L’ombra del maestro – Tex 696 (ottobre 2018)

Scritto da Francesco Benati

8 Ott, 2018

A pochi giorni dal suo arrivo in edicola, ecco la recensione de L’ombra del Maestro, il nuovo Tex mensile edito dalla Sergio Bonelli Editore. Ai testi troviamo il curatore della serie Mauro Boselli e ai disegni l’ormai veterano Maurizio Dotti.
Dopo la celebrazione del classico avvenuta con L’ultima vendetta, albo di settembre disegnato da Giovanni Ticci che ha festeggiato il settantennale di Tex, la serie si sposta su binari più moderni e innovativi, prendendosi la briga di sperimentare persino qualcosa di nuovo, naturalmente tenendo i piedi ben piantati sui binari della tradizione. Sì, perché se innovare la struttura delle storie, gli intrecci e le ambientazioni è giusto e doveroso, bisogna anche mantenere intatto il cuore pulsante della serie, ovvero Tex e il mondo che gli ruota intorno.

 

 

Proprio da qui è ripartito lo sceneggiatore Mauro Boselli, il quale, negli ultimi anni, si è parecchio divertito a riportare in auge personaggi classici della saga creata da GL Bonelli come Yama o Lupe. Stavolta il ripescaggio avviene con un personaggio creato da lui stesso, con il supporto di Bonelli, ovvero il Maestro, al secolo Andrew Liddel, pazzo criminale antagonista di due storie, La minaccia invisibile e Wild West Show, entrambe scritte da Boselli. Altro personaggio nato dalla penna di Boselli che ritorna in questa storia è Nick Castle, fra gli antagonisti de El Supremo, storia del 2013 realizzata dalla stessa coppia artistica di questa nuova avventura.

Sinossi: il Maestro è inattesa di esecuzione e Tex e Carson, che già due volte lo hanno affrontato in passato, vengono chiamati ad effettuare il riconoscimento. Durante l’esecuzione, però, qualcosa va storto. Tex non è convinto che l’uomo sul patibolo sia il suo nemico, ma non riesce a evitare l’esecuzione. E infatti il vero Maestro è fuggito grazie al sostegno di Nick Castle, personaggio ambiguo con ambizioni molto particolari. Tempo dopo, Tex e Carson arrivano a New York, ove si trova anche l’irlandese Pat Mac Ryan, assieme al loro amico Buffalo Bill Cody per rimettersi sulle tracce di Liddel e sistemarlo una volta per tutte.

 

 

L’innovazione, dicevamo. Innanzitutto, Tex a New York non si era mai visto prima. Certo, il ranger era già stato in altre città come San Francisco, Chicago e, soprattutto, New Orleans, ma non era mai stato a New York. Già dall’ambientazione, quindi, si intuisce che c’è qualcosa di nuovo. Altro aspetto particolarmente interessante, è l’alleanza fra due nemici, elemento credo inedito sulla serie, dove ogni avversario agiva per conto proprio, o al massimo sostenuto da un manipolo di sottoposti. Qui invece Castle e Liddel, provenienti da storie diversissime, diventano veri e propri soci in affari.

E poi c’è la tradizione: Tex che capisce al volo che l’uomo sul patibolo non è il Maestro, pur senza evitarne l’esecuzione per palesi esigenze narrative, Tex e Carson che fanno a botte e chiamano cioccolatino un nero (!), Pat Mac Ryan che vince gli incontri di pugilato e sbaraglia plotoni di avversari.
Apprestandomi a leggere questo albo ho pensato: storia in quattro parti, Tex a New York, le gang di strada, due nemici, Boselli e Dotti. Un gol a porta vuota, se lo sbagliano faccio una strage.
E infatti non solo non hanno sbagliato, ma questo è un gol in rovesciata da metà campo e con tre portieri!

 

La sceneggiatura di Mauro Boselli è studiata con precisione talmente chirurgica che sembra pensata apposta per un kolossal cinematografico di stampo hollywoodiano (della Hollywood dei bei tempi, però, non quella del proliferare dei supereroi contemporanei). L’ampiezza della narrazione e la dilatazione dei tempi narrativi ricordano molto da vicino il lavoro svolto da GL Bonelli negli anni ’70 quando le storie duravano centinaia e centinaia di pagine ed erano ricche di azione e di ribaltamenti di fronte.

Avendo così tanto spazio a disposizione, Boselli recupera qualcosa che da troppo tempo non si vedeva, ovvero sprazzi di vita quotidiana e dei battibecchi fra i pards. Tex, Carson e Buffalo Bill che pranzano al ristorante sul treno, la passeggiata per New York, il divertente siparietto su Carson che si fa il bagno nell’hotel di lusso e tanto altro. Sono quei momenti tanto frequenti nelle storie passate che negli ultimi anni hanno latitato parecchio.

Naturalmente questo non sarebbe stato possibile se non ci fosse stato quel campione di velocità che è Maurizio Dotti. Degno erede di quei disegnatori del passato che macinavano decine di pagine al mese, Dotti (pur senza raggiungere quei livelli), ha lavorato e sta lavorando a spron battuto per realizzare le oltre 400 pagine di questa storia.

 

 

Grazie alla sua velocità è stato finalmente possibile tornare a realizzare storie lunghe e di ampio respiro come questa che andrà avanti fino a gennaio!
La velocità d’esecuzione, però, non ha per niente inficiato la qualità finale dei disegni, i quali rimangono di altissimo livello.
Inquadrature degne del cinema, capacità narrativa e di recitazione, ottima gestione dello spazio e dinamismo. Tutto questo è Maurizio Dotti, attualmente uno dei migliori disegnatori inseriti nello staff di Tex. Boselli, con lungimiranza, se lo è tirato dietro prima su Zagor, dove ha realizzato un paio di storie, poi nella lunga militanza su Dampyr, di cui è diventato uno dei massimi interpreti insieme a Majo e Andreucci [n.d.r. e per il quale ha realizzato molte storie fin dal numero 4], poi lo ha fatto approdare su Tex [per il quale è stato scelto anche come copertinista per la nuova serie Tex Willer].

Nel giro di poche storie, Dotti è diventato amatissimo presso il grande pubblico texiano, oltre che per la bellezza dei suoi disegni, anche per la sua capacità di coniugare abilmente modernità e tradizione. Il suo stile classicissimo si adatta alla perfezione alle atmosfere di questa storia e dà il meglio nelle spettacolari inquadrature della New York di fine ‘800, dimostrando un lavoro di ricerca veramente fuori dal comune.

 

 

Buona, anzi, ottima la prima parte di questa storia che ci riconsegna due autori in piena forma pronti a stupire il pubblico texiano per altri mesi. Se è vero che chi ben comincia è già a metà dell’opera, c’è da credere che questa storia avrà i suoi momenti di gloria e si farà ricordare per un bel po’.

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