Gli Uomini Serpente – Zagor 639 (ottobre 2018)

Scritto da Francesco Benati

4 Ott, 2018

È arrivato in edicola Gli uomini serpente, il nuovo Zagor mensile edito dalla Sergio Bonelli Editore. Ai testi troviamo il veterano Jacopo Rauch e ai disegni il duo composto dai romagnoli Gianni Sedioli e Marco Verni.

Riassunto dell’albo precedente: una misteriosa donna si aggira per la foresta di Darkwood alla ricerca di alcuni strani manufatti, mentre la capanna di Zagor e Cico è oggetto dell’attacco di un gruppo di serpenti. In tutto ciò, Ramath il fakiro è sparito e la ciurma intera della Golden Baby è alla sua ricerca.

 

Gli Uomini Serpente – Zagor 639

Soggetto e sceneggiatura: Jacopo Rauch

Disegni: Marco Verni e Gianni Sedioli

Copertina: Alessandro Piccinelli

Il primo albo di questa trilogia era stato accolto da una generale ovazione, sia dal sottoscritto che dalla comunità zagoriana, da sempre molto attiva e attenta a ogni uscita del nostro, senza mai lesinare le critiche.

Stavolta le critiche, di qualsiasi tipo, sono state davvero nulle perché anche i più scettici si sono dovuti ricredere. Se si imbecca la trama giusta e con i giusti disegnatori, non si può che andare sul sicuro ed è ciò che è accaduto anche questa volta.

Dopo aver salvato una bella zingara e suo padre dal linciaggio di un gruppo di fanatici, Zagor e i restanti membri della Golden Baby si imbattono in Virginia, nipote del capitano Fishleg e vecchia fiamma dello Spirito con la Scure. Insieme riescono a mettersi in contatto mentale con Ramath il fakiro e ad apprendere che la loro misteriosa avversaria altri non è che la figlia di Dharma la strega, terribile nemica affrontata da Zagor alcuni anni prima.

 

Terzo (e ultimo) capitolo di una saga iniziata negli anni ’70 con Dharma la strega e proseguita a inizio anni ’00 con L’amuleto di giada, questa nuova trilogia si avvale del contributo del sempre più bravo Jacopo Rauch al soggetto e alla sceneggiatura.

Attualmente Rauch è lo sceneggiatore più interessante da tenere d’occhio, complice anche il suo recente arruolamento nello staff di Tex. Da alcuni anni non sbaglia praticamente un colpo (anche il recentissimo Maxi Zagor Aquila nera recensito pochi giorni fa su queste pagine è opera sua) e le sue storie uscite negli ultimi due o tre anni sono state fra le più apprezzate dagli zagoriani.

Rauch riprende l’avventura tanto cara a Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, il creatore di Zagor, creando trame di facile presa che afferrano il lettore e lo scaraventano nel bel mezzo della narrazione. Abilissimo nel bilanciare momenti concitati ad altri più tranquilli, Rauch procede con la forza di un rullo compressore liberando questa storia dall’ombra ingombrante de Il terrore dal mare di Mauro Boselli e Stefano Andreucci per proporre invece una vicenda del tutto personale alla base dell’avventura più sfrenata come già accaduto in altre opere come Vampiri Sole rosso.

Ottimo quindi il lavoro di Rauch, perfettamente integrato nelle atmosfere e nello stile del personaggio al punto da averlo fatto suo senza i consueti problemi che hanno o hanno avuto molti autori che vi si sono cimentati.

Alla resa di questa storia hanno sicuramente contribuito i due disegnatori romagnoli Gianni Sedioli e Marco Verni. Anch’essi colonne portanti della serie, quando lavorano in coppia (Sedioli alle matite e Verni alle chine) danno veramente il loro meglio e questa storia può veramente essere annoverata come il loro capolavoro.

 

 

Fedelissimi custodi dell’ortodossia zagoriana e prosecutori dell’opera di Gallieno Ferri, il creatore grafico della serie, Sedioli e Verni sono fra i disegnatori più amati dal pubblico proprio per il loro stile iper canonico e tradizionalista.

Certo, qualcuno potrebbe ritenere che l’amore viscerale per un certo tipo di stile sia un limite (e per certi versi lo è), ma allo stesso tempo credo che, ora come ora, non si possa prescindere dall’opera di Ferri. Se per le copertine è stato giusto scegliere un disegnatore che, pur non rinnegando la tradizione zagoriana, portasse avanti un discorso diverso (e l’ottimo Alessandro Piccinelli lo sta facendo benissimo), per i disegni delle singole storie è essenziale avere ancora degli autori, non tutti, che rispecchino la classicità. In questo Sedioli e Verni sono i migliori e anche qui non si smentiscono.

 

 

Le scene d’azione e i momenti più rilassati sono ottimi e i due sfoderano il loro momento migliore nella meravigliosa lotta conclusiva contro i fanatici indù. Senza contare che i due autori hanno un altissimo senso della narrazione visiva, strumento necessario a non rendere i disegni delle mere esibizioni di stile del tutto autocelebrative. Un buon secondo atto, insomma, che mantiene alto il livello di una storia che potrebbe seriamente candidarsi ad essere la migliore post-600. Chi ben comincia è già a metà dell’opera, chi ben prosegue lo è ancora di più, quindi attendiamo fiduciosi il gran finale.

Che ne pensate voi?

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E se volete recuperare le recensioni della serie regolare, ecco qui i link:

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