Il Poeta – Nathan Never 327 (agosto 2018) con un ricordo di Miriam Dubini

Scritto da Manuel Enrico

25 Ago, 2018

Si sa, le storie doppie sono una tortura. Sei lì che ti stai gustando la trama, arrivi al momento topico e ti ritrovi all’improvviso all’ultima tavola, con quel ‘finisce nel prossimo numero’ che fa partire l’ansia per il finale, fedele compagno per tutto il mese a venire. Capita, poi, che la storia doppia sia firmata da due autori che hanno fatto la storia di Nathan, almeno per quanto riguarda la mia amicizia con il personaggio.

 

 

Il Poeta – Nathan Never 327

Soggetto e sceneggiatura: Bepi Vigna

Disegni: Romeo Toffanetti

Copertina: Sergio Giardo

Il Poeta nasce dalla mente di Bepi Vigna, uno dei padri di Nathan Never, che decide di giocare con i lettori, non solo tenendoli in sospeso per un mese, ma anche sfidandoli a capire quale possa essere la verità dietro l’indagine sul passato di Joe Vengeance. I più affezionati lettori di Nathan ricordano questo nome, celebrato autore ed artista del mondo futuro che a più riprese è tornato nella vita del nostro investigatore, diventando uno dei suoi autori preferiti.

Ma Nathan avrebbe mai immaginato di dover un giorno indagare sulla sua vita? Dopo anni di reclusione volontaria, Vengeance decide di assumere un investigatore privato per scoprire come mai degli strani ricordi stiano ora emergendo nel suo subconscio, spaventandolo e soprattutto portandolo ad interrogarsi su quanto ci sia di vero.

Il tema è sicuramente affascinante, soprattutto se raccontato con il solito garbo di Vigna. Il personaggio di Vengeance è un perfetto esempio di artista eccentrico, quella celebrità che emerge sporadicamente nel mondo del gossip e che viene osannato proprio per questa sua aura di mistero. Stupisce però che il mistero avvolga il personaggio al punto che egli stesso dubiti della propria mente, dei propri ricordi.

Questa prima parte della storia doppia è scandita dai primi passi di Nathan in un’indagine che pian piano sembra prendere una piega inattesa. Nemmeno la scelta di Never come investigatore sembra essere causale, ma è come se dietro questa strana storia ci fosse una regia occulta, capace di muovere i personaggi come marionette. In alcuni passaggi, i protagonisti stessi sembrano essere consapevoli di essere semplici pedine, ma cinicamente rivestono il proprio ruolo per ottenere qualche vantaggio.

 

 

Vigna sa come stuzzicare la curiosità dei lettori, e lo dimostra ancora una volta. Per tenerci ben ancorati all’albo ha ideato un ritmo intenso, in cui vengono lentamente inseriti nuovi indizi che acuiscono il senso di curiosità. Di sicuro aiuta l’avere creato una certa familiarità tra la storia e i lettori dell’albo, un terreno comune con l’autore che lo sceneggiatore sardo non esita ad usare.

Difficile non ravvisare in Il Poeta i richiami ad un caposaldo della fantascienza come Blade Runner. Merito è anche di Romeo Tofanetti, che rimane uno dei miei disegnatori preferiti dell’agente Alfa. Il disegnatore veneto va ammirato per come, specialmente nei primi istanti, ha saputo dotare la segretaria di Vengeance, Rachel (occhio al nome!), delle stesse pose e movenze di quella Rachel che ha fatto innamorare gli appassionati di Blade Runner.

Ma andando oltre, i richiami alla pellicola di Scott sono disseminati per tutto l’albo, dall’uso delle fotografie e la loro importanza, alla sigla di un test effettuato da Vengenance, il TVK, che credo abbia una certa attinenza al Test Voight-Kampf, toccando anche uno dei personaggi più ingenui del film di Scott, J.L. Sebastian. L’idea stessa dei ricordi e della loro importanza, del nostro rapporto tra realtà e ricordo è uno dei legami più forti tra il mondo di Deckard e questa storia di Vigna.

Questa dicotomia tra realtà e percezione, tra ricordo reale e alterazione cosciente, diventa il fulcro di una storia in cui aleggia un’inquietudine che si trasmette ai personaggi, in cui sono del tutto assenti i sorrisi e gli attimi sereni, soffocati da questa pressione costante che avvolge il tutto in una coltre di dubbio e angoscia. Di sicuro è una bella idea quella di omaggiare, neanche troppo velatamente, Blade Runner, ma mi aspetto che da questa interessante partenza, Vigna sappia spingersi oltre, verso un colpo di scena imprevedibile. Ultimamente Nathan Never sta mostrando di avere il coraggio di osare e sondare strade nuove, come dimostra l’ottima gestione di Generazioni, ed una simile carica vitale dovrebbe arrivare anche nella serie regolare, dove, adeguatamente diluita al rispetto dello spirito del personaggio, potrebbe proiettare la serie Bonelli ad un nuovo periodo di splendore.

In tutto questo, credo che Tofanetti si sia divertito parecchio ad inserire così tante citazioni anche ad altre storie. Da Futurama all’Eternauta, passando per l’arte con una citazione al celebre I nottambuli di Hopper fino alle tavole in cui Vengeance (che mi ricorda parecchio Stanley Kubrick, specie nei flashback) racconta la sua visione del mondo, in cui i riferimenti alla cultura pop e fantascientifica si inseguono, Toffanetti ha deciso di sbizzarrirsi, creando anche degli effetti visivi particolarmente riusciti, come la mano di nebbia di inizio albo. Per tutto Il Poeta, la bravura di Tofanetti si spinge oltre, azzardando anche nuovi effetti che vogliono arricchire la percezione degli sfondi, o enfatizzare il virtuale con dei giochi di livelli che sembrano andare oltre i limite del disegno bidimensionale.

 

E vista l’occasione, quel geniaccio di Sergio Giardo ha pensato bene di realizzare una copertina in due parti, con al centro il buon Vengeance e i suoi strani ricordi. Dal tono serio del personaggio alle forti tinte dei colori, la copertina è studiata per enfatizzare la tensione interiore di Vengeance, mettendoci nel mood giusto per la lettura.
Prima di iniziare l’attesa per la seconda parte di questa storia, magari allentandola con la lettura di Base lunare Alfa, quarto capitolo di Nathan Never: Generazioni, mi pare doveroso fare un saluto a Miriam Dubini. La scrittrice del romanzo young adult di Nathan Never ci ha lasciati qualche giorno fa, conseguenza di un brutto incidente. Miriam ha lasciato un segno indelebile nella letteratura per ragazzi, avvicinando il mondo dei libri ad una generazione che sembra allontanarsene, riuscendo a creare un dialogo da pari con i giovani lettori di domani.  Il modo migliore per ricordarla sono le sue stesse parole:
L’avventura è un bisogno primario, come l’acqua e il cibo e avendo più bisogno di avventura degli adulti, i ragazzi dimostrano di essere più vivi degli altri“.

 

Per le altre recensioni della serie regolare di Nathan Never potete raggiungerle a questi link:

 

 

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