Tex – 70 anni di recensioni: 1966

Scritto da Francesco Benati

4 Apr, 2018

Nuovo capitolo di questo nostro viaggio alla riscoperta della grande saga di Tex Willer, il personaggio creato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini nel 1948 e che quest’anno festeggia il settantesimo anniversario di presenza ininterrotta nelle edicole.
Per questa serie di recensioni anno per anno della saga del ranger prendiamo in considerazione la numerazione della Seconda Serie Gigante, il cui primo numero risale al 1958, quella più venduta e amata dai lettori e che prosegue ancora oggi e che per quasi cento numeri ha riproposto le storie di Tex uscite negli albi a striscia dal 1948 fino alla fine degli anni ’60.
Siamo arrivati al 1966, altro anno ricco di storie bellissime!
Beh, insomma, la storia che apre l’annata proprio bellissima non è, diciamo che è un tipo.
Oltre il deserto è una storia breve, brevissima, di poche decine di pagine e che racconta di un Tex in solitaria come nei primi numeri impegnato a salvare una donzella insidiata dal farabutto di turno. Niente di memorabile, sia chiaro, un purissimo riempitivo che però fa la sua discreta figura, anche grazie ai disegni della coppia Galep/Muzzi davvero in sintonia.
La successiva Dramma nella prateria è invece una storia piuttosto buona, benché basata sull’abusatissimo canovaccio del prepotente di turno, che si caratterizza per due motivi: il primo è che assistiamo all’esilarante (e sottilmente erotica) scena in cui Tex e Carson, dopo essere fortunatamente sfuggiti a un tranello ordito dal cattivone della vicenda, si imbattono in una donna, la protagonista femminile, intenta a rinfrescarsi al fiume. Il secondo motivo risiede nel fatto che in questa avventura fa il proprio debutto nientemeno che Erio Nicolò, disegnatore prematuramente scomparso nel 1983 e che ha illustrato alcune delle storie più iconiche e amate di Tex, una su tutte La cella della morte. Il lavoro di Nicolò è preciso e senza particolari sbavature, praticamente una costante di tutta la sua carriera. Non è mai stato un virtuoso della matita, ma ha sempre svolto il proprio lavoro con grande impegno e dedizione. Chapeau.
Dopo questa abbiamo Mexico, storia molto particolare per diverse ragioni: innanzitutto ai disegni troviamo Francesco Gamba, autore fin troppo dimenticato nel grande elenco degli artisti che hanno prestato il proprio lavoro a Tex. In secondo luogo, il tono della storia che vira in più occasioni verso la commedia, come già accaduto in un paio di occasioni in precedenza. La terza ragione è che in questa storia si presenta un personaggio particolarmente ambiguo come El Cisco.
Vediamo la trama in breve: Tex è sulle tracce di Steve Randall, un pericoloso bandito che spadroneggia in Messico con il soprannome di El Caimàn. La sua banda è troppo numerosa e il ranger decide di combattere il bandito usando come alleato un altro brigante: El Cisco.
El Cisco è un bandito, un criminale, eppure alla fine sembra redimersi e diventa alleato di Tex, rubandogli addirittura la scena in più occasioni, segno che, a differenza di quanto sostengono alcuni, non è vero che in Tex tutto è bianco o nero, esistono anche i personaggi venati di grigio.
Bellissima Dramma al circo, storia che riporta in scena Pat Mac Ryan, uno dei comprimari più amati e utilizzati da GL Bonelli, il quale sta inanellando una storia dietro l’altra. Una spietata banda di presunti mormoni si è resa responsabile di parecchie rapine. Tex e Carson vi si mettono in mezzo in una sequela di scene davvero particolari e azzeccate, come quella del sacco la cui corda viene tagliata e che rischia di uccidere i due pards, oppure Pat truccato da guerriero turco.
In questo periodo la serie cambia foliazione per alcune decine di numeri: le strisce, che prima erano da 32 pagine l’una, ora passano ad 80, il che permette non solo una maggiore elaborazione della trama, ma anche una maggiore cura dei dialoghi e una rilassatezza dei tempi. In passato infatti le singole scene duravano poche vignette perché lo spazio era tiranno e si doveva passare alla scena successiva, qui invece tutto ha un respiro più ampio.
L’enigma dello scudiscio è una storia brevissima, ma particolarmente interessante e divertente. Tex e Carson si imbattono in un uomo ferito a morte da dei banditi messicani. L’uomo consegna uno scudiscio con il manico d’argento ai due ranger, i quali non sanno che l’oggetto non solo rappresenta la chiave per raggiungere un ricco tesoro, ma è anche emanatore di flussi ipnotici. Coloro che vogliono mettere le mani sull’oggetto scopriranno a loro spese che i suoi malefici effetti possono avere delle conseguenze poco piacevoli.
Mano Gialla è un’altra storia memorabile per un’infinità di motivi: il primo risiede nel fascino che suscitano in me le storie con gli indiani ribelli, sempre fonte di grandi emozioni; inoltre, in questa vicenda abbiamo un Tex schierato dalla parte degli indiani, pur trovandosi all’interno del forte assediato, cosa che fa sempre piacere vedere. Perdipiù, in questa storia abbiamo un altro assaggio delle capacità tattiche del ranger, capacità che, come scopriremo molto più avanti, ha imparato durante la Guerra di Secessione.
La trama è semplicissima: il figlio di Mano Gialla, sakem dei Cheyenne, viene ucciso dagli uomini bianchi e il grande capo e le tribù alleate gridano vendetta. A peggiorare il tutto, il fatto che gli indiani fossero da tempo alla fame per via dei soprusi degli agenti delle riserve. Tex, grazie alle proprie capacità tattiche, riuscirà a riportare la pace e la giustizia all’Ovest.
Stupenda Piombo Caldo, storia che, contrariamente a quanto qualcuno possa credere, è assolutamente innovativa per l’epoca in cui uscì. La storia è quella classica del potente ranchero in lotta contro le altre famiglie per impossessarsi di sempre maggiori terre. Canovaccio visto e stravisto, con la differenza che si scopre che il figlio del padrone è in realtà un ladro che ha derubato il padre più volte. Quella del figlio che deruba il padre sarebbe una tematica coraggiosa oggi, figuriamoci negli anni ’60!
Questa storia si segnala anche per il fatto di rappresentare il debutto di Guglielmo Letteri, funambolico disegnatore che avrebbe illustrato le storie di Tex per i successivi quarant’anni fino alla morte sopraggiunta nel 2006 quando ormai mancavano poche pagine alla conclusione della sua ultima storia. Letteri è ancora oggi amatissimo dai texiani di ogni epoca per il suo stile pulito e tradizionale e per il modo in cui riusciva a realizzare le storie ricche di mistero e magia tessute per lui da GL Bonelli.
Altra storia rimasta impressa a lungo nella memoria dei lettori è L’ultima carica, vicenda sugli indiani ribelli che vede Tex riuscire a risolvere tutto grazie al proprio ingegno tattico. Ho trovato piuttosto stonata la parte finale in cui le bande di indiani vengono distrutte dal fuoco delle gatling dell’esercito, soprattutto per il fatto che Tex aveva finora sempre evitato di lanciarsi in massacri indiscriminati come questo.
La storia si contraddistingue per due particolarità: la prima sono i disegni di Galep e Gamba che si alternano in maniera confusa e senza soluzione di continuità con palesi errori a livello di proporzioni (gambe e braccia giganti come se piovessero, insomma). La seconda sta nella copertina: in quella dell’edizione originale, il braccio di Tex non è sanguinante, mentre invece lo è nelle successive ristampe. Si trattò di un brutale atto di censura che venne poi eliminato nelle edizioni future.
Arriviamo ad un altro capolavoro della saga: Pueblo Bonito. Qualcosa non va fra i Navajos delle terre alte. Qualcuno li sta aizzando alla ribellione contro Aquila della Notte, qualcuno che vuole rivendicare il trono di capo supremo delle tribù Navajo. Si tratta di Zhenda, la quale afferma che suo figlio Sagua è in realtà figlio di Freccia Rossa, defunto capo dei Navajos e padre di Lylith, quindi legittimo erede del sacro wampum. Sagua però non è del tutto convinto dei metodi violenti di Zhenda e questo rischia di mettere in pericolo l’intera operazione.
La parola capolavoro non è usata a caso: questa storia lo è davvero per l’intreccio (la guerra civile fra i Navajos), la quantità di scene ad alto tasso adrenalinico (una su tutte: l’assedio ai danni di Tex e Tiger Jack) e il carisma della cattiva Zhenda, un’autentica strega che non si ferma davanti a nulla pur di raggiungere il proprio scopo. A dominare, però, è la figura tormentata, quasi shakespeariana, di Sagua, perennemente in bilico tra il desiderio di dimostrare il proprio valore di guerriero e il senso di sudditanza nei confronti della madre.
Una storia meravigliosa, insomma, che ha avuto un degno sequel realizzato da Claudio Nizzi e Fabio Civitelli circa trent’anni dopo.
Di minore caratura, ma comunque molto bella, è New Orleans, storia che vede entrare in scena lo sceriffo Nat Mac Kennet che avrebbe aiuto Tex e i pards praticamente in tutte le storie ambientate in questa città, storie che in diversi casi hanno per protagoniste sette vudu.
Non è questo il caso, comunque, in quanto si tratta di una avventura dal sapore quasi picaresco, con Tex e Carson impegnati a recuperare la mappa del tesoro del pirata Jean Lafitte, tesoro che, spoiler, non verrà mai recuperato. La storia si fa notare per la divertentissima trovata del bacio in fronte dato a Carson dalla bella Laura Dawson, la coprotagonista femminile della vicenda.
Breve e senza troppi fronzoli è Sui sentieri del Kansas, ennesima storia sul prepotente di turno che tenta di insidiare la bella figlia del rivale. Davvero, non aggiungo nulla perché non serve dire altro.
Di tutt’altro spessore, invece, è Pony Express, piccolo capolavoro di GL Bonelli che arriva a scompigliare ancora le carte in tavola.
Lo spietato Tom Blackburn è a capo di una cricca di malfattori che rapina il carico d’oro della Overland in un convoglio sul quale si trova anche Kit Willer. Il giovanotto rimane senza un soldo in tasca e riesce a farsi assumere come Pony Express per racimolare qualche dollaro. Finito prigioniero dei Comanche, scopre che a capo della banda di trafficanti di armi c’è proprio Blackburn. Grazie all’intervento risolutivo di Tex e Carson, il traffico di armi e di rapine viene presto sgominato.
Una storia molto particolare questa, alla quale spetta l’onore di chiudere in bellezza il 1966. In primis, il protagonista assoluto della vicenda è Kit Willer e non Tex, il quale compare solo dopo parecchie pagine. Anzi, se contiamo che la storia venne inizialmente pubblicata nel formato a striscia, Tex non compare per i primi due albetti e solo nel terzo fa una breve apparizione per una manciata di vignette!
Queste peculiarità che abbiamo visto sia in questa annata che in quella precedente, dimostrano che il famoso canone bonelliano è molto più articolato e complesso di quanto si creda e che non si può riassumere nello stereotipo del “Tex sempre al centro della vicenda che combatte contro i cattivi”. Tutto è molto più complesso e sfumato di quanto si possa credere.
A tanti lettori consiglierei vivamente di andarsi a rileggere, come sto facendo io, i primi cento numeri di Tex.
Intanto se non lo avete ancora fatto potete leggere i resoconti delle annate precedenti:
E ovviamente raggiungeteci nel gruppo FacebookL’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor).

 

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