Zagor Le Origini (ed. libreria – gennaio 2019)

Scritto da Francesco Benati

2 Gen, 2019

Vi presentiamo la recensione di Le Origini, il primo capitolo di una miniserie in sei volumi con protagonista Zagor, il personaggio creato da Guido Nolitta, alter ego letterario di Sergio Bonelli, e Gallieno Ferri nell’ormai lontano 1961 per l’attuale Sergio Bonelli Editore. Ai testi troviamo il curatore della serie Moreno Burattini e ai disegni la formidabile coppia composta da Valerio Piccioni alle matite e Maurizio di Vincenzo alle chine.

 

Zagor Le Origini

Soggetto e sceneggiatura: Moreno Burattini

Disegni: Valerio Piccioni e Maurizio De Vincenzo

Colori: Andres Mossa

Copertina: Michele Rubini

Innanzitutto, buon 2019! Circa tre anni fa appresi dell’uscita della miniserie Nathan Never: Annozero, breve saga fuori continuity (forse) in cui venivano narrate nuovamente le origini del musone di casa Bonelli. In tempi non sospetti, quindi, fantasticai su una miniserie in cui si raccontassero di nuovo le origini di Zagor, presentate nella storia Zagor racconta, sotto una luce nuova. A differenza di Nathan Never, però, il cui genere fantascientifico lascia porte spalancate agli universi paralleli, Zagor è più difficile da trattare, quindi più che una revisione, mi immaginavo un remake in cui i non detti, i vuoti lasciati da Nolitta/Bonelli venissero colmati.

E ce n’erano di cose da colmare!

Chi era Solomon Kinsky? Cosa ha fatto negli anni successivi agli eventi del Clear Water? Sappiamo davvero tutto di ciò che è accaduto al giovane Patrick Wilding prima di diventare Zagor?

Queste erano le domande che sono circolate nella testa di lettori sin da quando Nolitta raccontò le origini di Zagor per la prima volta. A dare un parziale contributo sono stati poi Mauro Boselli prima (con Il ponte dell’arcobaleno) e Moreno Burattini poi (con Darkwood: Annozero), ma perlopiù si trattava di racconti dello stesso Zagor, oppure il risultato di sue visioni. Insomma, non si trattava di un racconto in presa diretta.

Poi, la notizia: Moreno Burattini era al lavoro su una miniserie in sei numeri che raccontava di nuovo le origini di Zagor sotto una nuova luce, ampliando la narrazione e coprendo le zone d’ombra.

Inutile dire che la notizia è stata accolta con entusiasmo dal sottoscritto che non si è fatto sfuggire l’occasione di acquistare il volume cartonato presentato in anteprima a Lucca Comics 2018. Ho preferito attendere prima di realizzare questa recensione per due motivi: il primo era che il volume esce ufficialmente il 20 di gennaio e quindi non aveva senso pubblicare una recensione due mesi e mezzo prima. Il secondo, legato al primo, è che questa attesa ha permesso al libro di sedimentare un po’ e ora posso farne un commento a mente fredda.

La faccio breve: è stupendo.

La faccio lunga: il volume si presenta nell’elegante veste cartonata e a colori tipica del fumetto francese che di recente ha preso piede anche in Bonelli. Ne consegue che la tradizionale gabbia bonelliana qui non esista, ma si dia ampio spazio alle tavole a composizione libera che permettono ai disegnatori di esprimersi al meglio delle loro potenzialità. Già questo è un importante elemento di novità per Zagor, da sempre ancora della tradizione bonelliana.

 

 

La storia raccontata da Moreno Burattini copre e amplia la parte iniziale di Zagor racconta, quella in cui lo Spirito con la Scure racconta la propria infanzia all’amico Cico. Gran parte della vicenda si svolge in presa diretta e, salvo un paio di flashback che però filtrano il racconto di Mike Wilding, ovvero il padre di Zagor, e raccontano episodi della sua guerra combattuta contro i Creek.

Burattini svolge un ottimo lavoro nel rispettare in pieno quanto raccontato da Guido Nolitta: se si esclude la posizione della capanna dei genitori di Zagor, posta in cima a un piccolo promontorio e non a ridosso del fiume (una vecchia ingenuità non più accettabile nel 2019), il resto è preso pari pari da Zagor racconta senza tradirne una sola virgola.

Applausi meritati ad un Burattini in gran forma che, avendo l’occasione di rileggere le origini di Zagor, si è evidentemente divertito un mondo visto che ogni pagina gronda un’incredibile passione per lo Spirito con la Scure e per il suo microcosmo.

Pur avendo poco più di 60 pagine a disposizione, Burattini riesce a metterci dentro un sacco di cose grazie ad una poderosa dose di mestiere (quello c’è di sicuro dopo trent’anni passati a fare fumetti) e a una buona padronanza di un formato così diverso rispetto a quello tradizionale. Pur dovendosi rifare in toto al modello nolittiano, Moreno non resiste a metterci in mezzo un piccolo intrigo (uno dei suoi tratti autorali più noti) non presente nella versione originale che risulta essere particolarmente affascinante.

