Dopo il successo de La biblioteca dell’orrore (primo Dampyr color della storia della ventennale serie dedicata all’ammazzavampiri di casa Boselli), torna nell’estate del 2022 (calda!) l’appuntamento con la versione in technicolor delle avventure di Harlan Draka e lo fa con La cineteca del mistero.

 

 

Dopo aver esplorato in brevi storie la letteratura horror nel primo volume, è ora il momento di guardare all’altro pilastro dei riferimenti narrativi e iconografici per la serie Dampyr ossia il cinema e in modo particolare il cinema delle origini fino al espressionismo tedesco.

E se parliamo di cinema non possiamo che pensare a due maestri della notte che hanno lasciato il segno: Musuraka (sconfitto da Harlan ne Lo schermo demoniaco Dampyr n.18) e dal suo sodale e in qualche modo epigono Van Henzig. Entrambi nel loro delirio di onnipotenza hanno delle forzi sfumature estetiche e nell’ultimo secolo abbondante hanno trovato nel cinema lo spazio di espressione della loro malata e folle arte fatta di sangue, morte e angoscia.

 

 

Le storie sono affidate a Mauro Boselli e Giorgio Giusfredi, i due attuali curatori della testata, e ai disegni di un gruppo di artisti in grande sfoggio: Luca Rossi, Paolo Barbieri, Fabrizio Longo, Alberto Dal Lago e Simone Delladio, Michele Cropera e Alessio Fortunato, il tutto con i colori splendidi di Alessia Pastorello (con l’eccezioni di Barbieri e Fortunato che curano sia i disegni sia i colori). A venirci subito incontro infine è la bellissima copertina di Matteo Vattani che come per il primo Dampyr Color gioca sul primo piano intenso di Harlan ben esaltato anche dal progetto grafico di Roberto Banfi.

Come per La biblioteca dell’orrore, facciamo una mini-recensione per ognuna delle storie di cui è composto lo speciale a colori.

Caduto dalla luna

 

 

Dopo il film Hugo Cabret anche Boselli omaggia il genio surrealista di uno dei padri del cinema di fantasia con i suoi capolavori tra fine ‘800 e inizio ’900 ossia Georges Méliès. La storia è un piccola perla. Una favola da sogno in cui le fantasie del regista prendono vita e lo accompagnano simbolicamente verso la gloria eterna. Ai disegni e ai colori c’è Paolo Barbieri, illustratore di fama mondiale, che qui mette la sua arte al servizio della narrazione a fumetti, ma Boselli lancia giustamente il disegnatore a briglie sciolte e ci regala una doppia splash page a pp. 18-19 che è un inno al surrealismo di inizio ‘900 e poi ci porta nella pagina successiva su una luna che ci ricorda anche Ariosto (altro autore amatissimo da Boselli).

 

Doppelgänger

 

 

La scelta in questo caso mi ha molto colpito. Perché se è vero che Boselli ci offre il suo personale omaggio ad un grande attore tra le due guerre ossia Paul Wegener, d’altro canto aggiunge (o recupera) un pezzo della continuity dampyriana attraverso il Golem, celebre per il cinema e celebre in Dampyr. Tra l’altro lo fa con Fabrizio Longo che proprio nella serie aveva disegnato un albo dedicato al Golem, ossia Yossele il muto. E Longo si adatta benissimo alla breve storia perché riduce il suo forte chiaroscuro per lasciare spazio ai colori di Alessia Pastorello. Una prova che conferma la poliedricità del giovane e talentuoso disegnatore.

 

Dark Pinocchio

 

 

La palla passa a Giusfredi che ci offre due storie dark che più dark non si può. La prima è la rivisitazione del Pinocchio di Collodi (o forse di Comencini a questo punto) che si conclude con uno struggente finale (caratteristica di tante storie di Giusfredi) che mette sotto la lente della nostra attenzione il tema dell’emarginato che rivela il suo cuore buono. E come al solito non si tratta di pistolotti morale, ma di una narrazione che lascia lo spazio alla riflessione e si chiude con un epilogo dal sapore elegiaco.

 

Incubo di natale

 

Ancora Giusfredi e ancora un omaggio ad un malinconico protagonista del cinema di fantasia: Ed Wood. Un regista tanto appassionato quanto incapace e assurto a mito proprio per la sua intrinseca contraddittorietà. Di Ed Wood Giusfredi racconta la fine immaginandola legata a Musuraka e Van Henzig. Un’altra storia che merita la rilettura anche grazie ai disegni di Cropera che paiono scendere direttamente da un immaginario storyboard di film espressionista tedesco degli anni venti! E i colori di Alessia Pastorello riescono nella non semplice impresa di non far perdere l’anima dark e chiaroscurale del tratto di Cropera.

 

Vampira

 

 

Boselli prende le redini per il gran finale (anche per il prologo e per l’epilogo del resto…) e qui torna a lavorare con Alessio Fortunato (dopo un trittico di storie in cui Fortunato ha fatto coppia fissa con Giusfredi). Qui l’omaggio è a una eroina del cinema muto: Musidora. La musa ispiratrice del cinema francese delle origini.

Un’altra bella storia che merita anche perché per la prima volta su Dampyr Fortunato si muove come disegnatore e colorista. Riduce un po’ i suoi chiaroscuri e dà spazio alle sfumature pennellate quasi ad acquerello dei colori. Perdiamo la sua inconfondibile penna Bic, ma ritroviamo lo stesso stile così ricco ed evocativo.

 

Luca Rossi infine chiude il cerchio con un epilogo ricco di azione che ci riporta nel presente e nella ‘realtà’ di Dampyr a Praga. 

Ci troviamo di fronte ad un altro speciale molto curato che meriterà sicuramente un cartonato tra un anno e che alza ulteriormente le aspettative per il prossimo anno. Visiteremo La pinacoteca del grottesco? Lo scopriremo!

 

 

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