Adam Wild Review – Fuori dal paradiso (AW. 7)

Scritto da Paolo M.G. Maino

19 Ott, 2018

Adam e Amina tornano a camminare insieme in una storia dalle tinte dure e spigolose (come il tratto di Tucic) dominata da amore, gelosia, leggi primordiali e primordi dell’uomo (scusate il bisticcio voluto).

Una storia non facile da leggere: dov’è il paradiso di cui parla il titolo? La copertina ci fa capire subito che il tradimento è dietro l’angolo e forse Adam(o) non è proprio destinato ad un calmo Eden. Si conclude in qualche modo la linea narrativa che riguarda l’anello mancante e aggiungiamo un altro pezzo importante nella nostra esplorazione dell’Africa: il cratere di Ngorongoro (‘profondo profondo’ come spiega Adam a Narcy che con pronta battuta risponde ‘capito capito’).

Una storia da rileggere anche per la secca presentazione di quella legge della natura a cui è giudicato Londo.

Fuori dal paradiso – Adam Wild n.7


Soggetto e sceneggiatura: Gianfranco Manfredi

Disegni: Zoran Tucic

Copertina: Darko Perovic

 

 

Fumetti Avventura: «Per Manfredi. Mi pare esserci poca ironia in questo numero, i siparietti di Narcy non sono così sviluppati come altrove e forse anche Adam non è così al centro dell’azione (in fondo a parte il duro scontro con Londo, Adam non compie ‘imprese’ particolari). Mi sembra che lo spazio sia tutto preso dalla realtà dei Masai e del loro rapporto con gli altri, simbolo di gruppi umani africani in difficile equilibrio con una natura così imponente. O meglio simbolo del fatto che basta poco a uscire del paradiso se si abbandona la strada antica tracciata dagli antenati. È una buona interpretazione? Narcy è un po’ disorientato come lo siamo noi di fronte a quella natura e a quella realtà umana? La scelta di Tucic per questa storia ha un motivo particolare?»

 

 

Manfredi: «Il cratere del Ngorongoro è l’ottava meraviglia del mondo, celebrata come paradiso incontaminato. Mi pare ci sia stata anche un’avventura di Mister No, ambientata nel Ngorongoro [n.d.r. per l’inciso la storia di Mister No si sviluppa attorno al numero 180 ed è una bellissima storia disegnata dal tratto pulito e chiaro di Roberto Diso (l’opposto di Tucic)]. Ci sono stati molti scavi archeologici nella zona e si sono trovati resti di teschi e di ossa che fanno pensare a una razza antichissima di ominidi secondo alcuni studiosi considerabili come antenati del genere umano. All’epoca di Adam (ma anche molto prima) molti occidentali sono andati in cerca del mitico paradiso dell’Eden , come se fosse non un simbolo, ma un luogo reale. Non l’hanno cercato soltanto in Medioriente, ma anche in Africa. Qualcuno ha ritenuto di trovarlo persino in Cina. Comunque… il contesto si prestava ad Adam (anche perché si chiama Adam eheh) e ad Amina, che è la sua Eva. La storia è una versione cruda del mito dell’Eden. Il paradiso non è affatto un paradiso perché è popolato di animali feroci. Intorno ad Amina si scatena un conflitto tribale per il possesso. Alla fine, da questo paradiso, è liberatorio andarsene. Riguardo a Tucic, la mia intenzione era mostrare all’inizio il cratere davvero come un paradiso, per poi scoprirne il lato oscuro, con l’esplorazione alle grotte che è una mini-esplorazione dell’inferno, tra scheletri e serpenti.

Ma Tucic con il suo segno decisamente espressionista ha fin dal principio mostrato il paradiso come un luogo pericoloso e infido, non solo nella feroce sequenza di Amina a caccia del rinoceronte (l’Amina più guerriera e selvaggia dell’intera serie, senza alcuna delicatezza femminile), ma persino nel modo di alterare le ombre, che non sono naturalistiche, ma a chiazze, come se lì persino le leggi della luce fossero sospese. Ho trovato questa interpretazione affascinante nella sua stranezza e anche se capivo che per i lettori bonelliani questo sarebbe stato un episodio così poco abituale da risultare difficile da digerire, mi è parso che nel contesto della serie ci stesse benissimo. Delle punte estreme ogni tanto ci vogliono. La storia in sé è invece molto semplice. Forse la più lineare tra quelle che ho scritto. E hai ragione: non c’è ironia, se non in senso drammatico. L’ironia drammatica sta nel fatto che i nostri eroi si sono recati in quel posto aspettandosi il paradiso e invece hanno trovato se non proprio l’inferno, una natura la cui legge fondamentale è la violenza . I Masai vivono in un recinto, cercano di scansare conflitti anche tra loro, non entrano in zone che sono territorio di caccia degli animali. Insomma, in quel luogo, si sono sottratti alle minacce della Via degli Schiavi, ma vivono in una sorta di esilio.

 

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