Tex 70 anni di recensioni: 1980

Scritto da Francesco Benati

31 Ago, 2022

Nuovo capitolo di questo nostro viaggio alla riscoperta della grande saga di Tex Willer, il personaggio creato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini nel 1948 e che nel 2018 ha festeggiato il settantesimo anniversario di presenza ininterrotta nelle edicole.

Per questa serie di recensioni anno per anno della saga del ranger prendiamo in considerazione la numerazione della Seconda Serie Gigante, il cui primo numero risale al 1958, quella più venduta e amata dai lettori e che prosegue ancora oggi e che per quasi cento numeri ha riproposto le storie di Tex uscite negli albi a striscia dal 1948 fino alla fine degli anni ’60.

 

 

Il 1980 vede la chiusura della precedente Il clan dei cubani e poi è la volta di una storia breve, Scacco matto di GL Bonelli e Guglielmo Letteri. 114 pagine che scivolano via senza troppi sussulti e che non lasciano particolarmente il segno, se non quello di trattenere e divertire il lettore. Un trio di scannagatti uccide Hayden, ex vicesceriffo e amico di Tex e Carson, i quali decidono di mettersi sulle tracce degli assassini per vendicare l’amico. Fra inseguimenti e sparatorie con cattivi abbastanza inconsistenti, passa questa storia che si limita a concedere al lettore un’ora scarsa di lettura, ma è evidente che si tratta di una vicenda di corto respiro e poco ambiziosa.

 

 

Di tutt’altro spessore la storia successiva sulla quale ci soffermiamo più a lungo: Gli eroi di Devil Pass, disegnata da Giovanni Ticci, non è solo un’avventura grandiosa della saga texiana (parlare di capolavoro forse è eccessivo perché alcune scene della parte centrali risultano un po’ stancanti), ma è anche l’ultima grande storia pienamente riuscita di GL Bonelli, l’ultima zampata del vecchio leone prima del declino definitivo nei dieci anni successivi. Una storia che ha avuto l’onore di un cartonato a colori pubblicato nel 2017 e un seguito, Oltre il fiume, ad opera di Claudio Nizzi e José Ortiz nel 2010.

 

 

Una cricca di trafficanti stringe un patto criminale con Big Cisco, gestore del trading post di Oraibi per rifornire di armi e munizioni i ribelli Utes guidati da Cane Giallo. Scopo di Cane Giallo è sterminare i Navajo e impossessarsi della riserva e con le nuove armi inizia subito a seminare morte nella riserva attaccando capanne isolate e piccoli villaggi. Tex e Carson si muovono subito e prima mettono a ferro e fuoco il trading post di Big Cisco e poi vanno nella cittadina di Farmington per sgominare la cricca di affaristi guidata da Tom Colter per tagliare i rifonirmenti agli Utes. Contemporaneamente, Kit Willer e Tiger Jack organizzano le difese alla riserva e si attestano sul Devil Pass assieme a centinaia di guerrieri per resistere all’assedio degli Utes di Cane Giallo.

 

 

Una maestosa vicenda di circa tre albi e mezzo che mette in scena i migliori classici della saga texiana (i trafficanti di armi, gli indiani ribelli, la riserva Navajo) e, soprattutto, presenta tutti e quattro i pards in piena forma: GL Bonelli fa un uso magistrale non solo di Tex e Carson, i quali fondamentalmente svolgono il loro ruolo classico, ma soprattutto di Kit Willer e Tiger Jack, caratterizzati e sfruttati benissimo. Soprattutto il giovane Willer che assume il comando dei guerrieri in assenza del padre dimostra di essere cresciuto e di essere maturato moltissimo dai tempi de Il figlio di Tex in cui era un simpatico scavezzacollo.

Lo ripetiamo: GL Bonelli avrebbe scritto molte altre storie dopo questa, alcune anche ambiziose, ma i livelli di epica toccati da questa storia non sarebbero più stati toccati. Sembra quasi che Bonelli ne fosse consapevole e che avesse voluto idealmente congedarsi (non è successo, tranquilli) dai propri lettori con una storia in cui si celebra la grandezza di Tex.

In quanto a Ticci, a parere di chi scrive questa storia è la sua definitiva consacrazione fra i maestri del fumetto.

 

 

A una grande storia ne segue un’altra: Contro tutti di Guido Nolitta ed Erio Nicolò è una lunga saga di ampio respiro con un titolo che ricorda quelli del primo Tex di GL Bonelli. E infatti la trama vede un Tex solitario come ai primi tempi, anche se all’inizio era un fuorilegge, impegnato a sgominare non una, ma ben due bande criminali. 

Il ranger Burt Kellers, amico di Tex, è stato ucciso nel corso di un’indagine e Tex ne prende il posto per scoprire gli assassini e i loro mandanti. Sfruttando la sua consueta abilità di infiltrazione e assumendo una falsa identità, Tex fa la conoscenza di Kate, una ballerina da saloon ormai invecchiata che era divenuta intima di Burt Keller, la quale fornisce al ranger le ultime informazioni necessarie per chiudere il caso. 

 

 

Nolitta mette in scena il suo consueto Tex molto diverso da quello del padre, anche se qui si notano diversi tentativi di rifarsi alla tradizione della serie. Nicolò nella media, una buona prova nei suoi consueti standard.

