Il tempio delle mille morti – Zagor 640 (novembre 2018)

Scritto da Francesco Benati

18 Nov, 2018

Da qualche giorno è in edicola Il tempio delle mille morti, il nuovo Zagor mensile edito dalla Sergio Bonelli Editore che conclude la trilogia iniziata a settembre. Al soggetto e alla sceneggiatura troviamo Jacopo Rauch e ai disegni il duo composto da Gianni Sedioli alle matite e Marco Verni alle chine.

Riassunto delle puntate precedenti: Zagor e Cico vengono a sapere che Nayana, la figlia di Dharma la strega, è giunta a Darkwood con propositi bellicosi e ha rapito il fachiro Ramath della ciurma della Golden Baby. Recuperata Virginia e tutti gli altri componenti della nave, Zagor si appresta ad affrontare il nemico su un piano completamente sconosciuto: quello della dimensione dello spirito, dove la magia e le creature tenebrose la fanno da padrone.

 

Il tempio delle mille morti – Zagor 640

Soggetto e sceneggiatura: Jacopo Rauch

Disegni: Gianni Sedioli e Marco Verni

Copertina: Alessandro Piccinelli

I primi due albi di questa trilogia mi avevano letteralmente fatto gridare al miracolo: un’avventura classica e squisitamente zagoriana fino al midollo come non se ne vedevano da un sacco di tempo (e gli ultimi anni non sono stati certo avidi di belle storie, anzi) disegnate da un’affiatatissima coppia di disegnatori estremamente abili nel rievocare le celeberrime atmosfere create dal mai troppo compianto maestro Gallieno Ferri in oltre cinquant’anni di militanza sulle pagine di Zagor.

Era quindi lecito aspettarsi una conclusione al fulmicotone, qualcosa di epico e che tenesse il lettore con il fiato sospeso fino alla fine.

Mi dispiace ammetterlo, ma per me non è stato così.

Intendiamoci, il terzo albo è bello e chiude una storia che, a mio avviso, si può considerare come una delle migliori uscite quest’anno, seconda solo al Color di agosto La giustizia di Wandering Fitzy di Giorgio Giusfredi e Mauro Laurenti.

Il suo problema risiede nel finale, troppo compresso nelle ultimissime pagine e che manca del pathos necessario per essere davvero indimenticabile.

Lo scontro fra Zagor e il mostruoso uomo-serpente si risolve in un modo estremamente improbabile (il nemico, invincibile in forma umana, si trasforma in serpente e diventa vulnerabile), mentre la battaglia fra Ramath e Nayana addirittura non si vede per esigenze di foliazione! Insomma, non proprio il modo migliore per concludere una storia, anche se il finale lascia chiaramente presagire un possibile continuo.

 

 

Un grande peccato, anche perché questa conclusione è davvero l’unica cosa realmente sotto tono dell’intero albo, anzi, dell’intera storia, perché tutto il resto fila alla perfezione.

Rauch manda alle ortiche qualsiasi aspirazione realistica e realizza una conclusione che non si accontenta più solo dei mostri, ma la butta sulle dimensioni dello spirito e del sogno, forzando un po’ troppo il lettore più tradizionalista, e ci riesce benissimo, in quanto la lunga scena della liberazione di Ramath è da pelle d’oca.

Bravissimo sempre Rauch, indubbiamente uno degli sceneggiatori Bonelli da tenere d’occhio in questo particolare momento, a tenere Zagor al centro esclusivo della scena nonostante il nutrito numero dei personaggi, i quali rischiano un po’ di giocare il ruolo della mera comparsa, ma alla fine ognuno si ritaglia un seppur piccolo spazio.

Bisogna anche dare adito a Rauch di essere riuscito a tessere una vicenda potenzialmente autoconclusiva che non solo si rifà in maniera coerente alle due precedenti avventure sullo stesso tema, ovvero Tigre e Thugs, la prima di Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, la seconda dell’attuale curatore della serie Moreno Burattini, ma riesce anche a gettare il ponte verso un potenziale quarto capitolo.

Valutando complessivamente il lavoro di Rauch in questi tre albi, non si può che applaudire e il pur debole finale non può andare a intaccare quanto di buono è stato fatto nelle 250 pagine precedenti! Potevamo avere un nuovo classico della serie degno delle grandi storie di Zagor e invece dobbiamo accontentarci di una storia molto bella che tiene alta la bandiera dello Spirito con la Scure all’interno del panorama fumettistico italiano.

 

 

Altrettanto valido è il lavoro della coppia composta da Gianni Sedioli e Marco Verni. Fedeli custodi dell’ortodossia zagoriana e di quello stile mutuato da Gallieno Ferri in cui tutti i lettori del re di Darkwood si riconoscono, i due romagnoli si fanno sentire ad ogni pagina proiettando il pubblico in quelle atmosfere tipiche delle vecchie storie firmate da Guido Nolitta, il creatore del personaggio.

Il loro stile classico risente di una certa visione televisiva (passatemi il termine) della storia che potrebbe risultare ostica ad un eventuale lettore giovane cresciuto a pane e blockbuster hollywoodiani, ma in fondo è un peccato venale, dato che ai lettori di Zagor questo stile vecchia scuola piace e anche tanto.

In conclusione, non possiamo non menzionare le tre ottime copertine realizzate da Alessandro Piccinelli, ormai completamente entrato nel dna zagoriano. Quella dell’albo in questione, in particolare, oltre a mostrare una Nayana particolarmente prosperosa e sensuale, richiama moltissimo alla mente certe robe di Indiana Jones che andavano parecchio tempo fa. Per un amante di Indy come il sottoscritto, non può che essere un fattore positivo.

Per chiudere, abbiamo di fronte una bellissima storia che farà la gioia dei lettori più tradizionali, anche se qualcuno potrebbe mugugnare per l’eccesso di soprannaturale, e che rimarca ancora una volta il fatto che Zagor è in ottima salute e che ha ancora molta strada davanti. Resta da risolvere il problema dei finali troppo compressi, ma per questa volta va bene così.

Che ne pensate voi?

Raggiungeteci nel gruppo FacebookL’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor).

E se volete recuperare le recensioni della serie regolare, ecco qui i link:

 

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1 commento

  1. Ciao ! Io sono un accanito lettore di Zagor, ho letto questa storia e sono rimasto (quasi) pienamente soddisfatto e secondo me si tratta di una delle più belle degli ultimi anni! Jacopo Rauch ultimamente ha uno strano modo di scrivere storie ma che apprezzo ugualmente ( un po' confuso alla Sclavi per certi versi ) . Per me il nostro caro sceneggiatore ha appena seminato una carismatica nemica , la quale io desidererei che con un ritorno possa diventare una nuova e acerrima nemica dello spirito con la scure! Detto questo ho notato una cosa strana : zagor e Nayana non si sono mai incontrati veramente! Una particolare tecnica che uso' anche Burattini nel bellissimo primo episodio di Mortimer. Disegni da commentare? No , nulla a dire , perfetti . Secondo me l'unico difetto della storia è il fatto del finale un po' compresso, si sarebbe districato meglio in 3 albi e mezzo secondo me . Per me è la migliore storia del 2018 ( adoro le ambientazioni esotiche ) seguita dal ritorno di blondie , il color e le strisce. Detto questo sono d'accordo con la tua recensione e hai un bellissimo blog , continua così ! 😉

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