Tex 70 anni di recensioni: 1976

Scritto da Francesco Benati

24 Mar, 2019

Nuovo capitolo di questo nostro viaggio alla riscoperta della grande saga di Tex Willer, il personaggio creato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini nel 1948 e che l’anno scorso ha festeggiato il settantesimo anniversario di presenza ininterrotta nelle edicole.
Per questa serie di recensioni anno per anno della saga del ranger prendiamo in considerazione la numerazione della Seconda Serie Gigante, il cui primo numero risale al 1958, quella più venduta e amata dai lettori e che prosegue ancora oggi e che per quasi cento numeri ha riproposto le storie di Tex uscite negli albi a striscia dal 1948 fino alla fine degli anni ’60.
Il 1976 è un’annata semplicemente fondamentale per il mito di Tex.

Ad aprire le danze ci pensa una delle storie più importanti di sempre: Caccia all’uomo.

 

Il motivo di tale importanza è molto semplice: non solo è la prima storia di Tex a non essere scritta da GL Bonelli, ai tempi costretto a rallentare il ritmo per via di un incidente, ma è la prima storia di Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, figlio di GL e creatore di Zagor e Mister No, nonché editore del ranger. Per non turbare i lettori dell’epoca, non venne riportato il nome di Nolitta in apertura, consuetudine che sarebbe rimasta fino al 1988.
Tex si mette sulle tracce di Andy Wilson, biondo giovanotto accusato di omicidio e che ha tentato di uccidere uno sceriffo amico del ranger. L’incontro con Wilson è disorientante: quello che sembrava essere un freddo assassino è in realtà un giovanotto che in più occasioni salva la vita a Tex. Il finale, tutt’altro che consolatorio, mostra un Tex sconfitto.

 

Già questa breve sinossi fa capire come il Tex di Nolitta sia molto diverso da quello del padre: innanzitutto agisce perlopiù in solitaria, non è il supereroe invincibile e sempre dalla parte del giusto che eravamo abituati a leggere e spesso è in preda ai dubbi.

decisa inversione di tendenza dovuta alla necessità: non c’erano altri autori alla casa editrice che potessero affiancare Bonelli. Con l’avvento di Claudio Nizzi negli anni ’80 si sarebbe ripristinata l’ortodossia in fatto di sceneggiature.

 

Resta il fatto che Caccia all’uomo, peraltro disegnata da un ottimo Fernando Fusco qui alla sua seconda prova con Tex, è un capolavoro assoluto della saga.

Discreta, ma nulla di più, la successiva L’uomo dai cento volti che vede il ritorno di GL Bonelli ai testi e che riporta in scena Proteus, al secolo Perry Drayton, vecchio nemico realizzato graficamente da Guglielmo Letteri. La sua seconda apparizione segue lo stesso schema narrativo di quella precedente e si concentra tutta in un solo albo senza particolari scossoni.

 

Proteus, geniale trasformista, si finge Tex per mettere a segno alcuni colpi. Il ranger, dopo essersi rapidamente scagionato con l’esercito, si mette sulle tracce di Proteus per sistemarlo una volta per tutte.
Personalmente non ho mai gradito molto questo trasformista, ma evidentemente i lettori lo hanno apprezzato visto che è stato protagonista di altri due ritorni.

Il mistero della miniera è una bella storia che parte come un normale giallo per poi evolversi in un turbinoso conflitto a fuoco con tanto di dinamite.

 

Tex e Carson arrivano a Little Rock e indagano sulla morte di un loro amico che li aveva chiamati lì per rivelargli alcuni loschi misfatti. Ben presto i due pards si accorgono che la miniera dove lavorava il loro amico è gestita da un’organizzazione molto losca e che è necessario indagare.

 

Memorabile, in questa storia, la figura dello sceriffo, peraltro senza nome, che all’inizio sembra essere ostile ai due pards per poi convertirsi totalmente alla loro causa.
Ai disegni troviamo Erio Nicolò, autore di una prova tutto sommato nella media.

