Chanbara – Il lampo e il tuono (ottobre 2018)

Scritto da Paolo M.G. Maino

17 Ott, 2018

Come anticipato da tempo arriva la terza puntata delle storie ambientate nel Giappone dei samurai ideate da Roberto Recchioni per i disegni di Andrea Accardi. Le prime due erano state pubblicate nella collana Le Storie: sul numero 2 La redenzione del samurai avevamo conosciuto Tetsuo mentre sul numero 13 I fiori del massacro avevamo incontrato la bella e letale Jun; in entrambi a tirare le fila della vicenda era intervenuto l’anziano e cieco maestro di spada Ichi.

Annunciata fin dal 2014 la serie Chanbararaggiunge ora le librerie con un importante volume di 112 pagine dal grande formato (22×30) in bianco e nero, cartonato (lo potete trovare qui allo shop Bonelli), e il primo nota bene è che raggiunge ‘le librerie’ e non le edicole dove forse uscirà prima o poi una versione nel classico formato Bonelli. Si ripropone, come da un po’ di tempo a questa parte la domanda: comprare il volume da libreria o aspettare l’edicola (ma è vero anche il contrario se pensiamo a Deadwood Dick)? E come mi capita per Il commissario Ricciardi dove il volume esce prima dell’albo da edicola, ho preso l’edizione da libreria e il gusto della lettura è un’altra cosa. Vale i 18 euro? Il libro è molto bello con una fattura pregevole e la stampa è di alta qualità… insomma vale i 18 euro per me, ma capisco anche chi vorrà aspettare qualche mese per l’edizione da edicola.

 

Chanbara – Il lampo e il tuono

Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni

Disegni: Andrea Accardi

Copertina: Andrea Accardi

Ed ora passiamo al commento del volume. Chanbara è un termine giapponese che significa ‘combattimento con la spada’ e indica i libri o i film di spada che raccontano del medioevo da cui sono nati i valori e la basi della cultura del paese del Sol Levante. E Il lampo e il tuono è una perfetta dimostrazione del termine: la spada dei samurai compie le sue letali evoluzioni in continuazione con un gusto cinematografico davvero notevole e nel senso etimologico del termine: ‘cinema’ in greco significa ‘movimento’.
Breve sinossi: Ichi deve affrontare la minaccia del folle spadaccino Ryu Murasaki, il Diavolo Bianco, che cerca di realizzare terribili opere d’arte tagliando teste, mozzando gambe e braccia e aprendo squarci nell’addome delle malcapitate vittime. Ma per affrontare questa minaccia Ichi deve recuperare nella sua squadra anche Tetsuo e Jun e a questi deve aggiungere un nuovo eroe: Daisuke Nagata, la bestia tonante (il tuono del titolo), una forza della natura espressione anche dei più bassi istinti. Lo strano quartetto che si forma nella prima parte dell’albo, affronta poi il primo vero scontro con un nemico comune: è l’inizio di un cammino che li porterà a poco a poco nei prossimi episodi al faccia a faccia con il Diavolo Bianco.

La scrittura di Recchioni è asciutta e essenziale così come il rispetto del genere che lo scrittore romano dimostra di conoscere molto bene. Nel redazionale che chiude il volume Recchioni dichiara i suoi debiti: Kurosawa, Frank Miller, Guerre Stellari oltre che una miriade di letture sui testi del ‘medioevo giapponese’ del XVI e XVII secolo. E dimostra di essersi divertito a scrivere questa storia e questo rende la vicenda scorrevole e chiara dal punto di vista narrativo. Bellissima e iperbolica (pantagruelica, direi!) la figura di Daisuke e ottime le scenette di taglio umoristico che fanno da divertente contraltare alle scene di azione di cappa e spada.
Sul fronte del disegno, Accardi conferma la sua perfetta sintonia con l’ambiente del Giappone antico e con la sceneggiatura di Recchioni e direi che dopo le ottime prove dei due numeri de Le Storie il disegnatore alza ancora di più l’asticella e libero in tanti casi dalla gabbia bonelliana realizza delle spettacolari splah page anche doppie da rifarsi gli occhi e da gustarsi con calma. Fantastici i movimenti della katana dei vari spadaccini e altrettanto curati i dettagli splatter conseguenza dei letali colpi di spada: per intenderci siamo di fronte alla versione in bianco e nero e solo apparentemente statica dei combattimenti di Kill Bill.

Aggiungo due ulteriori note di merito al disegno di Accardi: gli ideogrammi giapponesi (che ovviamente non conosco per cui potrebbero anche non avere alcun significato) sono resi con una accuratezza grafica (o meglio calligrafica) notevole e diventano anche loro parte della narrazione; la rappresentazione degli elementi naturali rende omaggio alla tradizione del disegno nipponica che ha il suo punto di origine più nota nel pittore Hokusai. Accardi non fa il verso ai manga e realizza un’opera perfettamente occidentale che però trasuda ‘giapponesità’.

Se non si è capito, Chanbara è un fumetto che merita e che può essere apprezzato sia dagli amanti del genere sia da chi ama l’avventura in generale o sa gustare il gusto del grottesco di taglio tarantiniano. Un’ultimissima nota sul redazionale finale: un articolo di Recchioni di presentazione della genesi ‘personale’ della passione per il genere di cappa e spada giapponese, il tutto corredato da disegni di Accardi che raccontano il making off.

 

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