Adam Wild Review – Gli schiavi di Zanzibar (AW 1)

Scritto da Paolo M.G. Maino

13 Ago, 2018

In una operazione nostalgia che frutterà penso 4/5 visualizzazioni per ognuno di questi articoli ho deciso di pubblicare (con un minimo di correzione redazionale di quanto da me scritto a suo tempo) i post con cui ripercorrevo la storia di Adam Wild mentre ne stavano uscendo gli ultimi numeri. Si tratta di brevi presentazioni corredate da domande agli autori apparse nel nostro gruppo L’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor)!
È un copia e incolla ragionato che vuole anche essere un ultimo omaggio alla grande avventura africana che ci ha regalato Gianfranco Manfredi con il suo ottimo gruppo di disegnatori. Cominciamo!

Gli schiavi di Zanzibar – Adam Wild n.1

Soggetto e sceneggiatura: Gianfranco Manfredi
Disegni: Alessandro Nespolino
Copertina: Darko Perovic
Introduzione: Quando sono partito con le revisioni nel gruppo mi ero ripromesso di tenere saldi due punti: brevità e coinvolgimento degli autori. Da qui l’idea di scrivere sinteticamente i motivi per cui leggere il numero e di porre delle domande agli autori.


Tre motivi per…
…leggere Adam Wild n.1?
1. Perché il fumetto torna ad essere di avventura e azione (lustratevi gli occhi con le pagine 82-92) ma anche divertimento sano (la battuta di p.92 «Hai passato una bella nottata?» «Fantastica»).
2. Come ogni introduzione che si rispetti conosciamo i primi aspetti dell’eroe (e il canticchiare a p. 26 mi ha fatto fare un sobbalzo ripensando alle canzoni che accompagnavano le camminate ‘scanzonate’ di Mister No) e i primi comprimari (e che forza di personaggi: il Conte Narciso e Amina)
3. La minuzia dei dettagli storici, architettonici, della moda e del vivere sono lì sullo sfondo a dare vita ad una realtà lontana geograficamente e cronologicamente da noi, ma così vicina e da riscoprire per capire il nostro oggi.
Insomma prendendo a prestito le parole di Adam Wild: «GRANDE MADRE AFRICA STO ARRIVANDO».
E ore le domande:
Fumetti Avventura: Per Gianfranco Manfredi: Cosa ti ha spinto a ritornare in Africa dopo Volto Nascosto?
Manfredi: «Non avevo mai raccontato l’Africa subequatoriale. Ci sono stato, in Kenya e Tanzania durante una vacanza. Ne sono rimasto molto preso anche perché mio padre era stato per sei anni prigioniero di guerra in quei posti e aveva contribuito a costruite il Masai Mara. Ma mi attraeva anche l’idea di raccontare l’Africa Nera, l’Africa della costa orientale, e il Sudafrica, dove Wilbur Smith ha ambientato quelli che ritengo essere i suoi migliori romanzi».

 

 

Fumetti Avventura: Per Alessandro Nespolino: Quanto tempo hai dedicato alle varie fasi di creazione del personaggio/i e dell’ambiente di Zanzibar? Che ricordi hai di questo numero 1?
Alessandro Nespolino: «Ciao Paolo e ciao a tutti, aderisco all’invito e rispondo alle domande: contemporaneamente alla creazione dei personaggi di AW, in quel periodo stavo anche ultimando un lavoro per la Francia, e inizialmente temetti di non riuscire a dedicare alla grande occasione che mi stavano offrendo Gianfranco Manfredi e la Bonelli, tutte le mie energie. Fortunatamente riuscii a gestire la cosa e senza grandi difficoltà preparai tutti i personaggi principali della serie. Per quanto riguarda l’ambientazione del primo numero e gli abiti dei personaggi che girano intorno alla storia, utilizzai non solo il materiale fotografico che Gianfranco allega alle sue sceneggiature, ma anche quello che mi procurai tramite una grande ricerca su internet, fatta di foto e film di ambientazione africana. Il primo numero di AW è andato giù liscio come l’olio e ne ho solo ricordi positivi, soprattutto per il gran divertimento nel disegnare una storia così particolare e ricca di azione. Ormai lavoravo con Gianfranco già da diversi anni e dopo due serie storiche come Volto Nascosto e Shanghai Devil, sapevo bene quello che voleva e soprattutto come darglielo. Adam è un grande fumetto di avventura, ma anche un fumetto storico e realistico e quindi grande importanza ha la ricerca della documentazione. A me piace lavorare sapendo bene ciò che devo disegnare e limitando sempre di più l’improvvisazione, nel rispetto del lavoro di Gianfranco e dei lettori».


E per questo numero 1 è tutto. Se vorrete continuate a seguirci per i numeri successivi.

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