Intervista a Nicola Venanzetti (Dampyr/SBE)

Scritto da Paolo M.G. Maino

2 Gen, 2021

Con l’anno nuovo riprendiamo le nostre interviste agli autori e partiamo con un giovane sceneggiatore che da ormai 7 anni pubblica regolarmente su Dampyr. Si tratta di Nicola Venanzetti che aprirà proprio le uscite del 2021 dell’ammazzavampiri di casa Bonelli.

 

FumettiAvventura: Ciao Nicola, grazie per la tua disponibilità per questa intervista a FumettiAvventura. La facciamo a ridosso dell’uscita del numero 250 di Dampyr (una cifra tonda tra l’altro!) Paradiso perduto disegnato da Vanessa Belardo. Si tratta della tua settima storia per Harlan e soci (6 nella serie regolare e una nel maxi) a circa sette anni dalla prima (Dampyr 176 Oltre la soglia). Partiamo proprio da qui, come sei arrivato a Dampyr? E cosa ti ricordi del tuo esordio in SBE? Come è (e come è stato) lavorare sotto la cura di Boselli e Giusfredi?

Nicola Venanzetti: Meno di dieci anni fa inviai dei soggetti in redazione. Tramite posta classica, non email. 

Nonostante l’approccio démodé, Mauro mi chiamò dopo diversi mesi dicendo che a quanto pare non ero un pirla (!), che avevo potenzialità e che uno dei soggetti, Oltre la soglia, avrebbe potuto già essere sceneggiato senza sostanziali rimaneggiamenti (cosa più unica che rara, come avrei scoperto in seguito).

Questo fu il mio primo impatto con la SBE. Paradossalmente ebbi maggiori difficoltà a trovare lavori cosiddetti “normali” nel post diploma che a farmi assumere come autore.  La vera sfida, tuttavia, sarebbe stata quella rimanere in carreggiata in questo ambiente. Si è sempre sotto esame, oggi come allora, sia da parte dei curatori della testata che dei lettori stessi.   

In ogni caso, nel 2012, non ero un esordiente in senso assoluto. Lavoravo già da diversi anni come sceneggiatore nel campo dell’animazione (Winx, Monster Allergy ed altro…), ma sentivo il bisogno di cimentarmi in qualcosa che rientrasse maggiormente nelle mie corde.

Ho sempre seguito diverse testate Bonelli, a cominciare da Dylan Dog. 

Su tutte, però, ad affascinarmi maggiormente era Dampyr. Una serie che riusciva a bilanciare efficacemente l’horror, il fantasy, la fantascienza, il romanzo gotico e quello storico. Generi a me congeniali. Un’opportunità incredibile.

Ovviamente c’erano e ci sono ancora tanti paletti da seguire, dettati dallo stile Bonelli in fatto di griglia, tempi di narrazione e dialoghi. Paletti dettati da Mauro e da quelle che sono le sue preferenze e le sue esigenze, e ancora dalla stretta continuity, ecc… perciò non è mai una passeggiata. 

Dietro ogni albo c’è tanta passione e un lavoro enorme da parte degli autori, dei disegnatori e dei curatori Mauro e Giorgio. Mi auguro che tutto questo venga riconosciuto dai lettori.

 

 

FumettiAvventura: Se guardiamo alle tue ultime storie (diciamo dopo il 200) sono tutte ottimamente inserite nella continuity dampyriana. Questa continuità è elemento che inserisci già nel soggetto che presenti o si elabora a poco a poco?

Nicola Venanzetti: Non solo le ultime storie. Ho ideato il numero 176 Oltre la Soglia come seguito diretto del numero 8 Dalle Tenebre, per fare un esempio. 

Ci sono vari livelli di continuity in Dampyr. I filler sono rari, e anche i numeri che possono sembrarlo superficialmente presentano personaggi secondari già visti in precedenza o rimandi da tenere in considerazione. Non c’è margine d’improvvisazione in una testata come questa. Bisogna conoscerla a fondo.

Nel 203 La sorgente di vita, 213 Capodanno celtico e 242 Il pittore della scuola nera, ho attinto dalla continuity dampyriana cercando al contempo di aprire nuovi scenari. Apparentemente sembrano storie autoconclusive, ma potrebbero non esserlo. Con l’idea giusta e l’approvazione di Mauro, in futuro, chissà…

 

 

FumettiAvventura: Un altro elemento che ricorre è la predilezione per un’ambientazione nordiche del mondo anglosassone e germanico (Norvegia, Bretagna, Inghilterra, Germania…). Da dove vengono questa tua passione e competenza per cultura e tradizioni del Nord Europa?

Nicola Venanzetti: È una bella domanda la tua ma non so davvero spiegarmelo! Le leggende e le antiche tradizioni nordiche, celtiche e germaniche mi attraggono molto. Le sento vicine senza saperne in realtà il perché. Purtroppo non ho ancora avuto occasione di visitare la Scandinavia, la Gran Bretagna o la Germania… eppure la mente mi riporta sempre in quei luoghi e in quelle epoche.  

Scherzando potrei dire di aver vissuto lì le mie vite precedenti! 

Riguardo la Francia la questione è diversa. Prima di Capodanno Celtico in Bretagna ho ambientato Oltre la soglia a Parigi, dove ho vissuto per qualche anno, e ho visitato l’Occitania, teatro del numero 250 Paradiso Perduto. Tre storie francesi su sette pubblicate.

