Il pittore della Scuola Nera – Dampyr n.242 (maggio 2020)

Scritto da Paolo M.G. Maino

8 Mag, 2020

Dopo i festeggiamenti in technicolor per il numero del ventennale, Il Cavaliere di Roccabruna, ripartiamo per i prossimi 10 anni di Dampyr con l’intenso chiaroscuro di Michele Cropera per una storia scritta da Nicola Venanzetti, Il pittore della Scuola Nera.

Con una azzeccata scelta di alternanza, dopo una storia che affonda nella storia dell’Europa del ‘600 e che pone Harlan in posizione di secondo piano per lasciare gli onori al padre Draka, ecco un classico racconto d’orrore e follia che strizza l’occhio alla tradizione dell’arte espressionista tedesca.

Ma andiamo con ordine.

Enea Riboldi

Il pittore della scuola nera – Dampyr 242

Soggetto e sceneggiatura: Nicola Venanzetti

Disegni: Michela Cropera

Copertina: Enea Riboldi

Un lungo prologo che occupa un quinto delle tavole ci raccontano di un padre e di un figlio (Klaus e Adam Weber) e del loro rapporto non facile e soprattutto di un destino a cui entrambi sono chiamati, ma a cui rispondono in modo diverso. Il destino è entrare nella Scuola Nera (quella dello stupendo speciale Dampyr n.9 disegnato da Paolo Bacilieri), ma mentre Klaus si rifiuta, Adam abbraccia la causa infernale e si dà a tutta ad essa. Perché? Che cosa lo anima? Quali obiettivi ha? 

Di fatto l’albo è la risposta a questa domanda inserita poi nel più ampio orizzonte della continuità dampyriana, perché se si parla di Scuola Nera, si parla di Inferno e di dimensioni del multiverso, ovvero di realtà non di questo mondo.

A fare compagnia ad Harlan in questa avventura cupa e onirica (ma si tratta di incubi che prendono vita e non di bei sogni rassicuranti) c’è il fidato Kurjak (qui davvero la classica spalla che ha il compito di mettere in scena qualche dialogo e di amplificare le scene di azioni) e soprattutto la sempre più presente Ann Jurging. Oltre tutto la storia si svolge in Germania, patria di origine della strega. Quanto sarà decisiva la presenza di Ann, lo capirete leggendolo. Qui ci basta registrare il dato ormai costante dei continui ritorni di Ann che dal rango di comprimario si sta alzando a quello di ospite semi-fissa, soprattutto attiva nelle vicende più oscure e legate alla magia.

Cropera 1

La sceneggiatura di Venanzetti

Venanzetti si conferma bella realtà nel ristretto gruppo degli sceneggiatori dampyriani. Una sceneggiatura all’anno, è vero, ma sempre curata e in piena linea con i toni della serie (pensate alle ultime due: Capodanno celtico e Hellfire Club). Venanzetti sa evocare mondi e sa attingere alle sue conoscenze della letteratura, del cinema e dell’arte crepuscolare, decadente, underground e in genere espressionista del ‘900 con particolari riferimenti alla cultura inglese e germanica in generale. Il tono alto culturalmente (pur nei contorni di un fumetto popolare) è quindi garantito e senza scadere in citazionismi fini a se stessi. 

Il ritmo della sceneggiatura è vivace e alterna momenti piani di spiegazioni (necessarie) a momenti di azione con mostri che definire inquietanti è eufemistico. Molto profonda tutta la dinamica del rapporto padre/figlio nel binomio Klaus/Adam. Su questo – magari questo è un caso – mi è parso di cogliere un parallelo antitetico rispetto alla coppia Draka/Harlan che è in qualche modo messa a fuoco (almeno come desiderio del padre) nello scorso numero.

Cropera 2

I disegni di Cropera

La sceneggiatura è poi stata affidata dalla redazione a uno dei disegnatori più in grado di evocare mondi stravolti e impossibili: Michele Cropera. Anche per Cropera il dato delle ultime storie a sua firma è molto significativo: Bloodywood (cinema espressionista tedesco e americano tra le due guerre), Il suicidio di Aleister Crowley(vicenda che ruota attorno al poeta portoghese Pessoa) e infine questa scorribanda nel mondo dell’arte de Il pittore della Scuola Nera (passando, non voglio dimenticarlo, attraverso il suo contributo all’albo lucchese a colori Il santo venuto dall’Irlanda).

Cinema, letteratura, arte con le indicazioni di tre sceneggiatori differenti (Giusfredi, Boselli e Venanzetti) ma con lo stesso esito: storie che restano nella memoria anche per i disegni così carichi e intensi di Cropera. Le sue figure allungate, i suoi volti malinconici, i suoi mostri deformati e folli dal sapore sempre lovecraftiano sono immediatamente riconoscibili a chi segue Dampyr abitualmente e per chi lo compra in modo occasionale non possono che destare curiosità e mai (e ‘mai mai’!) indifferenza.

Una menzione speciale meritano in questo albo le rappresentazioni delle metamorfosi (numerose) che avvengono nel mondo di Adam Weber e nelle creazioni del pittore. 

Cropera 3

Un numero che abbiamo apprezzato e che, come al solito, lascia aperte nuove piste di sviluppo che ci auguriamo possano essere percorse anche in una sorta di continuity venanzettiana inserita nel più ampio affresco dampyriano.

A risentirci a giugno quando avremo il ritorno di un altro disegnatore molto amato (Lozzi) per una storia scritta dal duo Eccher/Boselli. Dalla Germania voliamo a nord a Stoccolma.

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