Adam Wild Review – L’anello mancante (AW n. 4)

Scritto da Paolo M.G. Maino

26 Ago, 2018

Continua il percorso di revisione della serie di avventura (e non solo) Adam Wild! Qui affrontiamo con anche domande agli autori il numero 4: L’anello mancante!
La strana storia doppia di Laci tocca qui un duplice tema: evoluzionismo e diversità. Di fatto il cuore del racconto è l’handicap e soprattutto il modo di guardare a chi è ‘diverso’. Il tutto in mezzo alla ricerca affascinante (ma anche dai forti accenti razziali e razzisti) dell’anello mancante, ovvero di una spiegazione dell’origine della specie homo.

L’anello mancante – Adam Wild n. 4

Soggetto e sceneggiatura: Gianfranco Manfredi
Disegni: Laci
Copertina: Darko Perovic

I chiaroscuri di Laci sono perfetti nel farci perdere tra le luci e ombre di uomini e realtà (riguardate le pagine 40-45). Ancora una volta Adam si fa conoscere come l’uomo che dialoga con chiunque se lo meriti (anche il ‘mostro’), ma mostra ben poca pietà verso chi è violento e meschino (pag.66), ma anche Narcy non è da meno (vedere pag. 69 dopo la bellissima battuta «Tu non vai da nessuna parte con la mia giacca addosso!»).
Poeticissimo il finale: per Adam non c’è differenza tra salvare un uomo singolo e salvare grandi numeri, non è un problema di quantità ma di simpatia umana profonda verso chi cerca la libertà.


Ed ora le domande agli autori!

Per Gianfranco Manfredi: Adam non sembra realmente interessato ai temi dell’evoluzionismo, anzi il punto per lui è il presente e la libertà dell’individuo. Che cosa ha voluto comunicare in mezzo ad un fumetto così ricco di avventura e di azione attraverso la scelta di far ruotare un intero numero attorno ad un segno così strano e misterioso della natura come è l’anello mancante (tra l’altro riuscendo a rinviare ancora il confronto tra Adam e Frankie Frost)?

Manfredi: «La ricerca dell’anello mancante è stata così dominante all’epoca che non potevo non parlarne, ma va detto che i veri scienziati già la consideravano nelle sue applicazioni, assurda. Per gli studiosi la ricerca degli anelli mancanti si faceva sui fossili non sugli esseri viventi e per Darwin nell’evoluzione delle specie viventi, i pesci venivano prima dei mammiferi. Dunque attribuirgli l’idea della discendenza dell’uomo dalla scimmia era una forzatura, perché per Darwin l’uomo e altre specie animali derivavano casomai dai pesci. L’anello mancante inteso come scimmia era insomma una popolarizzazione e semplificazione la cui applicazione, più che al contesto scientifico, era riservata ai circhi e alle fiere, dove degli infelici venivano truccati da uomo scimmia o da donna scimmia, per esibirli agli ignoranti. In questa storia ho inteso capovolgere il mito di Tarzan (bambino bianco allevato dalle scimmie) con un bimbo nero nato malformato , abbandonato dalla famiglia, e cresciuto con i gorilla. Si riparlerà nella serie dell’anello mancante in numeri di prossima pubblicazione che riprendono la figura di Farini, un grande uomo di spettacolo che esibiva presunti anelli mancanti , e che aveva effettuato anche delle esplorazioni in Africa, per altri e ben più misteriosi motivi» [n.d.r. Si trattava di una anticipazione importante della sezione della serie dedicata ad Odwina].


Per Laci: quali sono state le fonti di ispirazione visive per questo numero e in particolare per le scene nella giungla finali?

Laci: «Ho usato la mia immaginazione!». Risposta secca che mi è molto piaciuta!!

Qui potete trovare i link agli altri articoli dell’Adam Wild Review:

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