Tex, 70 anni di recensioni: 1958

Scritto da Francesco Benati

22 Gen, 2018

Benvenuti alla prima recensione di questo ciclo che ci terrà compagnia per almeno un anno intero fino al 2019.
L’idea del nostro blog (nato dal gruppo Facebook L’avventura a fumetti da A(dam) a Zagor) è quella di tributare un immenso omaggio a Tex, il leggendario personaggio creato nel 1948 da Gian Luigi Bonelli e da Aurelio Galleppini, il quale giunge ai suoi 70 anni di presenza nelle edicole.
Un traguardo notevole per un personaggio nato praticamente in sordina, dato che in origine il favorito della casa editrice era Occhio Cupo, sempre scritto da GL Bonelli e disegnato da Galleppini, un ambizioso cappa e spada durato lo spazio di un mattino.
Questo omaggio consiste nella recensione integrale di tutte le storie apparse su Tex in questi decenni, sia per quanto riguarda la serie regolare che per gli Speciali.
Ora qualcuno tra i più accorti dirà: “Ehi, ma se Tex è uscito nel 1948, perché tu parti dal 1958?”
Mi avete beccato!
Come ho detto nell’editoriale di presentazione del progetto (lo trovate cliccando qui), ho deciso di partire dagli albi pubblicati dalla Seconda Serie Gigante, la più celebre, uscita appunto nel 1958. Tuttavia, i primi 96 numeri della serie si sono limitati a ristampare le storie uscite nel formato a striscia a partire dal 1948, quindi non perdiamo nulla.
Si tratta di una questione di comodità: rileggendo, per diletto, l’intera serie dal primo numero, posso fare le recensioni di volta in volta senza andare a ricostruire la cronologia delle pubblicazioni su Internet.
Inoltre è molto più comodo anche per chi legge, dato che il Tex Gigante è quello più famoso in circolazione e che è stato preso come modello anche per le ristampe successive.
Detto questo, passiamo in rassegna gli albi usciti nel 1958 che, purtroppo, sono solamente due in quanto la serie è stata bimestrale per qualche anno: La mano rossa e Uno contro venti.
In La mano rossa abbiamo la prima apparizione in assoluta del personaggio in una storia breve intitolata Il totem misterioso. Il giovane fuorilegge Tex Willer, in compagnia del fedele cavallo Dinamite, si imbatte nella giovane Tesah, figlia del sakem dei Pawnee, la quale cerca di difendere il segreto di un tesoro sul quale vogliono mettere le mani lo spietato Coffin e i suoi scagnozzi, coadiuvati dal traditore Piute Dente di Lupo.
In questa prima storia troviamo sparatorie a ripetizione, ritmo forsennato e un protagonista sbruffone e per nulla infallibile (si fa fregare come un fesso in almeno un’occasione) ben lontano dall’uomo stolido e apparentemente inflessibile che comparirà negli anni successivi. Lo script di Gian Luigi Bonelli è in linea con gli standard del periodo: didascalie descrittive e narrative come se piovessero, dialoghi ridondanti e mal dosati, che in più di un’occasione comprimono il disegno. Ciononostante, la vicenda fila liscia dall’inizio alla fine e non mostra il fianco a particolari contraddizioni di trama o altre diavolerie. Troviamo sin da subito le tematiche care a GL Bonelli: il protagonista accusato ingiustamente, la damigella in pericolo e le avventure rocambolesche piene di agguati e inseguimenti. L’influenza di Alexandre Dumas padre fa capolino già da queste prime avventure e sarà una costante dell’intera produzione bonelliana.
Al contrario, i disegni di Aurelio Galleppini sono lontani anni luce dagli standard qualitativi cui avrebbe abituato i suoi lettori solamente pochi anni più tardi. Ciò è spiegabile con il fatto che Galep, il nome d’arte con cui lo conoscono i lettori, a quei tempi impiegava le maggiori energie in Occhio Cupo, mentre a Tex riservava soltanto le ore serali, per cui è inevitabile che il disegno risulti molto più approssimativo e tirato via.
Va detto che il disegno di Galep, per quanto neanche paragonabile a quanto avrebbe fatto in seguito, conteneva già molti segnali del suo stile: i cattivi arcigni e con l’aspetto fisico che rimandava alla loro malvagità interiore, le donne sexy e bellissime (emblematica la gonnellina corta di Tesah, poi corretta in due larghi pantaloni nelle ristampe successive a causa della censura imperante) e l’eroe alto, snello e prestante.
Un aspetto curioso, anche se forse involontario, sta nel fatto che tutti i protagonisti, di fatto, sono dei fuorilegge: Tex di sicuro lo è, Coffin e i suoi scagnozzi pure e anche la giovane Tesah perché si è resa rea di un furto, per quanto giustificato, ai danni di Coffin.
A conti fatti, Il totem misterioso è una storia che è divenuta famosa più per l’aura di leggenda che si è tirata dietro che per meriti propri, risultando in realtà una storiella senza troppe pretese.
Discorso analogo per La mano rossa, storia che dà il titolo all’albo. Pur senza essere una storia particolarmente memorabile, è divenuta famosa per aver fornito il titolo al numero uno del Tex Gigante.
La vicenda vede Tex impegnato a battersi contro un gruppo di banditi particolarmente feroci, la Mano Rossa, che spadroneggiano nella regione. Agiscono mascherati e nessuno conosce la loro vera identità, tranne Tex, venutone a conoscenza in un modo assurdo (se li fa dire da un soldato moribondo accoppato dalla Mano Rossa, il quale a sua volta ha ascoltato i nomi dei banditi mentre versava in stato di semincoscienza). La vita è dura per il giovane fuorilegge: uno squadrone di soldati lo ritiene responsabile di omicidio e quindi Tex è costretto a scappare. Convinto il comandante della propria innocenza, gli promette che sgominerà da solo il resto della banda. E così fa, eliminandoli uno dopo l’altro.
Una curiosità di questa storia risiede nel fatto che all’inizio viene indicata una data, il 1898, assolutamente non in linea con la cronologia di Tex. Ufficialmente la colpa viene data al letterista di allora, tal Gino Rognoni, il quale avrebbe sbagliato a scrivere. Ufficiosamente, la risposta risiede nel fatto che nessuno, neppure lo stesso GL Bonelli, si sarebbe mai aspettato che Tex sarebbe durato fino ad oggi e per molto altro tempo ancora! Ai tempi era un personaggio di ripiego, un divertissement da realizzare nel tempo libero. Come detto, il vero cavallo dell’editore era Occhio Cupo. Pertanto è assai probabile che quella data, il 1898, sia stata messa senza stare troppo a pensarci su.
La successiva El Diablo è una storia fondamentale per il personaggio: Tex riesce a sconfiggere El Diablo, desperado messicano con una figlia, Florecita, che lo crede un ardente patriota. Ho detto che si tratta di una storia fondamentale per Tex perché è qui che entra per la prima volta nel corpo dei rangers. Va detto, a onor di cronaca, che inizialmente si tratta di una specie di servizio segreto del West Department, una roba mai esistita nella realtà storica.
A El Diablo si attacca una storia successiva, Bill Mohican il rapitore di fanciulle, in quanto la prima missione di Tex sarà quella di salvare Florecita, la figlia di El Diablo, rapita da un losco figuro di nome Bill Mohican. La storia, che io considero un tutt’uno con El Diablo, è insolitamente dura e cruda, molto avanti per gli standard dell’epoca. Infatti Tex fallisce la sua missione di salvare la giovane perché, stando alle parole di una vecchia, Florecita si è uccisa per la vergogna. Quale sia questa vergogna è facile intuirlo: lo stupro da parte di Bill Mohican, i quali non è altro che un violentatore seriale. Una cosa simile era difficile da gestire in un fumetto per giovanissimi del 1948, ma GL Bonelli è stato semplicemente eccezionale nel tratteggiare questa vicenda senza mai scadere nel sadismo fine a sé stesso.
In apertura del secondo albo, Uno contro Venti, troviamo l’omonima storia, un poderoso western urbano basato sulla classica trama dell’eroe solitario che ripulisce la città dove una banda di tagliagole fa il brutto e il cattivo tempo. Una bella storia, per quanto piuttosto inverosimile nelle premesse, dove i disegni di Aurelio Galleppini iniziano a migliorare. Finalmente libero dal fantasma di Occhio Cupo, Galep inizia a concentrarsi maggiormente su Tex e di lì a pochi albi il suo stile avrà un’evoluzione vertiginosa.
Questa storia è caratterizzata dalla presenza di non una, ma ben due fanciulle: la prosperosa e super sexy Marie Gold e la più morigerata Joan Baker. In quasi tutte le storie del primo Tex c’è almeno un personaggio femminile, a testimonianza del fatto che inizialmente Tex era tutt’altro che misogino. Anzi, non disdegna affatto il fascino femminile in quanto si intrattiene per una mezz’ora con la conturbante Marie Gold nella sua stanza del saloon. Cosa accada in questa mezz’ora non ci è dato sapere (io, in quanto fautore di una visione edonista della vita, propendo per il consumo), ma sta di fatto che dopo la bella Marie Gold, inizialmente ambigua, passerà definitivamente dalla parte di Tex.
La banda di Kid Billy, tutt’altro che memorabile, si segnala solo per il fatto di essere la prima storia in cui Tex e Kit Carson, conosciutisi alla fine della vicenda di El Diablo, collaborano insieme.
Meglio la successiva, che si concluderà nell’albo seguente, Il mistero dell’idolo d’oro, storia molto particolare: innanzitutto ritroviamo Tesah, qui alla sua seconda e ultima apparizione (in attesa dell’albo numero 700 in cui ricomparirà), poi per la prima volta Tex si troverà ad avere a che fare con i discendenti degli antichi Atzechi e, infine, in questa storia abbiamo un numero di donzelle davvero notevole.
Oltre a Tesah, ecco Yogar, discendente degli Atzechi agghindata in un modo francamente ridicolo, ed Estrella Miranda, proprietaria di un ristorante. Yogar inizialmente sembra essere la dark lady di questa storia, poi si scopre che in realtà è stata sfruttata da Don Felipe Fuentes per mettere le mani su un ricchissimo tesoro.

 

Storia non memorabile, ma che si legge con piacere, grazie anche al fatto che i disegni di Galep sono in netto miglioramento, adeguatamente sostenuto dagli inchiostri di Mauro Uggeri.
A risentirci al 1959!!!

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