Harlan contro Sho-Huan – Dampyr n.244 (luglio 2020)

Scritto da Paolo M.G. Maino

31 Lug, 2020

Estragone e Vladimiro! Dopo qualche tempo dalla prima lettura di Harlan contro Sho-Huan, ho finalmente capito chi mi ricordavano i due contendenti e i loro fitti e spesso assurdi (o meglio fuori dal mondo) dialoghi. Harlan e Sho-Huan girano per gli infiniti cosi vicini eppure così lontani (Wenders perdonami) e discutono tra di loro come i protagonisti del capolavoro di Samuel Beckett Aspettando GodotI dialoghi non sono così folli come quelli del maestro del teatro dell’assurdo, è vero, ma c’è una forza archetipica in questo scontro che ruota attorno ai temi della verità e della identità di sé (la cosa vale per Harlan come per Sho-Huan).

Ma andiamo con ordine.

 

Enea Riboldi

 

Harlan contro Sho-Huan (Dampyr 244)

 

Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli

Disegni: Arturo Lozzi

Copertina: Enea Riboldi

 

La prima storia doppia dell’anno del ventennale ruota attorno alla resa dei conti tra Harlan e uno dei suoi più sfuggenti avversari, il girovago del multiverso Sho-Huan. Nell’albo precedente, Harlan e Milius indagano a Stoccolma su un doppio mistero legato alla metropolitana della capitale svedese: il treno fantasma Silverpilen e la stazione incompiuta e dalla sinistra fama di Kymlinge. Ma tutti gli indizi si rivelano essere in realtà i fili di una ragnatela che ha un solo obiettivo: la morte del Dampyr (e poco importa se Milius ci andrà di mezzo). Il piano è di Sho-Huan che ha trovato come alleata la rediviva Claudine Bobash (finché ci saranno sue foto in giro, ci sarà sempre qualcuno in grado di riportarla in vita e bisognerà sempre bruciarle per potersi liberare della potente strega).

Il finale del numero di giugno è stato un vero cliffhanger: Harlan, dopo aver eliminato Claudine, ha di fronte Milius, ma è proprio lui o è Sho-Huan?

Recensire il numero 244 implica rispondere subito a questa domanda e quindi il ritardo nella recensione è parzialmente giustificato dalla necessità dello spoiler. Quindi leggete a vostro rischio.

 

 

La sceneggiatura di Boselli

 

Effettivamente Sho è entrato nel corpo di Milius ed è così che lo vediamo in azione in una ridda continua di salti nel multiverso. I dialoghi intensi rivelano i caratteri dei due avversari e recuperano tanti personaggi e ambienti già visti nella ventennale storia di Dampyr. Harlan si trova per altro in una situazione di stallo molto particolare: vuole eliminare Sho ma non può uccidere l’amico Hans che ogni tanto riesce a far sentire la sua voce.

Entrambi i contendenti sono costretti ad una battaglia fisica e mentale e io ribaltamento dei rapporti di forza è continuo a conferma dello stallo in cui si trovano. Questo è di fatto il cuore della sceneggiatura di Mauro Boselli che dopo aver lavorato in coppia con Eccher in Silverpilen, qui invece procede autonomamente rispettando i canoni del multiverso così come li ha impostati lui stesso nella serie.

La resa dei conti finali ha il sapore della ringkomposition visti che torniamo a vedere Sho quando era semplicemente John Ross, illusionista a Londra (e del resto la copertina di Enea Riboldi anticipava proprio quel momento e citava espressamente i trucchi letali del mago Ross contro i suoi spettatori).

Ed è proprio nel passato di Ross/Huan che si nasconde ciò che sbilancerà definitivamente la partita a favore di uno dei contendenti. E se parliamo di magia a chi pensiamo nella saga dell’ammazzavampiri di Casa Bonelli? Ann Jurging e anche Crowley. Tutto torna, anche se forse il finale (ma è la parola fine? Così sembra… ma non ne sono totalmente convinto) non ha la stessa forza emotiva dei tanti ribaltamenti di fronte della prima parte dell’albo.

 

 

I disegni di Lozzi

 

Sempre buona e ai già alti livelli della prima parte la prova di Arturo Lozzi ai disegni. Immaginifici e epici i mondi attraverso cui viaggiano Harlan e Sho (anche se molti di questi non sono nuovi e anzi recuperano situazioni già viste in passato) e da apprezzare il lavoro su Milius la cui mimica facciale deve anche rendere l’idea della doppia personalità che è contenuta letteralmente nel corpo del professore di Friburgo. E del resto è proprio un marchio di fabbrica di Lozzi (oltre al chiaroscuro) l’attenzione alla espressione del volto e direi in particolare degli occhi (indimenticabili quelli di Lisa!).

Il gruppo dei disegnatori di Dampyr ha uno spessore importante e si fatica a trovare difetti pur nella grande varietà espressiva.

 

 

Ed ora pausa per Boselli e parola a Falco che coi disegni di Andrea Del Campo ci porta nella terra sofferente della Siria.

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