Guardia Rural – Tex n.717 (luglio 2020)

Scritto da Francesco Benati

30 Lug, 2020

Con qualche inevitabile lungaggine dovuta alle ferie estive, ecco a voi la recensione di Guardia Rural, il nuovo Tex mensile edito dalla Sergio Bonelli Editore. Si tratta del secondo capitolo della lunga storia in quattro albi scritta dal curatore della serie Mauro Boselli e dal disegnatore argentino Ernesto Garcia Seijas.

 

Claudio Villa

 

Guardia Rural – Tex n.717

 

Soggetto e Sceneggiatura: Mauro Boselli

Disegni: Ernesto Garcia Seijas

Copertina: Claudio Villa

 

Riassunto dell’episodio precedente: in Messico, il tenente Castillo, ufficiale dei rurales già protagonista di una precedente storia, Gli schiavisti, sempre della premiata ditta Boselli/Seijas, è alle prese con una banda di predoni Netdahe, appartenenti al popolo Apache, che seminano il terrore fra i villaggi e le fattorie isolate. Frattanto, in Arizona, Tex sta chiudendo i conti con il colonello Atwood, reo di aver cospirato ai danni degli Apache sempre in una precedente storia di Boselli, L’indomabile.

In questa nuova avventura, le due saghe precedenti confluiscono intrecciandosi fra loro andando a creare un sontuoso affresco sugli indiani.

 

 

La sceneggiatura di Boselli

 

Nell’albo in edicola, il vero protagonista è proprio la guardia rural del titolo, ovvero il corpo di polizia messicana dei rurales: spesso dipinti come vere e proprie macchiette anche in precedenti storie di Tex, i rurales erano comunque uomini coraggiosi capaci di compiere atti di valore e lo dimostrano anche nell’albo in questione. Certo, magari alcuni di loro commettono qualche imprudenza di troppo finendo dritti in diverse imboscate, ma fa parte del gioco. Dal canto suo, Tex riesce a chiudere i conti con il colonnello Atwood, ma è dalla fine di questa vicenda che si inserisce il suo coinvolgimento nell’affare dei Netdahe. Andando a riferire l’accaduto a Nanthan, suo vecchio amico della polizia Apache, Tex viene a sapere che i Netdahe stanno reclutando uomini per lanciarsi in sanguinose scorrerie e decide così di fermarli.

 

 

In questa storia, Mauro Boselli recupera lo spirito glbonelliano della serie, soprattutto dei primi numeri, quando le storie si intersecavano le une con le altre, spesso iniziavano in una direzione e terminavano in un’altra quasi senza soluzione di continuità. Che Boselli scriva di getto non è un mistero, ma un minimo di pianificazione in più rispetto a GL Bonelli la si può riscontrare. La parentesi relativa al colonnello Atwood ne è un esempio: conclusasi in meno di un albo e mezzo, dalle sue ceneri si sviluppa l’intersezione con la trama principale dei Netdahe. Certo, viene da chiedersi se non avesse più senso dedicare una storia indipendente legata ad Atwood e alle sue malefatte o se non bastasse allungare la storia precedente di mezzo albo (difficile perché il disegnatore Josè Ortiz, oltre che anziano, era già molto malato e sarebbe morto di lì a poco), ma queste svolte imprevedibili sono comunque rintracciabili più volte in svariate storie della saga.

 

I disegni di Seijas

 

Riguardo al disegno di Seijas, c’è poco da aggiungere rispetto alla recensione dell’episodio precedente: si tratta di un indiscusso maestro del fumetto sudamericano, il cui unico difetto è quello di essere inevitabilmente invecchiato: classe 1941, Seijas è un autore classico il cui stile risente inevitabilmente dello scorrere del tempo e risulta fuori tempo massimo sia nell’impostazione generale della tavola sia nella fisionomia dei personaggi, ma si può tranquillamente dire che il suo disegno si mantiene su ottimi livelli. 

 

 

Il suo Tex tradizionalmente giovanile e ridanciano è più addomesticato rispetto all’albo precedente in cui lo si vedeva sghignazzare quasi ad ogni vignetta. Si tratta di una caratteristica di Seijas che magari il lettore medio non apprezza, anche se sarebbe sbagliato identificare Tex come uno sbirro dall’espressione serissima: il ranger è, al contrario, un uomo sereno e sorridente.

Apprezzabile la scelta, anche se forse qui possiamo rintracciare lo zampino di Boselli, di dipingere il colonnello Atwood in maniera molto simile a quanto fatto da Ortiz in passato. 

In conclusione, un ottimo secondo albo: più lento e ragionato del primo, anche se maggiormente denso d’azione, ma non per questo lo ritengo un difetto. Anzi, viviamo in tempi talmente frenetici che prenderci del tempo per leggere un fumetto che richiede attenzione non può che farci del bene.

 

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