Tex: 70 anni di recensioni – 1965

Scritto da Francesco Benati

25 Mar, 2018

Nuovo capitolo di questo nostro viaggio alla riscoperta della grande saga di Tex Willer, il personaggio creato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini nel 1948 e che quest’anno festeggia il settantesimo anniversario di presenza ininterrotta nelle edicole.
Per questa serie di recensioni anno per anno della saga del ranger prendiamo in considerazione la numerazione della Seconda Serie Gigante, il cui primo numero risale al 1958, quella più venduta e amata dai lettori e che prosegue ancora oggi e che per quasi cento numeri ha riproposto le storie di Tex uscite negli albi a striscia dal 1948 fino alla fine degli anni ’60.
Siamo arrivati al 1965, altro anno fondamentale per la lunga saga di Tex. La ragione è semplicissima: io credo che da questo anno e, per la precisione, con la prima storia di cui parleremo in questo appuntamento, inizi la famosa Golden Age del personaggio, una Golden Age così lunga e avvincente da non avere praticamente rivali all’interno del fumetto. Anzi, se consideriamo il fatto che negli albetti a striscia questa storia risale addirittura al 1961, allora risulta chiaro a tutti come la Golden Age sia durata quasi vent’anni, in quanto terminerà nel 1980 con l’ultimo capolavoro di GL Bonelli, ovvero Gli eroi di Devil Pass.
Ma qui parliamo di un altro capolavoro assoluto: Sangue Navajo, una delle storie più belle e famose della serie, una di quelle da leggere e rileggere assiduamente. Un grave torto si è consumato ai danni dei Navajos e il grido di Tex si leva alto nel cielo. Consapevole che una ritorsione armata provocherebbe morte e lutti nella riserva, il ranger mette in atto tattiche di guerriglia per tenere in scacco i militari senza versare una sola goccia di sangue. Con l’aiuto del giornalista Martin Floyd, Tex riuscirà ad avere dalla propria parte l’opinione pubblica e a ottenere giustizia per i Navajos.
Un capolavoro, nessun altro termine è possibile. Un capolavoro indiscusso, una storia fra le più amate di sempre e con una copertina da urlo. Credo di aver amato ogni singola vignetta di questa storia e non mi stancherò mai di rileggerla. I disegni di Galep sono perfetti, la prosa di GL Bonelli è potente come un pugno nello stomaco, la trama è avvincente e tiene con il fiato sospeso fino alla fine.
La fine dell’infanzia di Tex, la fine dei “giochi”, GL Bonelli butta alle ortiche qualsiasi ritrosia e si getta anima e corpo in questo personaggio.
La seguente Linciaggio rischia di fare la magra figura della solita storia della città da ripulire dai prepotenti di turno, ma è comunque ricca di buoni spunti. Il titolo non va confuso con un’altra storia omonima di Tex che uscirà solo molto tempo dopo. Affiatata, come sempre, la coppia Galep/Muzzi. In fondo si tratta di una storia riempitivo, ma ci sta per rifiatare dopo i fasti della precedente. La forza di Tex risiede anche in questo.
Si ritorna subito su altissimi livelli con Il Grande Re, storia di Louis Laplace, un ricco uomo d’affari nero che, reso sempre più folle dai suoi sogni di gloria, decide di armare le tribù del nord per lanciarle in una dura guerra contro i bianchi. A mettergli i bastoni fra le ruote sono Tex e suo figlio Kit, i quali non intendono certo fargliela passare liscia.
Basterebbe solo la figura potente e carismatica, incredibilmente vicina al Re Lear o al Macbeth di shakespeariana memoria, per rendere questa storia indimenticabile. In realtà i punti di interesse sono diversi: il primo consiste nello scenario del nord, sempre molto affascinante nelle storie di Tex. L’altro, non indifferente, è che in questa storia Tex non arriva mai ad affrontare il Grande Re faccia a faccia. Non ci sarà mai un vero incontro fra i due e alla fine il folle sovrano opterà per il suicidio facendo addirittura esplodere il proprio castello.
La valle della luna è una delle storie più atipiche di Tex, sicuramente una delle più celebri per via del famoso omino verde che compare nella vicenda. Un alieno atterra sul nostro pianeta e inizia a terrorizzare i bianchi della zona, mentre gli indiani lo venerano come il figlio di Manito. Tex finisce in qualche modo coinvolto nella faccenda e alla fine sventerà la “minaccia” aliena.
Storia inconsistente e assolutamente senza senso, eppure a molti è piaciuta. Boh, beati loro [n.d.r. Ed ha avuto anche in questi giorni un’edizione ad hoc con formato davvero atipico! Ed era già stata oggetto di una ristampa a colori per i tipi de Il Sabato nel 1992].
Missione a Silver Bell è una storia anch’essa un po’ atipica, con quel sapore scanzonato che per certi aspetti mi ha ricordato il “fagiolo western” di Bud Spencer e Terence Hill. I fratelli Rand hanno in pugno la città di Silver Bell e Tex e Carson sono inviati a fare pulizia. Carson si finge un po’ rincitrullito per potersi meglio infiltrare in città e così i briganti sono intrappolati tra due fuochi: dalle colt di Tex all’esterno e da quelle di Carson all’interno. Se vogliamo non è una storia memorabile, ma si lascia leggere con piacere ed è divertente, con Carson che gioca a fare il vecchio scemo.
La successiva La rivolta è un’altra storia che ha fatto epoca perché, sia pure per poche pagine, su Tex ha fatto capolino il tema del lavoro in senso lato. Vita dura quella per gli operai della Southern, la compagnia ferroviaria che sta lavorando ad una nuova linea. Non basta solo il lavoro massacrante, ci si mettono pure i sabotaggi e gli attentati della compagnia rivale a complicare le cose. Per fortuna Tex e Carson intervengono e riescono a mettere le cose a posto.
Una bella storia, con un Galep in forma, anche se non al livello di opere come Sangue Navajo e Il Grande Re. L’unica pecca risiede nel finale un po’ sotto tono e vagamente confusionario e contraddittorio, ma il giudizio rimane più che positivo. Da segnalare il ritorno di Pat Mac Ryan che non si vedeva da parecchi numeri.
Molto bella, nonostante la breve durata, è Corsa alla morte, storia che introduce un tema assolutamente nuovo in Tex (e già ai tempi la cosa non era facile), ovvero il giro di banconote false. La cricca dei falsari non è particolarmente approfondita, sono poco più che delle macchiette, ma la storia si caratterizza perlopiù per un ritmo indiavolato e per alcune belle scene. Ne ricordo una in particolare: Tex sta scazzottando gente in un saloon e uno dei banditi, per facilitargli le cose, si butta da solo in mezzo alla strada frantumando una finestra.
Duello all’alba è un’altra storia molto bella che parte da un canovaccio semplicissimo, quello del soprastante che tenta di impadronirsi sia del ranch per cui lavora che di quelli altrui con mezzi molto poco leciti. Costui è Maxwell, il quale tenta di arruolare Tex e Carson come pistoleri per mandarli contro il ranch di Bilder. I due ovviamente rifiutano, ma fiutando puzza di losco, decidono di approfondire e scoperchieranno il classico nido di serpenti che fa capo a Maxwell. Dopo parecchi tentativi andati a vuoto, il cattivone decide di servirsi di un meticcio, Yubal, che affronta Tex e viene da questi risparmiato e alla fine risulta decisivo per isolare Maxwell e costringerlo a battersi contro Tex faccia a faccia in un memorabile duello in cui il ranger si trova con il sole negli occhi, quindi in una posizione di netto svantaggio contro il nemico.
Ai disegni troviamo il solo Virgilio Muzzi, disegnatore troppo spesso ignorato o sottovalutato. Non è mai stato un virtuoso della matita, ma si è sempre trattato di un onesto mestierante che ha fatto il proprio lavoro con passione e dedizione.
Queste ultime storie, per quanto belle, rientrano comunque nella media, sempre molto alta, di Tex, ma è sufficiente girare l’angolo che ci si imbatte in un altro capolavoro della saga: El Rey è una storia bellissima per mille motivi: l’ambientazione messicana, gli intrighi politici, Tex e Carson che si infiltrano nell’isola di Tiburòn e tanta, tantissima azione. El Rey è un bandito messicano con manie di onnipotenza e che ha deciso di lanciarsi prima nella conquista della Sonora e poi di conquistare il potere sull’intero Messico! Ovviamente, a fermarlo ci penseranno le colt di Tex e Carson, i quali si infiltreranno sull’isola di Tiburòn e costringeranno il pazzoide ad una fuga per mare, fuga destinata a terminare fra le fauci degli squali.
