Repliche umane – Nathan Never 328 (settembre 2018)

Scritto da Manuel Enrico

24 Set, 2018

Il poeta è stato un numero di Nathan Never particolare, per il sottoscritto. Da amante del personaggio, quando vedo il nome di uno dei tre padri dell’Agente Alfa mi prende subito quel senso di affetto che si prova per chi ti ha regalato emozioni per anni, tramite storie di un fumetto. Vedere quindi la firma di Bepi Vigna sull’albo era come una garanzia di leggere una bella storia, una di quelle dei ‘bei tempi andati’ del Musone, ed in effetti l’autore sardo non ha mancato alle aspettative.
Eppure, alla fine della lettura de Il Poeta avevo la speranza che Repliche Umane, la parte conclusiva, potessi levarmi completamente quel senso di eccessiva familiarità con quel mostro sacro che è Blade Runner che si è respirato per tutta la prima parte. Sia chiaro, citare ed omaggiare non è reato, anzi è un legame tra autore e lettore che ho sempre apprezzato e che in passato non è certo mancato sulle pagine di Nathan Never. Ma cosa accade quando si passa quel sottile limite?

 

 

Repliche umane – Nathan Never 328

Soggetto e sceneggiatura: Bepi Vigna

Disegni: Romeo Toffanetti

Copertina: Sergio Giardo

Repliche umane per me è stato quel limite. Da un narratore del talento di Vigna mi aspettavo un colpo di scena deciso, quel guizzo da scrittore di livello quale è con cui mi sorprendesse proprio quando mi sentivo sicuro di aver capito il tutto. Invece questa sferzata non è mai arrivata, l’ho cercata sino all’ultima pagina ma non si è rivelata.

Chiariamoci, la storia di Il Poeta e Repliche umane è ben scritta, ha una scansione dei tempi ben delineata, ma funziona al meglio su un lettore che non abbia mai sentito nemmeno parlare di Blade Runner. Chi ha seguito l’indagine di Rick Deckard a metà del primo albo ha già capito il finale, lo attende, perdendo parte del fascino della lettura. Vigna, a mio avviso, si è lasciato prendere troppo la mano dal voler omaggiare il capolavoro di Scott. Il ritorno di nomi, dettagli, e palesi ricostruzioni di scene iconiche del film al punto della riproposizione di battute può risultare affascinante, ma è un modo fin troppo invasivo di inserire il lettore nel mood giusto per leggere la storia.
Ed è un peccato, perché la presenza così massiccia di questa citazione rischia di far passare  in secondo piano gli altri riferimenti, meno invasivi  ma comunque presenti. La figura di Vengeance è particolarmente affascinante, una voce autorevole e critica capace di assorbire l’attenzione del lettore,  in un crescendo emotivo che rende le sue apparizioni all’interno dei due albi efficaci e ben studiate. Il tono apparentemente cinico di Vengeance è realistico, trasmette una visione disincantata e asettica di un mondo che sembra allontanarsi dalla figura dell’artista. Questo suo ruolo mi è piaciuto, non solo per come si inserisca all’interno della storia, ma per il messaggio che offre al lettore.

 

 

A sostenere questo delicato equilibrio è l’arte di Romeo Toffanetti. Come nel precedente albo, la matita del  disegnatore riesce ad emozionare in ogni tavola, toccando dei picchi emotivi nelle raffigurazioni delle  opere Vengeance. Ho apprezzato la costruzione delle gabbie in cui sono inserite le vignette e la loro realizzazione, all’interno delle quali sono inseriti piccoli omaggi, che esplode sul finale con una rivisitazione  de Il viandante sul mare di nebbia di Friedrich.
E finalmente possiamo godere al meglio dal vivo l’ottima tavola di Segio Giardo, che divisa in due parti ha dato vita alle copertine di questi albo. Se la prima metà era già un bel vedere, poter vedere il disegno nella sua interezza mostra ancora una volta la sensibilità e il talento espressivo del copertinista della serie.
Il Poeta e Repliche umane compongono una storia che ha un intento artistico  e quasi didattico lodevole, che rischia però di scontrarsi con la necessità di alcuni elementi preparatori del lettore che potrebbero rappresentare uno scoglio alla piena comprensione del tema trattato.

 

 

Apprezzo lo sforzo di Vigna e ancora una volta non posso che ammirare la sua gestione dei tempi narrativi, ma anche  dopo la lettura corale dei due albi mi resta quella sensazione di occasione non pienamente sfruttata, come se Vigna avesse voluto puntare troppo sulla citazione di Blade runner per offrire al lettore un punto di percezione con cui comprendere la sua storia, anziché puntare ad una storia completamente nuova e vitale.
E voi cosa ne pensate? Venite a dircelo nel gruppo Facebook L’avventura a fumetti da A(dam) a Z(agor)! Per le altre recensioni della serie regolare di Nathan Never potete raggiungerle a questi link:

 

 

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1 commento

  1. Avatar

    Ecco, ora che l'ho letta son contento. Posso dire che sono parzialmente d'accordo con te Manuel, per apprezzarlo a pieno ho dovuto "staccare" un attimo la testa, in maniera piuttosto decisa, dalle reminiscenze di BR, ma, una volta fatto questo, ho potuto apprezzare in maniera intensissima e toccante il tema di fondo trattato, l'arte, decisamente aiutato dalla meraviglia visiva imbastita da Romeo, espressa in maniera sublime particolarmente nelle tavole più oniriche.

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