Il confine della realtà – Nathan Never 326 (luglio 2018)

Scritto da Manuel Enrico

31 Lug, 2018

Dopo aver affrontato l’avvincente I Dominatori del cosmo (Nathan Never Generazioni) e aver patito nel leggere il nuovamente deludente Nathan Never Magazine, è ora di tornare al presente del nostro Agente Alfa, tuffandoci nelle atmosfere di Il confine della realtà, numero 326 della serie regolare.

 

 

Il confine della realtà – Nathan Never 326

 

Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Crippa

Disegni: Stefano Martino

Copertina: Sergio Giardo

Affidato all’inventiva di Alex Crippa, Il confine della realtà è un albo particolarmente divertente e ben delineato nel suo sviluppo. L’intreccio della trama è sin dall’inizio slanciato e adrenalinico, con un’apertura che segna subito il ritmo che ci accompagna per il resto della storia.
Dopo un rocambolesco inseguimento con le forze dell’ordine, un criminale apparentemente muore nell’esplosione di un’industria di robotica. Le indagini si concentrano inizialmente sull’esplosione, facendo credere che tutto sia collegato a questo assalto suicida. Dai filmati recuperati sulla scena del crimine, appare però un fotogramma in cui si assiste alla fuga dell’attenatore, col volto coperto da un’insolita maschera, sopravvissuto all’esplosione.

 

 

Quando una banca viene presa d’assalto con spietata ferocia, ricompare in scena il criminale mascherato, che lascia come unico riferimento un messaggio in cui sembra inneggiare ad una sorta di ribellione al sistema.
Crippa abilmente ci guida verso questa caratterizzazione iniziale dell’antagonista, lavorando molto bene sulle didascalie. Sin dalla prima tavola, il loro tono è pensato per trasmettere i pensieri del criminale, dando una forte connotazione di ribellione, con una componente di acida critica alla società. Inizialmente, dunque, il criminale mascherato può esser inteso come una sorta di guerriero antisociale, ma bene presto scopriamo la verità, che appare ancora più intricata e capace di incarnare al meglio il titolo dell’albo.

 

 

Affrontare una tematica come il rapporto tra videogiochi e violenza è sempre una bella sfida, dovendo ancora oggi affrontare un certo pregiudizio sul mondo del gaming. Crippa lo affronta con il piglio dell’appassionato, ma senza ipocrisie, ironizzando su certi stereotipi ma non nascondendosi dietro al fatto che in alcuni titoli videoludici ci sia spesso un abuso della violenza per puro spettacolo.
Nella sua indagine, Nathan si confronta con questo scoglio, cerca di comprendere le dinamiche che posso spingere non solo a giocare certi titoli, ma anche al processo di creazione, al perché realizzarli. Evitando facili moralismi, all’interno della trama viene trattato il rapporto violenza-videogames con piglio leggero ma competente.

 

 

In Il confine della realtà viene anche ben utilizzato l’elemento fantascientifico, con un’evoluzione delle attuali tecniche di realizzazione dei videogiochi che diventa un elemento funzionale della storia, l’elemento scatenante che da il via alla sequenza di violenti attacchi del criminale.

Alex Crippa non eccede nella violenza ove non sia necessaria, cerca di trasmetterne al presenza più sul piano narrativo che non su quello prettamente visivo, tenendo sempre il lettore legato alla storia, giocando al meglio sul rapporto tra realtà e finzione. Particolarmente apprezzabile il contrasto che si crea tra Nathan, adulto poco propenso al gaming violento, e Roy,  il giovane ragazzo di strada che ne è invece un estimatore. Il loro dialogo finale è la chiusura ideale della polemica su violenza, videogiochi e loro impatto sulla società.

La potenza di certe scene di Il confine della realtà è merito anche dell’ottimo lavoro di Stefano Martino ai disegni. Pur avendo apprezzato molto il suo lavoro sulla definizione dei personaggi, Martino mi ha colpito particolarmente per la caratterizzazione degli ambienti, dove ha saputo inserire un gran numero di particolari , andando a creare una magnifica fotografia del mondo di Nathan Never. I bassifondi in cui bazzica Roy sono stupendi, ricchi di elementi e valorizzati da un utilizzo del bianco e nero perfetto nel trasmettere il senso di obsolescenza e degrado dei livelli inferiori.

Certo, Martino si sarà anche divertito a realizzare alcuni degli easteregg che Crippa ha voluto inserire nella sua storia, omaggiando Borderlands 2, videogioco da cui la storia è stata pesantemente ispirata. Dal design del villain dell’albo al titolo del gioco al centro della vicenda (Borderline 3), dalla software house (2k diventa 3K nella storia di Crippa) al negozio di videogiochi Pandora (nome caro ai giocatori di Borderlands). E ci sono altre citazioni che mi son sfuggite, ne son certo!

A completare la squadra di Il confine della realtà ci sono anche Alessandra Belletti, autrice di un lettering che valorizza al meglio la psicologia dei personaggi nelle didascalie, e l’immancabile Sergio Giardo, che firma una copertina particolarmente vivida e tesa.

 

 

La tavola di Giardo coglie al meglio lo spirito violento dell’albo, ritraendo uno dei momenti clou della storia trasmettendo il senso di ansia e tensione dell’istante prima dello scoppio della violenza. Il cattivo teso nello spasmo prima del colpo, il terrore della vittima e il nostro Nathan che corre sono ritratti tutti in un secondo di movimento disperato (Nathan pare addirittura volare, colto nel passaggio tra due gradini), perfetta esaltazione della tensione narrativa dell’albo, ulteriormente valorizzata da una colorazione accessa e dai toni ansiogeni.

L’appuntamento con Nathan Never è ora per agosto, con il primo numero di una storia doppia, Il Poeta.

E per la vostra opinione fate un salto nel gruppo facebook L’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor)!

Per le altre recensioni della serie regolare di Nathan Never potete raggiungerle a questi link:

 

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