 

 

Burattini è anche saggio nel capire quando eclissarsi per lasciare ampio spazio ai disegnatori e al loro talento: l’operato di Piccioni e Di Vincenzo è ottimo. Moderno e, allo stesso tempo, incredibilmente zagoriano (i due si sono rifatti molto al modello più recente di Raffaele Della Monica più che a quello di Gallieno Ferri, anche se le fisionomie del maestro di Recco sono rispettate appieno), lo stile dei due si amalgama alla perfezione e si sfoga completamente nelle ampie e maestose tavole. Con buona pace degli amanti della gabbia bonelliana (quindi con buona pace anche mia), qui finalmente il disegno si espande, respira e avvolge il lettore in un mood cinematografico di cui, da lettore ventennale dello Spirito con la Scure, sentivo davvero il bisogno.

Il cuore fa un piccolo sobbalzo durante il climax della vicenda, che non svelerò in questa sede sperando che la recensione venga letta anche da chi non ha mai preso in mano un albo di Zagor in vita sua, quando la coppia di disegnatori si lancia in un remake pressoché perfetto della stessa scena clou presente in Zagor racconta. La mimesi è talmente perfetta che per un momento mi è sembrato che fossero state prese direttamente le tavole di Gallieno Ferri per appiccicarle su quello di Piccioni e Di Vincenzo.

Altro attestato di stima per i colori di Andrea Mossa. Solitamente non amo molto i fumetti a colori perché ritengo che la bellezza di un disegno si possa apprezzare del tutto solo in bianco e nero. Questa volta però sono rimasto piacevolmente colpito perché Mossa non si limita a riempire gli spazi bianchi con una colorazione realistica e piatta vista fino a questo momento sui Color Zagor (il cielo è blu e l’erba è verde, come mi piace ripetere), ma contribuisce alla drammaticità della storia. Un ottimo lavoro, finalmente valorizzato da una stampa ottimale, che spero non si perda nella versione da edicola.

Ultimo, ma non ultimo, Michele Rubini, a suo tempo in forze allo staff di Zagor, è autore di una bellissima ed epica copertina. Sperare in un ritorno di Rubini sulla serie è pressoché impossibile, ma queste iniziative ci permettono di godere ancora del suo lavoro.

Finora però mi sono lanciato solamente in lodi sperticate. Non c’è proprio nulla che non mi sia piaciuto in questo volume?

Sì, in effetti due cose ci sono.

Ci tengo a precisare che sono due questioni (definirle critiche mi pare eccessivo) del tutto ininfluenti sulla qualità dell’albo e puramente personali. Cercherò di esporle senza fare spoiler.

La prima è questa: ad un certo punto, Burattini sembra contraddire in maniera abbastanza palese quanto raccontato da Mauro Boselli ne Il ponte dell’arcobaleno. In quella storia, Zagor incontra il padre e ha con lui un chiarimento. Mike Wilding gli racconta di quello che gli è successo in gioventù: da giovane immigrato irlandese, Wilding dovette farsi strada con le unghie e con i denti per diventare un ufficiale e le atrocità vissute in guerra gli avevano riempito il cuore di odio e così, in preda al furore, aveva ordinato di massacrare gli abitanti del villaggio Abenaki.

In Le Origini, invece, Mike Wilding, pur essendo un ufficiale, fa un po’ la figura del fesso nei confronti dei suoi uomini, non riesce a farsi obbedire e fatica a tenere la disciplina. A un certo punto sembra che il massacro degli Abenaki non sia neppure colpa sua. Questa cosa, da lettore, mi ha un po’ fatto storcere il naso, ma bisogna tenere conto che 1) un’affermazione di Solomon Kinsky sul finale sembra contraddire il racconto dello stesso Wilding, 2) ne Il ponte dell’arcobaleno non è del tutto chiaro se l’incontro di Zagor con il padre sia avvenuto realmente o se si sia trattato di un’allucinazione frutto di una pozione magica e 3) ci sono ancora cinque episodi in cui può davvero succedere di tutto.

 

 

Ultima critica, ancora più marginale: lo Zagor nolittiano era una persona qualsiasi che, in preda al rimorso per un terribile atto compiuto, decide di diventare un difensore della giustizia e di fingersi un inviato di Manito per avere un ascendente sulle tribù indiane. Una persona qualsiasi, eccezionalmente forte e atletica, ovvio, ma pur sempre uno qualsiasi. In Le Origini, ma già in altre storie più o meno recenti, sono presenti alcuni dettagli che renderebbero Zagor una sorta di predestinato inviato per davvero da Manito.

Questi sono gli unici due aspetti negativi che ho trovato in un volume che ho letto tre volte da quando l’ho acquistato e che mi ha fatto salire la scimmia per le uscite future. Non è ben chiaro se tutti gli albi della miniserie avranno la versione da libreria o solo quella da edicola, ma io spero vivamente che ci siano entrambe, anche se immagino che molto dipenderà dalle vendite del primo volume.

Perciò segnatevi sul calendario la data del 20 gennaio e fiondatevi in libreria (oppure ordinatelo in edicola e fumetteria o sul sito Bonelli) a comprare questo libro. Ve lo consiglio sia nel caso voi siate dei tuttologi dello Spirito con la Scure sin da quando Bonelli studiò il personaggio assieme a Ferri, sia nel caso siate dei neofiti totali.

Non ne resterete delusi.

 

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