Onestamente, pur amando tantissimo questa storia, ho trovato molto duro il finale con Tex che di fatto condanna El Rey ad una morte orribile sabotando la scialuppa con cui si sta mettendo in salvo. Una roba che oggi farebbe gridare allo scandalo accusando l’eventuale autore di presunta “antitexianità” (ma che vuol dire?), ma che all’epoca non ha, forse, destato scandalo alcuno.
Poco importa, siamo lo stesso di fronte ad una storia meravigliosa graziata, oltre che da una sceneggiatura potente di GL Bonelli, anche dai disegni di un Galep in gran forma.
La vicenda, oltre ad essere ambientata sulla stessa isola di Doppio Gioco, in cui Tex e Lupe si sono infiltrati per liberare Montales, è stata oggetto di un mezzo remake nel 2013 con la stupenda El Supremo di Mauro Boselli e Maurizio Dotti. Suddetta storia riprende El Rey sin dal titolo e con essa ha moltissimi punti di contatto. Ne riparleremo fra mooooolto tempo.
A un capolavoro ne segue un altro: Morte nella neve è una storia che, pur avendo alcuni aspetti critici, è comunque di livello stratosferico e baciata dai disegni sempre ottimi di Galep, il quale si sta lanciando a passi da gigante verso la maturità artistica. Tex e Carson vengono ingaggiati dagli agenti della Pinkerton per debellare la violentissima banda chiamata Il mucchio selvaggio guidata da Butch Cassidy e Sundance Kid. I due pards braccano i banditi uno ad uno, inseguendoli tutti addirittura fino in Bolivia, dove si concluderà l’ultimo atto di una grande caccia.
La vicenda è ispirata alla vera caccia ai banditi da parte della Pinkerton, con GL Bonelli che si limita a sostituire i veri agenti con Tex e Carson, ma sfugge a qualsiasi legame cronologico, dato che i due capibanda vengono uccisi nel 1908. Peculiarità di questa storia è quella di essere raccontata con piglio quasi cronachistico, dove le scene più violente vengono stemperate dalle didascalie abbondanti. L’impressione è quella di avere fra le mani un reportage in formato fumetto. L’unico aspetto romanzato della vicenda risulta essere il finale in Bolivia. Secondo i fatti storici, infatti, i membri della Pinkerton non erano presenti in occasione dell’uccisione di Cassidy e Kid, per cui gli unici rapporti che vanno presi per buoni sono quelli dei militari boliviani.
Si tratta di una storia che, per via della sua struttura molto particolare, non è molto amata dai lettori di Tex, eppure a me è sempre piaciuta, forse proprio per il suo essere così fuori dagli schemi. A scorrere le storie presentate qui, sembra palese il fatto che GL Bonelli sia alla ricerca di un modo di raccontare Tex che esuli da quanto fatto fino a quel momento.
L’annata si chiude con un altro capolavoro immortale, anche qui con un finale molto poco texiano: Città senza legge è una storia che vede Tex, Carson e Kit impegnati a ripulire San Francisco da una cricca di criminali che rende impossibile la vita alla cittadinanza. L’idea che hanno i nostri eroi è quella di mettere le due principali gang, quella di Hogan e di Colbert, una contro l’altra, costringendole ad ammazzarsi a vicenda. Sparatorie a ripetizione, morti come se piovessero e molto altro sono al centro di questa vicenda che colpisce duro e lascia senza fiato fino al maestoso e durissimo finale, un finale che se un qualsiasi sceneggiatore lo proponesse oggi verrebbe linciato senza pietà. La folla, esasperata e inferocita, prende Colbert per portarlo al patibolo e fare giustizia sommaria. Tex, stanco e affaticato, non ferma la marmaglia, anzi, ammette che tentare di bloccarla servirebbe solo ad infiammare di più gli animi e alla fine non fa nulla per impedire che Colbert venga impiccato.

Nel prossimo appuntamento vedremo quali storia ha in serbo per noi il 1966.

Intanto se non lo avete ancora fatto potete leggere i resoconti delle annate precedenti:
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