Tex 70 anni di recensioni: 1979

Scritto da Francesco Benati

21 Apr, 2022

Nuovo capitolo di questo nostro viaggio alla riscoperta della grande saga di Tex Willer, il personaggio creato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini nel 1948 e che nel 2018 ha festeggiato il settantesimo anniversario di presenza ininterrotta nelle edicole.

Per questa serie di recensioni anno per anno della saga del ranger prendiamo in considerazione la numerazione della Seconda Serie Gigante, il cui primo numero risale al 1958, quella più venduta e amata dai lettori e che prosegue ancora oggi e che per quasi cento numeri ha riproposto le storie di Tex uscite negli albi a striscia dal 1948 fino alla fine degli anni ’60.

Il 1979 si apre con Il complotto, una storia piuttosto breve, circa 160 pagine, più o meno sugli standard sui quali si assesterà, pur con qualche variazione GL Bonelli negli ultimi 10/12 anni di carriera.

 

 

Tex e Carson sono a Washington per discutere con Ely Parker dello stato della riserva. Lì vengono a scoprire un terribile complotto ai danni del senatore Hayes, probabilmente uno dei pochi politici onesti visti nella lunga saga di Tex. A guidare il complotto è una cricca di malfattori che non vedono di buon occhio la sua elezione. 

Dopo un inizio decisamente buono, la storia comincia a sbandare nella parte centrale per concludersi in modo sbrigativo e insoddisfacente per i lettori. Un Bonelli già in fase calante, quindi, comunque sostenuto dai disegni di un Guglielmo Letteri sempre in buona forma quando si tratta di raccontare storie cittadine.

 

 

La situazione migliora con la storia successiva, Sasquatch, che porta la firma di Guido Nolitta. A causa di una sparatoria dove rimane ferito un guidatore di carri, Tex e Tiger Jack accettano di fare da guida a una spedizione di palentologi intenzionata a studiare gli indiani Klamaths. Lì scoprono l’esistenza di una creatura gigantesca, il Sasquatch, che gli indiani venerano come una divinità e che ritengono abbia poteri taumaturgici. Fra i componenti della spedizione, però, ci sono anche degli individui che nella creatura vedono solo una bestia da catturare e studiare.

Come nella tradizione delle storie di Nolitta, qui abbiamo un Tex atipico, quasi ambientalista e che all’inizio si presenta come uno sbirro implacabile. Nel corso della vicenda emergono sempre più forti i tratti tipici delle storie nolittiane: un Tex che agisce spesso da solo, al massimo con un solo pard a fianco, in questo caso Tiger Jack, senza dubbio quello che Nolitta è riuscito ad interpretare meglio, e con un’aura pessimistica di fondo, come si può notare dallo scambio di battute finali su quella che sarebbe stata la sorte del Sasquatch se fosse stato catturato. 

A mio avviso, una bella storia con un Tex atipico e ben sostenuta dai disegni di Erio Niccolò, qui ad una delle sue prove più celebri.

 

 

Segue a ruota un’altra bella storia: Missione suicida. Si tratta di un’altra storia scritta da Guido Nolitta, ma, vuoi per la presenza di Galep ai disegni, vuoi per il tipo di soggetto, fatto sta che a una prima lettura mi è balenata l’ipotesi che l’avesse scritta Bonelli senior. Tuttavia, rileggendola in seguito, è evidente che si tratta di una vicenda nolittiana fino al midollo.

Tex e Carson assistono impotenti al massacro di un convoglio militare appostato per impedire il traffico di armi verso il Messico. Il folle Don Navarrete, spalleggiato dal governo messicano, sta mettendo in piedi un esercito per scatenare una nuova guerra con gli Stati Uniti e riprendere i territori perduti nel 1848. Dopo il massacro del convoglio, Tex e Carson stanno per ritornare in Arizona dopo un lungo battibecco con il comando militare, ma un atto di violenza compiuto dai messicani li costringe a tornare sui loro passi e ad accettare una missione suicida: infiltrarsi nel campo dell’esercito di Don Navarrete e sabotare dall’interno i suoi piani. 