 

 

FumettiAvventura: Se devo definire con due aggettivi la tua scrittura (ovviamente comprensiva della sceneggiatura con cui guidi il disegnatore) ne userei due: gotica e ‘curesque’ nel senso di quella sensibilità poetica che ha nella musica di Robert Smith e dei Cure il suo vertice. Che ne pensi di questa sintesi critica? 

Nicola Venanzetti: I hear the darkness breathe

I sense the quiet despair

Listen to the silence at night

Someone has to be there

Someone must be there…

Apprezzo molto l’accostamento che fai e l’aggettivo “curesque”! Adoro il romanticismo decadente di Robert Smith e il suo esistenzialismo gotico! Non mi spaventa l’oscurità e trovo confortante il silenzio delle ore notturne. È il momento migliore per scrivere.  

La poetica dark mi è affine nel bene e nel male. La verità è che non sono mai stato un tipo molto solare o socievole e lo dico con dispiacere.  Durante l’infanzia e l’adolescenza il mondo esterno mi è sempre sembrato molto distante. Più cercavo a fatica di integrarmi, più mi sentivo a disagio. Speravo fosse un qualcosa di passeggero ma non era così. Solo nella musica, nei film e nei fumetti trovavo un qualcosa che fosse sulla mia stessa lunghezza d’onda o che spiegasse ciò che provavo. Se all’inizio un ascolto o una lettura erano già di per sé terapeutici, col tempo iniziai a sviluppare il bisogno di creare a mia volta. Scrivere poteva essere un modo per comunicare all’esterno.  

Tornando ai Cure, che dire…mi avvicinai a loro grazie a Il Corvo. Il brano Burn era in una scena del film e il testo di The hanging garden riportato all’interno del fumetto. Un colpo di fulmine. Inoltre, ho un bellissimo ricordo dell’Heineken Jammin Festival del 2004 con PJ Harvey, i Pixies e ovviamente i Cure come headliner! 

Più in generale, la musica è senza dubbio parte integrante del mio lavoro. Mi accompagna sempre durante la scrittura. Ne ho bisogno. Mi isola dal quotidiano fornendomi le ispirazioni che cerco. Non a caso, cantanti come Lemmy Kilmister o Yolandi Visser prestano il volto ad alcuni miei personaggi. Un giovane Peter Murphy dei Bauhaus è il riferimento visivo per Adam Weber, il pittore della Scuola Nera ed uno dei suoi quadri cita la cover dell’album Incesticide dei Nirvana. 

Anche il numero 250 non fa eccezione in tal senso. Io e la bravissima Vanessa ci siamo ispirati visivamente ad un famigerato cantante che riconoscerete facilmente per un nuovo personaggio chiamato Valadesh.

 

 

FumettiAvventura: Parliamo di Paradiso perduto: che cosa dobbiamo aspettarci dal Dampyr di gennaio (tra l’altro con l’eccezione del Pittore della scuola nera i tuoi numeri post 200 sono usciti tutti tra dicembre e febbraio a farci compagnia in inverno!)? 

Nicola Venanzetti: In Paradiso Perduto affronto il tema della fede (non necessariamente nel senso cristiano del termine). Un tema che ho già trattato da altri punti di vista nel numero 203 La sorgente di vita e nel 226 Hellfire Club. Fino a che punto una fede ci rende ciechi? Fin dove possiamo spingerci per fede?

La reale figura di Otto Rahn in tal senso è emblematica. Un archeologo tedesco dalle presunte origini ebraiche, un sognatore ossessionato dalla ricerca del Sacro Graal e dalla purezza che esso rappresenta, il quale finisce per allearsi al Terzo Reich, pur di raggiungere il suo scopo.

La fede e le scelte morali non riguardano il solo Otto Rahn ma anche i Catari Albigesi, cioè gli adepti di un movimento ereticale cristiano medievale… e i Naphidim, esseri terribili e affascinanti ben radicati nella continuity dampyriana e splendidamente visualizzati da Vanessa Belardo.

Insomma, c’è diversa carne al fuoco in questo numero 250!

 

FumettiAvventura: E per il futuro? Qualche anticipazione sulla tua prossima storia? Hai altri progetti fumettistici o narrativi in senso ampio nel cassetto?

Al momento sto terminando una nuova sceneggiatura di Dampyr  basata sulla leggenda di Jack O’ Lantern per le matite Michele Cropera, con cui torno con piacere a collaborare dopo il 242, e sto stilando nuovi soggetti da proporre a Mauro.

Durante la quarantena dello scorso marzo, inoltre, ho sceneggiatola mia prima storia breve di Zagor. Non so quando verrà pubblicata ma non vedo l’ora di averla in mano! È stato piacevole lavorare con Moreno Burattini e devo dire che mi sono sentito subito a mio agio con il personaggio. Per il futuro spero ovviamente di rimanere a lungo nello staff di Dampyr e all’interno della SBE in generale. Ho ancora tanto da raccontare!  

Al contempo ho nel cassetto e in progetto storie più personali, da proporre sia come graphic novel sia in Italia che all’estero (ma servirebbero disegnatori interessati) che ad altri media (videogame, piattaforme streaming come Netflix ecc…). Storie che sento il bisogno di scrivere e che mi rappresentano al 100%. 

FumettiAvventura: Grazie Nicola per la tua gentilezza e per averci raccontato un po’ di te e del tuo lavoro per Dampyr! Alla prossima! Ma soprattutto tutti a procurarsi appena possibile Paradiso perduto di Venanzetti e Belardo!

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