La banda dei Métis – Zagor Darkwood Novels n.3 (agosto 2020)

Scritto da Francesco Benati

20 Ago, 2020

Come di consueto, durante l’estate ce la prendiamo tutti un po’ comoda, ma siamo comunque in tempo per la recensione de La banda dei Metis, terzo albo della miniserie Darkwood Novels di Zagor, celeberrimo personaggio della Sergio Bonelli Editore uscito alla fine del mese scorso. Ai testi troviamo il curatore di Zagor Moreno Burattini e ai disegni Max Bertolini, qui alla sua seconda prova con lo Spirito con la Scure.

 

 

La banda dei Métis – Zagor Darkwood Novels n.3

 

Soggetto e Sceneggiatura: Moreno Burattini

Disegni: Max Bertolini

Copertina: Michele Rubini

 

Facciamo un piccolo riassunto per i più dormienti: Darkwood Novels è una miniserie in sei numeri che ripercorre le orme di Origini, osannata miniserie uscita l’anno scorso. Se Origini raccontava in un modo nuovo il passato di Zagor che i lettori conoscono, questo nuovo ciclo di storie si prefiggeva un obiettivo diverso: raccontare aspetti di Zagor meno noti al grande pubblico, svelandone gli aspetti più intimi e introspettivi. Meno avventura a briglia sciolta, ma sempre presente, e più attenzione al lato umano dell’eroe.

Aspetto peculiare della miniserie è la ricerca del personaggio misterioso: tutti gli albi hanno un prologo e un epilogo ambientato a Philadelphia nel 1860 e raccontano di Roger Hodgson, un giornalista intenzionato a scrivere la biografia di Zagor molto tempo dopo che dello Spirito con la Scure si sono perse le tracce. Lungo la ricerca si imbatte in un misterioso individuo (non è chiaro se sia uomo o donna; magia del fumetto) che afferma di aver conosciuto Zagor e Hodgson chiede che gli vengano raccontati i lati nascosti della sua personalità.

 

 

Sinossi: una banda di Metis rapisce ragazze da villaggi e fattorie per rivenderle come schiave agli uomini di passaggio. Zagor e Cico arrivano in un centro abitato che è stato appena attaccato dai criminali e lo Spirito con la Scure si lancia subito a rotta di collo nella missione. Uno a uno, affronta i banditi fino al tragico finale.

Ecco, sarà che dopo Origini le aspettative erano alte, sarà che forse abbiamo un po’ tutti travisato gli annunci roboanti, fatto sta che questo famoso intimismo si è visto a sprazzi solo nella prima storia Gli occhi del destino disegnata dal maestro Giovanni Freghieri, senza dubbio la migliore uscita finora. Ma va bene, ci siamo detti tutti, è la prima e ce ne sono altre cinque, portiamo pazienza.

Poi è arrivata la seconda Il vento della prateria disegnata da Anna Lazzarini e lì più o meno tutti si sono resi conto che si stava verificando un certo scollamento tra le aspettative generatesi e la realtà dei fatti.

E con La banda dei Métis, spiace dirlo, tutto crolla. 

 

 

Del promesso lato intimista di Zagor non c’è praticamente nulla: ci troviamo davanti ad una storia qualsiasi che non solo non è introspettiva, ma è bensì dotata di un ritmo forsennato ed è carica d’azione per gran parte delle sue pagine ed è un’azione particolarmente violenta e aggressiva, non certo quella edulcorata e un po’ adolescenziale tipica della collana. 

E magari saremo anche noi troppo pretenziosi, oppure abbiamo travisato completamente lo spirito della collana. Tutto può essere. 

Eppure basta prendere in mano l’introduzione al primo albo per rendersi conto di come non siamo noi ad aver preso la cantonata. 

Ciononostante, non si può certo dire che la storia sia brutta, anzi. Il ritmo costruito da Burattini è sostenuto dall’inizio alla fine, come tipico dei racconti brevi di Zagor ed è piuttosto snello anche in termini di dialoghi e didascalie, praticamente inesistenti.

 

 

Per non parlare dei disegni di Max Bertolini, sempre più a suo agio con le atmosfere del Re di Darkwood. Il lavoro svolto da Bertolini è preciso e offre una versione di Zagor al passo con i tempi, ma senza per questo abbandonare la tradizione. La speranza è che la collaborazione di Bertolini non sia una tantum ma si trasformi in un ingresso in un suo ingresso in pianta stabile nello staff.

Ottima, come sempre, la copertina di Michele Rubini.

Per concludere, un albo che preso come unicum risulta senza dubbio avvincente e ben fatto, ma che paga pegno il fatto che fino a questo momento le premesse della serie sono state sempre più tradite. Restano ancora tre albi, quindi non disperiamo, ma per ora le delusione rimane.

Alla prossima recensione!

Seguiteci anche nel gruppo facebook, L’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor), sulla pagina Facebook FumettiAvventura – Le recensioni, sul canale YouTube FumettiAvventuraTV e iscrivetevi alla nostra newsletter per contenuti quindicinali esclusivi (che ripartirà a fine agosto dopo la giusta pausa delle vacanze estive!

 

Ti potrebbero interessare

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *