Tex: 70 anni di recensioni – 1970

Scritto da Francesco Benati

10 Lug, 2018

Nuovo capitolo di questo nostro viaggio alla riscoperta della grande saga di Tex Willer, il personaggio creato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini nel 1948 e che quest’anno festeggia il settantesimo anniversario di presenza ininterrotta nelle edicole.
Per questa serie di recensioni anno per anno della saga del ranger prendiamo in considerazione la numerazione della Seconda Serie Gigante, il cui primo numero risale al 1958, quella più venduta e amata dai lettori e che prosegue ancora oggi e che per quasi cento numeri ha riproposto le storie di Tex uscite negli albi a striscia dal 1948 fino alla fine degli anni ’60.
Se il 1969 è stato un anno eccezionale per la saga di Tex, il 1970 non è da meno, anzi.
L’annata, per prima cosa conclude uno dei gioielli di GL Bonelli, ovvero Il laccio nero, epica storia disegnata magistralmente da Guglielmo Letteri che si inserisce nel filone della lotta alle sette cinesi.
La prima opera completa che troviamo nel ’70 è Tra due bandiere, una storia che, nonostante l’aura di magia di cui è ricoperta, non è mai riuscita a conquistarmi del tutto. Certo, le singole scene sono tutte molto belle, i disegni di Galep sono semplicemente strepitosi e il finale ha una potenza indescrivibile, ma, parere personale, il problema di questa storia sta proprio nello sfondo della Guerra Civile americana.

 

Sinossi: Tex e i suoi pards incontrano Damned Dick, pard di Tex ai tempi in cui i due servivano come scout nordisti ai tempi della Guerra di Secessione. Dall’incontro tra i due nasce una rievocazione di quegli anni ormai lontani e del carico di dolore che si portano dietro.
GL Bonelli aveva già raccontato una pseudo guerra nei primissimi numeri della serie, ma qui decide di darne una versione maggiormente storica. Il problema è che la Guerra Civile rimane clamorosamente sullo sfondo, fatta eccezione per il finale e costituisce nientemeno che una passerella sulla quale Tex può permettersi di fare la parte del leone.

 

Per anni credevo di essere io l’unico imbecille a non aver capito questa storia, poi ho scoperto che la stessa opinione, più o meno, l’ha anche Claudio Nizzi (a sua volta autore di una storia molto più bella di questa, ovvero Fuga da Anderville) e allora mi sono un po’ tranquillizzato.
Questi difetti nulla tolgono ad una storia che è comunque godibilissima da leggere.
Chiusasi, con il suo dolore apocalittico splendidamente illustrato da Galep, la storia sulla Guerra Civile, eccoci di fronte a un piccolo classico della saga: La dama di picche è una storia piccolina, di appena un albo e mezzo, che però sprigiona un fascino notevole.
Ai disegni troviamo Virgilio Muzzi, di certo non uno dei miei disegnatori preferiti, come già ho detto altre volte, che però qui è riuscito a infondere delle atmosfere misteriose a questa avventura che si inserisce nel filone fantastico di Tex.
Tex e Carson si imbattono nella bella Madame de Thebe, una donna molto strana che sembra apparire e sparire all’improvviso. La donna afferma di essere stata tradita dalla propria guida e, addirittura, di essere già morta. Lascia un anello a Tex strappandogli la promessa di consegnarlo a Paxton. Ciò che i due pards scopriranno successivamente ha dell’incredibile.
Una bella storia piacevolissima da leggere e con delle atmosfere magiche molto ben realizzate da Muzzi, a mio avviso alla sua prova migliore fino a questo momento, anche se l’effetto posticcio dei volti di Galep appiccicati sui corpi dei personaggi a me continua a stonare.
Nonostante questo difetto, però, la storia è più che godibile.
Certo, non è una perla come invece è La legge del più forte, che già dal titolo promette scintille. Tutte promesse mantenute, al netto di una parte centrale un po’ ballerina, per una storia disegnata da Letteri, abbastanza a suo agio nelle atmosfere urbane. La vicenda introduce nella serie il personaggio del giudice Roy Bean, personaggio realmente esistito che poi sarebbe tornato su Tex oltre quarant’anni dopo a opera di Mauro Boselli e Pasquale Frisenda.
L’evoluzione del canovaccio riflette molto certe propensioni del Bonelli di quei tempi, ovvero l’istintività della scrittura: all’inizio infatti abbiamo una storia di normali ladri di bestiame, che poi si evolve fino a includere un mezzo intrigo internazionale con tanto di guerriglia messicana. Purtroppo questa evoluzione dilata la vicenda oltre misura, occupando oltre tre albi (sarebbe potuta benissimo stare su due) e con una parte centrale troppo diluita.
Nonostante questo sbilanciamento, la storia si mantiene su alti livelli fino alla fine con una sequela di scene al cardiopalma che tengono il lettore incollato alla pagina.
Altra storia abbastanza breve, per quanto molto bella, è Dugan il bandito, disegnata da Erio Nicolò.
Un grave tradimento si consuma ai danni dei Navajo: una cricca di malviventi cerca di condurre Tex lontano dalla riserva per potersi impadronire dell’oro nascosto nelle montagne. Il traditore Navajo Cane Giallo conduce i banditi dove si trovano le ricchezze, ma Tex e i suoi pards rientrano giusto in tempo e nessuno dei criminali sfugge alla giusta punizione.

Ora però arriva uno dei più grandi capolavori di Tex: Sulle piste del nord non è solo una storia meravigliosa scritta da GL Bonelli, è anche la consacrazione definitiva di Giovanni Ticci come grande disegnatore texiano.

Il grande nord è turbolento: uomini vengono trovati nel fiume legati a una croce e trafitti dalle frecce. Gli indiani Fox sono in rivolta grazie alle armi e al whisky ottenuti dagli speculatori bianchi in cambio di pepite d’oro e Jim Brandon è costretto a chiamare Tex e i suoi pards per riuscire a risolvere la situazione.
Questo è solo l’inizio di una storia meravigliosa che si dipana per oltre tre albi senza annoiare neanche per un istante e rappresenta una delle vette più alte mai raggiunte da GL Bonelli, la cui prosa è potente come mai prima d’ora. La qualità della sceneggiatura è addirittura fuori scala, troppo oltre per poter ricevere una banale votazione. Già solo l’invenzione del personaggio di Ho-Kuan, il perfido cattivo della storia con capacità da ventriloquo, è la prova del genio assoluto di Bonelli. Darei una mano per poter avere fra le mani la sceneggiatura originale.
E che dire dei disegni di Giovanni Ticci? Pur ancora lontano dalle vette che raggiungerà negli anni successivi, Ticci ha finora inanellato un tris di storie da incorniciare (e quella successiva sarà, forse, anche addirittura migliore di questa) e con questa avventura tripla (e un po’) entra di diritto nell’Olimpo dei migliori disegnatori texiani di tutti i tempi.
Se lo chiedete a me, il migliore.
Ultima nota: non ho parlato di un elemento fondamentale: le copertine di Galep di questo periodo stanno raggiungendo vette di incredibile maestosità. La copertina di Tamburi di guerra, uno degli albi principali di Sulle piste del nord, è forse una delle più belle mai realizzate dal grande Galep.
Bene, il 1970 è finito, ci risentiamo alla prossima con il 1971 (di fatto già iniziato con la lunga storia in Canada).
Intanto se non lo avete ancora fatto potete leggere i resoconti delle annate precedenti:
E ovviamente raggiungeteci nel gruppo FacebookL’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor).

 

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