel periodo della Guerra di Secessione.
Un piccolo gioiello, anche se minore, è sicuramente L’enigma del feticcio. Tex, Kit Willer e Tiger Jack si imbattono in un Hopi legato sul dorso di un bisonte. Si tratta dell’inizio di una avventura che li porterà a combattere contro l’ennesima setta indiana, i Figli del Bisonte Bianco. Il bello di queste storie è che alla fine scatta sempre la mattanza e alla fine i superstiti di queste bande di fanatici sono sempre pochissimi. Come spesso accade nelle prime storie di Tex, anche qui abbiamo una coprotagonista femminile, la bella Mahena, che però ci lascerà le penne più o meno a metà del racconto. Sempre in crescita i disegni della coppia Galep/Gamba. Semplicemente orrendo il vestiario dei Figli del Bisonte Bianco.
Non particolarmente esaltante è la successiva L’agguato, ennesima storia del prepotente di turno che insidia la figlia di Sam Totter, proprietario terriero. Tex si finge il cugino di quest’ultimo per poter indagare più da vicino. In realtà l’uomo è vittima delle macchinazioni di Whisky Bill e Sam Prentiss, due loschi figuri che si scontreranno con Tex.
Di nuovo in alto, invece, con Frecce nere, sequel de L’enigma del feticcio. I Figli del Bisonte Bianco sono tornati e Tex e i suoi pards devono nuovamente fronteggiarli. Lo scontro finale avviene all’interno di una tigre scolpita nella pietra, la quale nasconde un’insidia: al suo interno, in un pozzo nascosto vive un gigantesco anaconda che darà parecchio filo da torcere ai nostri eroi. Certo, la presenza di un anaconda in un pozzo dell’America settentrionale è davvero dura da mandare giù, ma ehi, è un fumetto, baby.
Veniamo ora ad un autentico capolavoro del Tex delle origini: Assedio al posto numero 6. Carson contatta Tex per chiedere il suo aiuto nel fronteggiare gli Apache ribelli guidati dal potente indiano Rayakura, il quale ha radunato migliaia di guerrieri sotto il proprio comando. In questa storia tutti e quattro i pards agiscono insieme ed è la prima volta che ciò succede dalla prima all’ultima pagina. In altre occasioni avevano collaborato, ma quasi sempre a distanza o per brevi apparizioni, mentre qui invece lavorano insieme.

La storia è ricca di momenti epici e drammatici, come il famoso assedio, le tattiche militari messe in atto da Tex per permettere ai soldati di ritirarsi, l’ottusità dei militari che hanno sparpagliato le proprie forze in fortini isolati e il riscatto del comandante che deciderà di combattere accanto a Tex per proteggere la ritirata. Ho un ricordo molto bello di questa storia perché l’ho letta la prima volta da bambino e questa mia seconda lettura non ha modificato di una virgola la mia impressione iniziale. Fino a questo momento, Galep aveva sempre collaborato con altri disegnatori: Uggeri, Corrias e i fratelli Gamba. Questa storia invece, è quasi sicuramente la prima, o almeno la prima di un certo valore, che il grande Galep realizza interamente da solo.

Va detto che qualsiasi storia sembrerebbe mediocre dopo un simile capolavoro, ma Missione a Las Vegas è davvero poca roba. Trentadue pagine moderne, tre albetti a striscia, per una storia di basso profilo che vede i pards impegnati nella protezione di un carico d’oro.
Un po’ meglio, ma senza urlare al miracolo, Un incarico pericoloso conclude il 1962 e si insinua debolmente nel 1963. Si tratta della prima storia, dopo circa venti numeri, in cui Tex agisce da solo, senza i pards. Un innocente, Bill Dutton, ingiustamente accusato e a rischio della forca, chiede aiuto al nostro eroe, il quale non si tira affatto indietro e in un’atmosfera da thriller riesce a infliggere la giusta punizione ai veri colpevoli.
La mia perplessità relativa a questa storia riguarda il fatto che essa si sviluppa su un buon numero di strisce, ma parliamo comunque di una trama rosicchiata che viene diluita oltre misura. Buoni, come sempre, i disegni di un Galep ormai sempre più padrone dei propri mezzi.
A rivederci al 1963!
Intanto se non lo avete ancora fatto potete leggere i resoconti delle annate precedenti:
E ovviamente raggiungeteci nel gruppo Facebook: L’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor).

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