Inciso nel sangue – Le Storie n.73 (Ottobre 2018)

Scritto da Paolo M.G. Maino

21 Ott, 2018

Dopo lo scorso numero scritto e disegnato da un solo artista (Simone Gabrielli), passiamo ad un numero che vede ben 4 autori: oltre all’ottimo esordio in Bonelli di Salvo Coniglione, infatti, dietro allo pseudonimo di Emiliano Polo si nasconde un trio di scrittori: Gianmarco Guazzo, Paolo Mancino e Francesco Tedeschi (i tre si sono formati alla Bottega Finzioni creata da Carlo Lucarelli). E con una certa nota di curiosità dopo la bella storia di Costantini e Montalbano (Il Rianimatore n.69 della collana), altri debutti in Bonelli hanno come centro la città di Bologna, qui in accoppiata con Venezia (sede per buona parte anche di un’altra storia recente de Le Storie ovvero il numero 67 Giochi di potere). Ancora una volta la serie di storie autoconclusive curata da Gianmaria Contro si muove su due piani temporali, in questo caso il presente e l’età rinascimentale.

Inciso nel sangue – Le Storie n.73

Soggetto e sceneggiatura: Emiliano Polo (Gianmarco Guazzo, Paolo Mancino, Francesco Tedeschi)

Disegni: Salvo Coniglione

Copertina: Aldo Di Gennaro

Una breve sinossi. Damiano Rei, che lavora per un’agenzia di vigilanza a Bologna, ha un dono particolare: vede i morti di morte violenta e a volte ha delle visioni così forti che lo possono possedere fino al punto di farlo agire con gesti indipendenti dalla sua volontà. La sua fidanzata Myriam Zordi è una studiosa di storia rinascimentale ed è legata a due professori (Jean De Lot e Gregorio Venanzio) che si sono specializzati nella storia della stampa tra fine ‘400 e inizio ‘500 periodo in cui il nome dello stampatore per eccellenza è quello di Aldo Manuzio, veneziano, che tra i suoi più importanti aiutanti aveva il bolognese Francesco Griffo. E dalla riesumazione della tomba e del cadavere di Cristoforo De Resia, genero del Griffo, da questi apparentemente ucciso,  emerge un cofanetto che contiene dei caratteri di stampa legati al dissidio tra Aldo Manuzio e Francesco Griffo. Perché Griffo ha ucciso De Resia? Da dove vengono le improvvise e violente visioni di Damiano Rei? E perché in queste visioni appare sempre il padre di Damiano morto dieci anni prima? Chi sta compiendo omicidi nella Bologna del presente? Il giallo del passato si lega e si raddoppia con il giallo del presente in un crescendo di tensioni ben orchestrato dalle sei mani che hanno scritto la storia e che porta ad un finale pieno di colpi di scena, un finale che come spesso accade ha degli aspetti aperti a possibili sviluppi.

Come si capisce da questa breve sinossi (in cui abbiamo cercato di ridurre al minimo gli spoiler), gli autori hanno attinto a piene mani da alcuni film e romanzi come Il sesto senso o Il Miglio Verde per il settore cinematografico o Il commissario Ricciardi di De Giovanni (ora trasportato anche in fumetti proprio per Bonelli) per delineare i poteri paranormali di Damiano Rei, ma la cosa – pur evidente – non sa di copiatura (del resto riscrivere le storie è da sempre fonte di tanti grandi successi della letteratura e del cinema!), anzi essendo dichiarata da subito non costituisce l’elemento a sorpresa che porta alla risoluzione (e allora la cosa sarebbe stata decisamente stucchevole), semmai il lettore riconosciuta la componente ‘fuori dal comune’ cerca di capire come e se Damiano sarà in grado di trasformare tali poteri in un vantaggio.
Altro grande merito del soggetto è quello di guardare alla vivacissima e importantissima storia della ‘stampa’ in Italia: novità tecnologica che ha stravolto e rinnovato la cultura italiana ed europea con risvolti anche di carattere economico molto significativi (e anche questo emerge tra le righe pur nella forma romanzata della sfida tra i due stampatori Manuzio e Griffo… con un certo parteggiare per quest’ultimo e per Bologna, forse per la genesi del soggetto che è nato all’interno di un progetto di sviluppo narrativo su Francesco Griffo portato avanti da Bottega Finzioni in collaborazione con l’associazione Griffo, The Great Gala of Letters.

Sul fronte dei disegni, ottimo davvero come detto l’esordio di Salvo Coniglione che si mostra a suo agio nel tratto realistico richiesto dalla serie: Bologna e Venezia rivivono davanti ai nostri occhi sia nel passato rinascimentale sia nel presente. Coniglione crea tavole chiare, facili da leggere e ricche di carica espressiva e nella migliore tradizione Bonelli usa già in modo importante il chiaroscuro. Insomma una prova che ci ha soddisfatto e che ci fa ben sperare per il futuro di questo disegnatore che vedremo bene su qualche testata maestra della casa editrice milanese.
In conclusione un numero de Le Storie piacevole, ben scritto e ben disegnato. Un’opera prima che ci auguriamo possa avere un seguito ancora più maturo e soddisfacente sia per gli scrittori (in team o da soli) sia per il disegnatore.

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