Adam Wild Review – La terza luna (AW 5)

Scritto da Paolo M.G. Maino

1 Set, 2018

Adam da solo dopo aver riportato ‘a casa’ l’anello mancante  (AW4) giunge in un avamposto americano in mezzo alla giungla immensa del Congo. Qui si trova ancora una volta in mezzo ad una guerra con tanti attori (i cannibali Zappo Zap, i Kuba e i Belgi ben più disumani dei cannibali…).
Questo numero mi ha personalmente fatto innamorare definitivamente di Adam Wild per merito di una sceneggiatura avvincente (come sempre) piena di battute e di azione e per via dei disegni carichi di espressività di Lucchi.
Ancora una volta Adam Wild mostra i suoi due lati più tipici: l’ironia e la capacità di decidere anche nel breve. I dialoghi con i belgi (Dofour e Monsieur Lecoq o meglio «Monsieur à La coque» come lo ribattezza con geniale battuta Adam) sono quelli che ancora una volta mettono in luce le diverse posizioni nei confronti dell’Africa e degli africani: gli sfruttatori senza scrupoli e gli uomini liberi (oltre a Adam anche gli americani).

La terza luna – Adam Wild n. 5

Soggetto e sceneggiatura: Gianfranco Manfredi
Disegni: Antonio Lucchi
Copertina: Darko Perovic


Ora due domande agli autori:
Per Gianfranco Manfredi: ci saranno sviluppi coi Belgi nei prossimi numeri o erano destinati a storie ancora da scrivere? Lo chiedo perché dopo aver letto il libro Congo di David van Reybrouk mi sembra che quella terra abbia molto da dare all’avventura e in genere alla possibilità di scoprire l’Africa.

Manfredi: «Sì, avevo in mente di tornare in Congo e di ritrovare questi personaggi. Avevo studiato in particolare la storia degli schiavi impiegati per il caucciù. Quell’epoca è l’inizio dell’era delle gomme per automobili e dei copertoni. Il commercio della gomma diventò ricco tanto quello dei diamanti. Però, dati i programmi, al momento ho messo da parte questo ritorno al Congo. (Comunque, alla fine, non si butta via niente… molto di rado gli spunti che mi vengono restano nel cassetto)».

Per Antonio Lucchi: oltre ai complimenti (anche perché rileggendo il fumetto ho apprezzato altri particolari che mi erano sfuggiti) volevo sapere da dove nasce questo tratto così particolare e evocativo. Quali sono le tue fonti di ispirazione? Come è stato lavorare su una sceneggiatura di Manfredi e per un albo Bonelli?

Lucchi: «Ciao e grazie per le belle parole. Parto dall’ultima domanda: dopo l’impatto iniziale che ovviamente fa tremare i polsi, il rapporto con Gianfranco si è rivelato essere subito entusiasmante. Si è creata immediatamente una grande intesa che mi ha messo in condizione di lavorare in totale serenità. Il segno che vedi sulle pagine è la summa di un percorso fatto fino a quel momento. Le mie esperienze precedenti sono state due storie apparse sul numero 1 e 3 di Shinigami e il Davvero di Paola Barbato. Quando dovetti affrontare le tavole di prova per Adam Wild mi posi il problema di rendere la natura selvaggia dell’africa, cercai quindi di mettere da parte il segno morbido utilizzato per Davvero, recuperare le tinte fosche, i neri pieni e le spugnature degli Shinigami e di Rusty Dogs unendole ad un segno più tagliente e sporco. Verso la fine dell’albo però torna un tratto più sottile ed elegante, segno che forse la mia vera natura è quella! Nell’albo di prossima uscita penso si noterà più stabilità e sicurezza. Le ispirazioni sono tantissime, ne cito solo alcune: Frisenda, Zezelj, Castellini, Romita, Toppi, Battaglia e mille altri davvero».

FA: Per Romita intende Romita Jr.?
Lucchi: «Romita Jr. mi ha folgorato con la saga del punitore ma intendevo Romita Sr. ma anche Buscema, Neal Adams e tanti altri, la lista sarebbe davvero infinita. Divoravo supereroi da bambino, prima di imbattermi negli albi Bonelli».

 

Qui potete trovare i link agli altri articoli dell’Adam Wild Review:

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