Deserto Mohave – Maxi Tex n.23 (ottobre 2018)

Scritto da Francesco Benati

16 Ott, 2018

Siamo a ottobre e, come noto, è tempo di Maxi Tex! Edito sempre dalla Sergio Bonelli Editore, questo malloppone di oltre 330 pagine si presenta nell’insolita veste di contenitore di due storie molto diverse tra loro. La prima, che dà il titolo al volume, nonché la più lunga, è Deserto Mohave di Gianfranco Manfredi ai testi e Alessandro Nespolino ai disegni, mentre la seconda è L’ultimo giorno di Tito Faraci e Yannis Ginosatis.

 

 

Deserto Mohave – Maxi Tex n.23

 

Soggetto e sceneggiatura: Gianfranco Manfredi

Disegni: Alessandro Nespolino

Copertina: Claudio Villa

Questa pubblicazione è nata ufficialmente nel 1997 con Il cacciatore di fossili di Antonio Segura e Josè Ortiz, anche se c’era già stato un precedente con il superbo Oklahoma di Giancarlo Berardi e Guglielmo Letteri. Da allora, il Maxi è uscito a cadenza annuale per ben vent’anni fino a oggi, quando, in occasione dei 70 anni di Tex, l’editore ha deciso di raddoppiare l’uscita.
Trattandosi di due storie, per evidenti motivi non posso parlare di entrambe con lo stesso livello di approfondimento che farei in altre occasioni, per cui sarò un po’ più sintetico del solito.
L’apertura è affidata a Deserto Mohave, storia che vede il ritorno di Gianfranco Manfredi, sceneggiatore di lusso, autore di Magico Vento, Adam Wild e tanto altro, sulle pagine di Tex, serie dalla quale mancava da un paio d’anni.
La storia è, in effetti, molto manfrediana: abbiamo una banda di truci banditi, ognuno dei quali con un soprannome e un tatuaggio che indicano il suo modo per uccidere, evasi dal carcere che hanno preso ostaggio due ragazzine da un villaggio Mohave. Tex e Carson, giunti per caso, decidono di intervenire per rimettere le cose a posto a modo loro, ovvero a suon di colt! La lotta contro i banditi, guidati dal carismatico Maelstrom, è dura e senza esclusione di colpi, sia di pistola che di scena.

Buono il lavoro svolto da Manfredi, il quale dà prova di tutta la propria abilità (ma davvero ce n’era bisogno?). Alcuni lettori, in nome di una presunta texianità che non è mai chiaro in cosa consista, non lo apprezzano perché tradirebbe i canoni texiani.
Che li tradisca è (in parte) vero, ma bisogna dire che 1) esistono delle esigenze narrative che vanno rispettate (esempio: il protagonista deve venire catturato se la storia lo richiede) e che 2) se hai delle buone idee dei canoni te ne puoi tranquillamente fregare, entro certi limiti.
Limiti che comunque Manfredi non supera mai. Il suo Tex è Tex, fine.
Muti, mani al cielo e tutti a casa.
Bene anche Alessandro Nespolino, alla sua seconda prova sulle pagine di Tex. Forse il suo stile è più adatto alle atmosfere moderne e cittadine rispetto al polveroso west texiano, ma il suo operato su questa storia è comunque pregevole. Personaggi ben caratterizzati, soprattutto i cattivoni, e notevole rispetto per le figure storiche di Tex e Carson. Data la lunga militanza in compagnia di Manfredi, Nespolino lo ha chiaramente assecondato benissimo nel corso di tutta l’avventura, cosa che non sempre avviene.
Una storia bella, insomma, che avrebbe meritato di finire sulla serie regolare, ove in origine era stata destinata (conta esattamente 220 pagine e l’ultima striscia di pagina 116 è un chiaro riempitivo di raccordo).

L’ultimo giorno

Soggetto e sceneggiatura: Tito Faraci

Disegni: Yannis Ginosatis

 

Tutt’altro discorso, purtroppo, per la storia seguente. A parte una clamorosa svista nel titolo (quello in frontespizio è L’ultimo giorno, quello in apertura è Ultimo treno da Stonewell), la storia purtroppo è debole su tutti i fronti.
Inizialmente pensata per la gloriosa testata dell’Almanacco del West che ha chiuso i battenti nel 2014 per venire rimpiazzata dal Magazine, questa avventura è rimasta nel cassetto per anni in attesa di venire riutilizzata.

Sinossi: il capostazione di Stonewell sta per andare in pensione. Si tratta del suo ultimo giorno, quando nella sua stazione si scatena l’inferno: un’orda di banditi si lancia all’assalto per riprendersi il loro ex compagno Melvin, il quale è l’unico a conoscenza del nascondiglio di un tesoro. Per fortuna ci pensano Tex e Carson a proteggere la stazione e i suoi occupanti.

 

 

Niente da fare, purtroppo Faraci, che altrove ha realizzato veri e propri capolavori del fumetto nostrano, in ambito texiano non è proprio a suo agio. Trame esili, cattivi piatti e realizzati con lo stampino e il solito cliché dei pochi contro tantissimi tipici della sua produzione. Qui Tex, Carson e pochi altri devono fronteggiare da soli qualcosa come quaranta (!!!) banditi, una impresa superomistica che neppure GL Bonelli avrebbe mai osato tanto.
Ordinaria amministrazione, insomma.

Altro discorso per i disegni di Yannis Ginosatis. Il greco di casa Bonelli dimostra ancora una volta tutto il proprio valore realizzando una bella prova, anche se non siamo ai livelli della bellissima Cuore Apache di Pasquale Ruju apparsa questa primavera sulla serie regolare. Ci sono un po’ di imprecisioni e le tavole sembrano eccessivamente statiche, ma in fondo si tratta di un paio di difetti trascurabili perché alla fine si conferma un ottimo disegnatore e speriamo di ritrovarlo presto sul mensile.

Questa dovrebbe essere, a memoria, la penultima storia di Tito Faraci per Tex. L’ultimissima dovrebbe essere contenuta sempre in un Maxi e si tratterebbe di un’avventura originariamente pensata per il Texone disegnata dal maestro argentino Horacio Altuna.

In definitiva, un discreto Maxi Tex che ci consegna due storie, di cui una buona e l’altra purtroppo al di sotto dell’ordinaria amministrazione, salvata in corner dai bei disegni di Ginosatis.

 

Ti potrebbero interessare

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *