E mentre in edicola debutta il nuovo albo di Tex edito dalla Sergio Bonelli Editore, noi vi presentiamo la recensione di Verdetto finale, albo di marzo che chiude la storia doppia iniziata con l’albo I regolatori. Al timone troviamo il decano degli sceneggiatori Bonelli Claudio Nizzi e ai disegni Frederic Violante.
Verdetto finale – Tex n.785
Soggetto e sceneggiatura: Claudio Nizzi / Giovanni Eccher (da pagina 100)
Disegni: Frederic Violante / Stefano Biglia (da pagina 100)
Copertina: Claudio Villa
Riassunto dell’episodio precedente: su incarico di MacParland e dell’agenzia Pinkerton, Tex giunge nella città di Kanonville nel Montana per indagare sulla scomparsa di uno degli agenti della nota agenzia investigativa. Egli era in città per indagare sugli strani traffici che coinvolgono più soggetti: lo sceriffo Braddock, il colonnello Cavendish e Ray Kanon, sindaco e fondatore della città nonché uomo che a libro paga tiene diverse figure poco raccomandabili, tra i quali i già citati Braddock e Cavendish. Kanon governa con il pugno di ferro e si avvale dell’appoggio della legge. Tex, per l’occasione da solo senza i pards, decide di fare giustizia da par suo.
Verdetto finale non è solo il titolo del volumetto conclusivo, ma anche di questa recensione, se così vogliamo dire.
Sì, perché se è vero che è difficile leggere delle stroncature senza appello sulle nostre pagine (e non per piaggeria verso gli autori, ma perché in qualche modo spesso gli autori riescono a salvare capra e cavoli con qualche buona trovata o, perlomeno, con la forza dell’esperienza).
Stavolta invece le cose cambiano.
Il primo albo, come abbiamo ampiamente scritto su queste pagine, era solido e, nonostante qualche spiegone di troppo, aveva dalla sua un Tex duro e granitico e un soggetto che più classico non si può quello della città governata dalla cricca di corrotti e prepotenti. Insomma, c’erano tutti gli ingredienti per una bella storia.
La conclusione, invece, si rivela molto al di sotto delle aspettative e deraglia vistosamente già dopo una ventina di pagine con Tex che si ritrova a compiere azioni illogiche e controproducenti che necessitano di una sospensione dell’incredulità di altissimo livello per essere accettate. Il continuo della vicenda procede sempre più sui binari dell’implausibilità e dell’incoerenza fino alla conclusione a pagina 99. Le successive pagine, infatti, sono l’inizio della storia di Giovanni Eccher e Stefano Biglia che è arrivata in edicola in questi giorni. Il dubbio che la storia di Claudio Nizzi abbia quindi subìto dei tagli in corso d’opera che hanno contribuito ad alimentare quel senso di incoerenza della trama è, quindi, più che legittimo.
Nel complesso, questa storia doppia, o meglio quasi doppia, riassume tutti i difetti delle sceneggiature di Claudio Nizzi da un certo momento in avanti: un inizio buono e una conclusione invece traballante, ricca di forzature narrative per arrivare al finale desiderato. Un grande peccato, soprattutto considerando la notevole mole di storie molto buone, addirittura ottime, che Nizzi stesso ha scritto tra gli anni ’80 e ’90 e delle quali ormai non rimane che il ricordo.
Promossi invece i disegni di Violante, sempre più a suo agio pagina dopo pagina. Il suo stile chiaro, leggibile, che prende un po’ da autori come Giovanni Ticci, la cui fisionomia di Tex è una delle più influenti nel parco autori del ranger, e anche da Pasquale Del Vecchio (certi primi piani di Tex sembrano davvero ispirati al disegnatore pugliese). Molto ben alcune vignette dove Violante gioca con le luci mettendo i personaggi in primo piano su sfondo parzialmente nero per farne risaltare ancora di più la figura, piccole intuizioni tutt’altro che scontate, soprattutto nel fumetto realistico.
Violante promosso, quindi, in attesa di rivederlo nuovamente sulle pagine del ranger.
Tuttavia, il pur buon lavoro di Violante non è sufficiente a tenere in piedi una storia che nella seconda parte si incricca come se non sapesse dove andare a parare. Dispiace molto chiudere così la recensione della prova di un autore come Claudio Nizzi, probabilmente alla sua ultima storia per la serie regolare, ma stavolta non ci possiamo esentare. Se poi quelle 15 pagine mancanti siano state oggetto di tagli oppure no non lo sapremo mai, forse, così non potremo mai sapere se quelle pagine avrebbero risollevato le sorti della storia o se l’avrebbero affossata ulteriormente.
Chi scrive, in un momento di nostalgia, preferisce rileggersi per l’ennesima volta Le colline del vento e ripensare alle grandi storie scritte da Claudio Nizzi in passato.







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