La storia, tipicamente nolittiana, vede un Tex fallibile, in preda a dubbi e a cambi di idea, anche se nei momenti giusti si rivela deciso. Pur vantando tante scene calde, sono presenti anche momenti del tutto slegati dalla vicenda, come l’inconcludente scena alla prigione dove Tex e Carson sono andati per reclutare volontari, fanno fuoco e fiamme e poi se ne vanno senza aver combinato niente. 

I disegni sono di un Galep decisamente in buona forma, ritornato ai fasti di un tempo, come dimostrano le bellissime scene iniziali sotto la pioggia battente. Non nego che i suoi disegni siano uno dei motivi per i quali questa storia decolla verso l’alto.

 

 

La successiva Taglia: Duemila dollari è una storia senza infamia e senza lode di un Bonelli ormai lontano dai fasti di un tempo, complice l’età e i decenni di storie pubblicate. Lo spunto iniziale è buono e vede l’evasione di Rick Senders, un uomo accusato ingiustamente di omicidio, che rischia il collo per via della posse che lo insegue. Tex e i suoi pards lo salvano e ascoltano la sua storia. Scoprono che dietro tutto questo c’è un gruppo di malfattori guidati dal banchiere Mart Holmer e dal suo braccio destro, Sam Spring, i quali cercano di impadronirsi di tutte le concessioni minerarie della cittadina di Redrock. Per farlo utilizzano ogni metodo possibile e si avvalgono della complicità sia dello sceriffo, da tempo a libro paga, che di El Tuerto, capo di una banda di Apache. Tex e i suoi pards sgominano i criminali uno ad uno e per il banchiere Holmer non c’è via di scampo.

Una storia d’ordinanza di Bonelli, il quale fa leva su un canovaccio classicissimo e si avvale dei disegni di un Erio Niccolò meno convincente che in altre occasioni. Aspetto curioso della storia è la presenza di tutti e quattro i pards in una vicenda in cui il grosso dell’azione è riservato ai due grandi vecchi, Tex e Carson, mentre Tiger Jack e, soprattutto, Kit Willer, hanno ruoli di contorno.

 

 

Decisamente buona è invece La piramide misteriosa, vicenda esoterica che vede la presenza di El Morisco. La storia, piuttosto breve, racconta della lotta del brujo e di Tex e Carson contro lo stregone egiziano Rakos, il quale possiede la vita eterna, anche se costretto a vivere di notte in una piramide, e vuole uccidere El Morisco perché è l’unico in grado di spezzare il suo sortilegio pronunciando il suo vero nome. El Morisco è infatti egiziano come Rakos e per questo, oltre ad essere un esperto delle arti occulte, è per lui la più letale minaccia. Tra piramidi, animali feroci, evocazioni e una buona dose di horror, Tex penetrerà nell’antro dello stregone e aiuterà Mefisto a sconfiggerlo.

Una bella storia che si inserisce nel filone fanta-horror di Tex, un filone che da questo periodo in poi comincerà a diradarsi lasciando spazio quasi completo al western puro. Ai disegni lo specialista Letteri, da sempre uno dei disegnatori preferiti da Bonelli, a parte Galep, quando si tratta di realizzare trame di questo tipo.

 

 

Chiude l’annata un’altra storia di Bonelli, il quale dimostra di saper dare ancora la zampata del vecchio leone, questa volta coadiuvato dai disegni di un Fernando Fusco in buona forma: Il clan dei cubani è una vicenda ambientata a New Orleans e vede Tex e i suoi pards impegnati a smantellare la rete criminale di un individuo misterioso con il volto celato da una maschera di ferro, il quale si avvale di una serie di sgherri, dal clan dei cubani del titolo, per taglieggiare gli armatori del Mississippi. Lo sceriffo Nat Mac Kennet è impotente e lascia carta bianca a Tex per risolvere definitivamente la questione. I pards si danno subito da fare e, tra risse in città e i fanatici cultori del voodoo (sì, lo so, negli albi è chiamato vudù), ripuliscono le strade di New Orleans dai criminali. Resta solo da vedersela con il misterioso capo della gang in un drammatico confronto.

Un’ottima storia, quindi, degna del Bonelli dei tempi d’oro, ricca di situazioni e di avventure, con l’unico difetto di un finale un po’ strozzato dopo che la vicenda si è dipanata per 300 pagine abbondanti. Ottimo Fernando Fusco, il quale dimostra di essere sempre più dentro lo stile della serie, anche se la versione originale della storia presenta diversi volti ritoccati da Giovanni Ticci. 

In definitiva, un’annata partita un po’ in sordina, ma che si è pian piano risollevata nella parte finale e che presenta almeno una grande storia, per non dire due. 

Ci rivediamo con il 1980 dove parleremo della fine della Golden Age di Tex.

 

 

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14 Commenti

  1. Bellissimi excursus. Finalmente siete andati avanti, dopo due anni cominciavo a preoccuparmi che aveste lasciato tutto li…attendo con ansia i prossimi.

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    • Touché 😜
      La pausa è stata lunga, ma adesso si riparte davvero. Il 1980 è già a buon punto.

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      • Inutile dire che il mito di Tex mi accompagna dall’ infanzia fino ad oggi che ho 65 anni!!!l’unico ciao vecchi satanassi!!!

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        • Le mitiche storie di tex mi hanno accompagnato per tutta la infanzia e ora in vecchiaia. Purtroppo devo costatare che le storie si ripetono andando a riesumare personaggi vecchi e che la grafica e peggiorata tantissimo nulla a che vedere con il passato. Comunque nonostante questo peggioramento grafico tex rimane per me un fumetto importante che mi accompagna nella mia vecchiaia. Mario capuano

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        • È inutile li leggo li rileggo è la passione per Tex,Carson,kit e Tiger jack non diminuisce mai sono favolosi,,,, insieme a tutti i “nostri”nemici,,,,,,😊😊😊😊

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      • Mi sa dire dove trovo le recensioni di Tex 70 anni di recensioni dopo il 1980 per favore?

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        • Il 1980 è stato pubblicato qualche giorno fa, gli anni successivi verranno pubblicati nel prossimo futuro (spero di farcela in tempi umani).

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    • Tutto quello che si fa per i fumetti e sempre troppo poco per me.

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  2. Trovo comunque straordinario l’annata 1979 direi fantastica non vedo cali nella sceneggiatura né nei disegni piuttosto attualmente Tex nel terzo millennio ha lacune sia in sceneggiatura e disegni sufficienti …

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  3. Grazie mille per questo lavoro. Per chi, come me, ha iniziato a leggere Tex dalla fine degli anni ’80 (proprio fine: primo numero novembre 1989) è davvero prezioso.

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  4. Grazie mille per questo lavoro immane. Io ho iniziato a leggere Tex alla fine degli anni ’80 (proprio fine: novembre 1989) e lo sto trovando davvero interessantissimo.
    Buon proseguimento,
    Lorenzo

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  5. Anch’io, come tanti altri, sono decenni che leggo Tex. Lì ho tutti, ma proprio tutti. Questi commenti sono molto interessanti. Non condivido il giudizio su Fusco, per me il disegnatore più scarso in assoluto, guardate le mani e le posizioni delle braccia, sempre improbabili.

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  6. Molto originale questa proposta che ben si addice a tutti noi appassionati di Tex . E’ scritta e presentata molto bene .Purtroppo sto perdendo un po’ di passione per Tex al punto di voler mettere in vendita la mia intera collezione iniziata con mio fratello nella primavera del 1964

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  7. Un appello: basta con Mefisto e Yama. Le loro storie sono diventate ridicole. Nulla da spartire con il magnifico Mefisto capo degli Hulpai. Tex ed i suoi pards meritano nemici migliori e piu’ credibili.

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