Bella anche la successiva La mesa degli scheletri ad opera dell’ormai collaudatissimo duo Bonelli/Ticci. Anche questa è una vicenda tutto sommato breve, circa un albo e mezzo, ma riesce ad essere convincente grazie all’accostamento di una classica trama western (i trafficanti di whiskey) con un più inusuale tesoro perduto.

 

Tex è sulle tracce del bandito El Plateado, il quale rifornisce di whiskey gli indiani e la sua strada si incrocia con quella della coppia di viscidi affaristi Graham e Miller, i quali stanno biecamente manovrano per impadronirsi di un antico tesoro.
Peculiarità di questa storia sono le prime 30 pagine realizzate da Alberto Giolitti e poi continuate da Giovanni Ticci, che era stato suo allievo negli anni precedenti. Ciononostante, alcuni volti della parte iniziale della storia sono riconducibili a Ticci.

Ci avviciniamo verso la fine dell’annata con uno dei massimi capolavori della saga di Tex. Prendete dieci lettori a casaccio, chiedete loro di stilare un elenco delle storie preferite e noterete che, senza dubbio, fra queste figura El Muerto!

Autentico capolavoro firmato da Guido Nolitta e Aurelio Galleppini, El Muerto è la tragica storia di Paco Ordoñez, bandito dal corpo sfigurato da un terribile incendio.
Tiger Jack è stato pestato a sangue da El Muerto e la sua banda, mentre Kit Willer è stato ferito al braccio. Uno sceriffo amico di Tex è stato ucciso. Il terribile bandito vuole che il ranger esca allo scoperto e che lo incontri a Pueblo Feliz per sfidarlo a duello. Sul cimitero, soprannominato la collina degli stivali, avviene il più celebre duello della saga di Tex scandito dal suono di un carillon.

Nel tratteggiare El Muerto, Nolitta sembra quasi voler creare una sorta di doppio di Tex, una sua controparte malvagia. Il ranger è stato un fuorilegge nei primissimi anni di vita editoriale e Nolitta vuole mostrarci come sarebbe potuto diventare Tex se fosse proseguito su quella strada.

 

A illustrare il tutto, un Galep tornato in ottima forma dopo un periodo di problemi di salute. Quella di El Muerto è forse la sua opera più famosa, soprattutto per la magistrale rappresentazione dello spietato killer.

Segue un’altra ottima storia: Il segreto di Victorio di Bonelli e Letteri è un’avventura che ricalca molto da vicino quella di Apache Kid, altra storia di Bonelli e Nicolò, che mostrava un Tex alle prese con la Storia con la S maiuscola.

 

Lo stregone Apache Nana è a conoscenza dell’ubicazione del favoloso tesoro di Victorio, leggendario capo Apache. Sulle sue tracce sono anche due loschi malfattori, Cratte e Haring. Quest’ultimo, sfruttando le sue conoscenze di medico, riesce a intortare Nana iniettandogli delle droghe. Nel frattempo, Tex e Carson intervengono per sventare una nuova guerra indiana, ma il loro ruolo sarà più da spettatori che da attori veri e propri. La fine cui Cratte e Haring vanno incontro, infatti, non ha le sembianze di una colt.

A ruota, ecco un altro capolavoro: Trapper di Bonelli e Nicolò.

 

Tex e Carson salvano il mercante di pellicce Tom Hogan da alcuni sicari che vogliono ucciderlo. Questi sono al soldo di mister Jackson della Rocky Mountains Company, compagnia per la quale aveva lavorato a lungo lo stesso Hogan, il quale poi se ne è andato per formarne una propria con alcuni trapper. In ballo c’è anche Pat Mac Ryan e nelle pagine successive si dipana una vera e propria guerra fra compagnie rivali.

 

La storia si può facilmente scomporre in più parti concatenate fra loro, le quali alla fine arrivano a comporre un maestoso mosaico di circa 400 pagine, una vera e propria narrazione fiume ricca di cambi di scena, di atmosfera e piena di avvenimenti.
Un plauso anche a Nicolò. Il suo stile non era certo appariscente come quello di altri colleghi, ma risulta essere senza dubbio molto godibile.
Ci risentiamo al più presto con un’altra buona annata, il 1977.

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