Tex 70 anni di recensioni: 1971

Scritto da Francesco Benati

31 Lug, 2018

Nuovo capitolo di questo nostro viaggio alla riscoperta della grande saga di Tex Willer, il personaggio creato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini nel 1948 e che quest’anno festeggia il settantesimo anniversario di presenza ininterrotta nelle edicole.
Per questa serie di recensioni anno per anno della saga del ranger prendiamo in considerazione la numerazione della Seconda Serie Gigante, il cui primo numero risale al 1958, quella più venduta e amata dai lettori e che prosegue ancora oggi e che per quasi cento numeri ha riproposto le storie di Tex uscite negli albi a striscia dal 1948 fino alla fine degli anni ’60.
Dopo due anni da urlo come il 1969 e il 1970, può forse il 1971 essere da meno?
Ovviamente no, e infatti subito dopo un capolavoro assoluto come Sulle piste del nord di Bonelli e Ticci, ecco comparire all’orizzonte la minacciosa figura de Il figlio di Mefisto.
Nell’apocalittico incipit apprendiamo della morte del perfido stregone divorato vivo dai topi, ma, nel frattempo, è riuscito a trasmettere i propri poteri al figlio Blacky Dickart, il quale assume il nome di Yama e si pone l’obiettivo di vendicare la morte del padre uccidendo tra mille sofferenze nientemeno che Tex Willer e i suoi pards, rei di aver cannoneggiato il castello in cui Mefisto si era rifugiato.
Questo è solo l’inizio di una vicenda lunga oltre tre albi che è destinata a rimanere impressa nella mente dei texiani sin dalle monumentali copertine di Galep, qui indubbiamente al punto più alto dell’estro creativo. Ecco, monumentale è l’unico termine possibile per indicare quella che, per molti, è addirittura la migliore storia di Tex in assoluto: la prosa di GL Bonelli è all’apice del furore creativo, la matita di Galep la segue con sicurezza e precisione e con tanta voglia di osare.
Il buon Galep, che non ha mai fatto mistero di essersi sentito un po’ ingabbiato dalla tradizionale griglia texiana, ha l’opportunità di sfoggiare tutta la sua arte di illustratore nelle meravigliose copertine di questa avventura, copertine che rimangono in assoluto le migliori di tutta la sua carriera con una menzione particolare per la superba Il veliero maledetto.
La lotta eterna fra Bene e Male qui raggiunge il suo apice e fra le mani ci ritroviamo un immenso capolavoro senza tempo, una lettura indispensabile e obbligatoria per chiunque volesse buttarsi su Tex.
Dopo siffatta grandezza ritorniamo su binari decisamente più tradizionali con una storia tutto sommato carina, pur senza far gridare all’ennesimo miracolo, intitolata Silver Star, tutta incentrata su un cavallo selvaggio ritenuto sacro dagli indiani. Il losco Frank Bishop ingaggia un gruppo di tagliagole senza scrupoli per occuparsi del cavallo e per tenere lontano Tex, ma il suo piano si rivelerà un fiasco colossale.
Una storiella semplice e breve (circa un albo e mezzo) e senza particolari pretese se non quella di intrattenere il lettore. Buona la prova di Erio Nicolò che di lì a poco avrebbe realizzato un altro dei capolavori della saga texiana.
Sempre una storia breve e sulla stessa falsariga è Il cacciatore di taglie, storia purtroppo penalizzata dai soliti disegni di Virgilio Muzzi con il volto dei personaggi realizzato a Galep. Si tratta di una soluzione che, come ho già detto altre volte, non mi ha mai entusiasmato e continua a non farlo neanche ora.
Peccato perché la sceneggiatura di GL Bonelli è davvero ottima. La storia è un po’ atipica per la produzione bonelliana: Tex e Carson compaiono molto avanti nella vicenda e hanno un ruolo quasi marginale per l’economia del racconto. I due sono sulle tracce di Billy Conner, unico superstite di una famiglia che, per sfuggire alle miserie lasciate dalla Guerra Civile, si è dovuta reinventare come fuorilegge. Sulle sue tracce c’è il perfido Sam Garner, bounty-killer dal grilletto facile cui la giustizia frega poco e che si preoccupa più di incassare le taglie che di far rispettare la legge. Consapevoli dei suoi metodi spietati, Tex e Carson cercano di arrestare Billy prima di Garner, ma il finale della vicenda non è quello che tutti si aspetterebbero.
Una storia molto atipica per i canoni bonelliani, quasi anticipatrice di certi tempi che sarebbero venuti, purtroppo non sostenuta adeguatamente dai disegni.
Torniamo su alti livelli con Lo sfregiato, storia che per certi versi mi ha ricordato Chinatown. Anche qui, infatti, abbiamo un inizio che punta in una direzione, mentre poi tutta la seconda parte vira bruscamente e va da tutt’altra parte. Si comincia con il rischio di una nuova guerra indiana con i Comanche, si prosegue con la lotta al classico riccastro pieno di soldi che manovra nell’ombra per ottenere i propri sporchi interessi e si finisce con la resa dei conti con lo scagnozzo Chris Trenton, ex sceriffo corrotto di Abilene.
La storia, affidata a Guglielmo Letteri per i disegni, è molto vecchio stile, con tre parti che sembrano quasi scollegate fra di loro e con i repentini cambi di scenario e il susseguirsi delle scene d’azione tipici del formato a striscia. Forse si tratta di una storia realizzata da Bonelli in precedenza e che è stata pubblicata solo anni dopo.
Ciononostante, si tratta di un’avventura che si legge molto bene e che regala alcuni momenti davvero interessati.
L’annata si chiude con un ultimo capolavoro a firma Bonelli/Galleppini: Gli sterminatori è un gioiello di rara potenza visiva. La storia in quanto tale è ridotta all’osso: una cricca di lestofanti si dedica per sport allo sterminio dei bisonti, appestando la riserva Ute e rischiando di lasciare la tribù senza cibo. Tex interviene e risolve tutto a suon di cazzotti e pistolettate.
Inizialmente Gli sterminatori doveva essere un numero speciale, magari un celebrativo, ma poi è stata inserita nella serie regolare. Galep raggiunge vette identiche a quelle de Il figlio di Mefisto. Scompone e ricompone la tradizionale gabbia bonelliana, infrange i confini e ridisegna il tutto consegnandoci un lavoro che ancora oggi fa spalancare gli occhi per la propria modernità.
Viene un po’ il magone al pensiero di cosa avrebbe potuto fare Galep se allo staff si fosse aggiunto solo un altro disegnatore o due in modo da dargli più tempo per lavorare ai disegni e permettergli di esprimersi con un’impaginazione più libera. Questa storia rimarrà un unicum nella produzione di Galep. Da qui in poi, se si esclude l’escursione in L’uomo del Texas di Guido Nolitta, peraltro inserita nella collana Un uomo Un’avventura, il buon Galep tornerà sui binari tradizionali che lo hanno sempre contraddistinto.

E con questa abbiamo finito. Ci risentiamo prossimamente con il 1972, un altro anno davvero eccezionale. Intanto se non lo avete ancora fatto potete leggere i resoconti delle annate precedenti:

19581959196019611962196319641965196619671968,19691970

E ovviamente raggiungeteci nel gruppo FacebookL’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor).

 

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