Adam Wild Review – Nella giungla metropolitana (AW n.13)

Scritto da Paolo M.G. Maino

19 Ott, 2020

Eccoci ad una nuova puntata del nostro percorso di rilettura della saga di Adam Wild, un eroe dell’Avventura con la A maiuscola, un po’ sfortunato in edicola, ma a cui sono molto affezionato. Inizia con Nella giungla metropolitana il secondo ciclo di storie di Adam Wild e l’ambiente attorno al nostro eroe, Amina e Narcy cambia radicalmente: non più gli ampi scenari africani, ma la grigia Londra. Ma non è solo il paesaggio a cambiare: anche l’Adam in terra inglese è ben diverso. Non c’è spazio per battute di spirito e momenti di sano rilassamento o anche di lotta per la vita ‘faccia a faccia’ con il pericolo. Tutto invece è ambiguo, incerto e apparente. Chi è il cattivo? Ci vorranno un po’ di numeri per capirlo! Anche Gertrude sta subendo un cambiamento oppure si trova nel suo territorio di caccia e si mostra meno istintiva e più disposta a trattare. I primi due numeri sono di fatto una storia unica divisa in sei capitoletti (ma il motivo dei capitoli lo capiremo nel review del prossimo numero).

Come al solito, alla brevissima presentazione fa seguito la riproposizione delle domande e delle risposte rivolte a Gianfranco Manfredi e ai disegnatori sulla pagina facebook del gruppo L’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor).

 

 

Nella giungla metropolitana – Adam Wild n.13

Soggetto e sceneggiatura: Gianfranco Manfredi

Disegni e copertina: Darko Perovic

 

Molte novità e molti accenni a cose a venire, tra questi basti citare: i folli Manning (davvero tra i più contorti personaggi di Manfredi!), i primi riferimenti a Farini e a Odwina (e da questo si può capire cosa vuol dire una trama curata e che si dipana nei mesi per Manfredi). I disegni di Perović sono spigolosi e rendono perfettamente la Londra decadente e imperiale allo stesso tempo di fine ottocento. 

Rileggere a distanza di anni questa prima parte della trilogia inglese ha un sapore particolare. Resta la percezione di un ambiente in cui Adam fatica a riconoscersi e ora a maggior ragione avendo al suo fianco la bella Amina. Ma quel luogo sono anche le sue origini e con le proprie origini i conti vanno fatti e Adam non è uomo da scappare di fronte alle fatiche.

 

Ora le domande a Gianfranco Manfredi.

FumettiAvventura: vorrei capire la scelta dei Manning. Sono una famiglia piena di manie ben oltre la sanità. Appena entrano in campo loro, Gertrude pare diventare la donna più equilibrata del mondo! Perché hai voluto legare l’inizio del secondo anno di vita editoriale di Adam Wild all’Inghilterra e a questi intrighi in cui per giunta i Manning svolgeranno un ruolo così importante? (Una risposta forse la dà Adam davanti alla Royal Geographic Society: non ha senso esplorare l’Africa se non si guarda anche agli africani!)

Manfredi: La mia risposta, alla base, è molto semplice. Mi piaceva l’idea di raccontare una famiglia di psicopatici, nella quale il figlio e la figlia sono dominati dalla personalità autoritaria del padre. Ma non sono davvero alternativi al padre, continuano a dipenderne psicologicamente, e non se ne libereranno mai, neanche a babbo morto o scomparso. Norman introietta. Suzanne invece si rifugia in una superficialità istintiva, da atimo per attimo. Il padre se ne frega completamente di loro perché li giudica un inutile fardello.Manning padre li giudica dei casi umani e non prende mai in considerazione che il più squilibrato è lui.

 

 

Al prossimo Adam Wild Review, ma intanto seguiteci anche nel gruppo facebook, L’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor), sulla pagina Facebook FumettiAvventura – Le recensioni, sul canale YouTube FumettiAvventuraTV e iscrivetevi alla nostra newsletter per contenuti quindicinali esclusivi!

 

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