Sangue sulla Siria – Dampyr n.245 (agosto 2020)

Scritto da Paolo M.G. Maino

17 Ago, 2020

In un’annata che vedrà sempre Boselli avere la parte del leone (la doppia su Sho-Huan appena conclusa, la prossima doppia su Howard, lo speciale con l’esordio sulla serie regolare del figlio d’arte Marco Villa, oltre ovviamente al numero 241 speciale per il ventennale), come al solito segue con buon distacco ma primo tra gli outsider, il bravo Claudio Falco che dopo Il condottiero di Calabria (Dampyr 239) torna con un’altra bella storia piena di azione.

A fargli compagnia ci sono le matite e le chine dell’ormai altrettanto veterano Andrea Del Campo che ritorna dopo lo speciale di ottobre del 2018.

 

Enea Riboldi

Sangue sulla Siria – Dampyr n.245

Soggetto e sceneggiatura: Claudio Falco

Disegni: Andrea Del Campo

Copertina: Enea Riboldi

 

Ma veniamo alla storia. Un nuovo Maestro della Notte incrocia la strada di Harlan e compagni: si tratta di Ningirsu che si presenta come un mix tra le antiche divinità assiro-babilonesi (molto cruente e amanti del sangue) e lo spregiudicato capo criminale che ordisce oscure trame legate a vari traffici illegali.

Il Maestro è un bel personaggio che ricorda in qualche modo Erlik Khan e Andrea Del Campo scegli di dargli le fattezze del volto intenso dell’attore Jason Momoa (quello di Aquaman dei film DC Comics).

La vicenda si dipana tra Praga, Malta, Tunisi, Turchia e Siria e vede il ritorno di comprimari amati della serie come Dal, T-Rex e Arno.

Come già successo altre volte, Falco riesce pur nella struttura autoconclusiva dell’albo a creare collegamenti con la più ampi trama delle vicende della lotta ai Maestri della Notte. Qui abbiamo ad esempio un riferimento a Nergal che pur reso un involucro senza più anima (ma sarà davvero così nonostante tutte le conferme in tal senso del buon Nikolaus?) torna a farsi vedere in un flashback come già accaduto in Krampus! (Dampyr 237 e altro numero sceneggiato da Claudio Falco per altro).

 

Andrea Del Campo

(la prima apparizione di Ningirsu e dei suoi poteri)

La sceneggiatura di Falco è ormai priva di sbavature e risponde perfettamente ad uno schema tipo di una avventura di Dampyr ma senza per questo risultare noiosa. Le scene di azione con scontri a base di fucili, bombe a mano, artigli e canini sono varie e non dobbiamo aspettare lo scontro finale per poterle ammirare e del resto sarebbe un peccato data la bravura di Del Campo nel rappresentare questi combattimenti.

Altrettanto valida è poi la ricostruzione dei vari ambienti dalle strade buie di notte a La Valletta, alla sofferente Aleppo passando per Tunisi e Izmir.  E non mancano anche due buone splash pages (la prima gioca su Nergal/Ningirsu e la seconda è una classica pagina che rappresenta la visione che sta avendo Harlan).

 

(non si lesinano scontri a fuoco!)

Se si deve fare un appunto, e l’ho già detto a Claudio Falco, la carne al fuoco era tanta e forse meritava uno sviluppo più ampio con qualche intoppo aggiuntivo per i nostri eroi che mostrano ‘texianamente’ di aver sempre in pugno la situazione. Ma questa è un’osservazione che si può fare a tante storie di Dampyr (e di per sé anche a tante storie di Tex) e fa parte in realtà della servilità su cui si è instradata la narrazione in questi 20 anni. Cambiare vuol dire scompaginare tutte le carte e questo ovviamente se mai si farà è compito di chi Dampyr l’ha creato e poi portato avanti in tutti questi anni ossia Mauro Boselli.

Visto che spesso non ne parliamo, diamo merito anche alla copertina di Enea Riboldi che rappresenta efficacemente il titolo e il cattivo contro cui Harlan si scontrerà nell’albo anche grazie alla scelta di una tavolozza cromatica che vira su colori ocra e terrosi.

 

(il vademecum del buon arrembaggio)

Alla prossima recensione!

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