 

 

Dopo un tris di storie in cui, tutto sommato, Tex e i suoi pards sono calati in un contesto classico e riconoscibile, GL Bonelli torna a bazzicare quel filone in cui il ranger entra a contatto con popoli antichi. Ombre del passato, di nuovo per i disegni di Guglielmo Letteri, tenta di rifarsi a classici come La città d’oro e Le terre dell’abisso, senza però toccare le stesse vette narrative.

Il colonnello Jim Brandon chiede aiuto a Tex: una spedizione scientifica è scomparsa nel grande nord e gli indiani dello Yukon parlano di guerrieri selvaggi che compiono razzie. Tex e Carson accorrono all’appello del loro amico e infine si scopre che i misteriosi guerrieri responsabili della sparizione del professor Thorwen e della figlia Kate sono dei vichinghi che da tempo immemore vivevano sulla baia del Mackenzie River. 

Una storia di basso profilo, ma non per questo da buttare via: si tratta di una piacevole lettura nella quale Tex e i suoi compagni risolvono la situazione senza mai trovarsi realmente in difficoltà, il tutto impreziosito dal consueto buon lavoro di Guglielmo Letteri.

Dopo un kolossal come Gli eroi di Devil Pass, una storia meno intensa, ma comunque di ampio respiro come Contro tutti e infine l’anomala avventura con i vichinghi, GL Bonelli ritorna prepotentemente al western più classico e incontaminato.

 

 

Ore disperate è infatti una storia di quasi due albi che al suo interno contiene una particolarità a lungo rimasta inedita: il soggetto di partenza è di Mauro Boselli, che in seguito sarebbe diventato prima uno degli sceneggiatori cardine della serie e poi il curatore della stessa, ma che all’epoca era solamente il segretario di GL Bonelli. Il soggetto poi venne sviluppato in maniera del tutto personale da Bonelli, il quale ne ha ricavato una storia solidamente inserita nel solco della tradizione.

Un gruppo di ex banditi, divenuti capoccia di una cittadina, si traformano in vigilantes incappucciati e impiccano un ranger amico di Tex (notare come nelle ultime storie essere amici di Tex significa andare incontro a morte certa), il quale si mette alla ricerca degli assassini con l’aiuto di Carson. Le indagini portano i due ranger in una cittadina che fa da nido al gruppo di lestofanti con effetti largamente prevedibili.

La storia in quanto tale ha un inizio molto intenso e con qualche passaggio vagamente nolittiano, ma poi lo sviluppo diventa più debole e pian piano cala di ritmo. Rimane comunque una buona storia dell’ultimo GL Bonelli, anche se non fra quelle destinate a farsi ricordare se non per l’ottimo incipit.

Ottimi i disegni di Fernando Fusco il cui tratto all’epoca era in piena maturazione: il suo esordio texiano era stato di fortissima rottura, ma ora, albo dopo albo, il Tex di Fusco assume una propria fisionomia che lo renderanno fra i protagonisti dei decenni successivi.

 

 

Chiude l’annata e apre la successiva Il segno di Cruzado, una delle storie più controverse di Tex. 

Firmata da Guido Nolitta e Galep, è una lunga saga di quasi 300 pagine in cui Tex è impegnato a confrontarsi con il capo Paiute Cruzado, il quale, pur venendo sconfitto e umiliato dal ranger, convince un gruppo di giovani Navajo ad unirsi a lui per compiere delle razzie con conseguenze tragiche.

Se prendiamo Il segno di Cruzado come storia in quanto tale (ignorando il fatto che il protagonista sia il Tex che i lettori conoscono) senza dubbio ci troviamo di fronte ad una bellissima e drammatica vicenda meritevole di infinite letture. L’elenco di scene iconiche non è infinito perché la storia ad un certo punto finisce, ma sono in un gran numero: la corsa dei polli, il Navajo morente e molte altre. I disegni di Galep sono superbi: forse non più ai livelli passati, ma comunque in ottima forma a dimostrazione che il vecchio leone aveva ancora delle zampate da sferrare.

 

 

Tuttavia, se consideriamo la storia come storia di Tex, allora ci sono dei problemi perché qui il ranger si comporta in maniera del tutto atipica, a tratti ingenua ed insensata e non è esagerato dire è proprio da questi suoi atteggiamenti che si scatenano molte delle tragedie presenti nella vicenda. 

Ai lettori l’ardua sentenza.

Chiudiamo questa analisi delle storie del 1980, annata che con Gli eroi di Devil Pass segna uno spartiacque nella storia editoriale del ranger: la Golden Age si chiude ufficialmente qui.

 

 

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2 Commenti

  1. Complimenti per questa enciclopedica rassegna della storia di Tex. Per chi, come me, ha iniziato a seguirlo da fine anni ’80 (primo numero Novembre 1989) è davvero molto interessante.
    Grazie mille,
    Lorenzo

    P.S. Anche se non c’entra con qiesta recensione: ma il numero 741bis di Tex non l’avete recensito? Non riesco a trovarlo ed ero curioso di avere la vostra opinione (a me è piaciuto molto)

    Rispondi
    • Effettivamente non lo abbiamo recensito! Le vacanze ci hanno tolto un po’ di tempo per scrivere! Anche a noi è piaciuto molto (forse anche più del Texone!).

      Rispondi

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