L’era delle chimere – Nathan Never Generazioni n. 5 (settembre 2018)

Scritto da Manuel Enrico

25 Set, 2018

Dopo aver toccato diversi generi della fantascienza, Nathan Never: Generazioni con il suo quinto numero, L’era delle chimere, si addentra nelle atmosfere di uno dei futuri passati più interessanti: lo steampunk.
Parlare di steampunk è sempre appassionante, anche se solitamente ci si ferma all’aspetto visivo, sicuramente affascinante, ma che limita notevolmente il valore di questa atmosfera. In Italia, fumettisticamente parlando, poche opere hanno saputo andare oltre alcuni punti fissi dello steampunk, approfondendo altri aspetti. Tralasciando l’incursione passata nello steampunk dell’agente Bayeux vista nell’universo Alfa, due interessanti produzioni steampunk italiane sono BlackBox (https://www.justnerd.it/2017/08/22/blackbox-hyppostyle-recensione/)  e The Steams (https://www.justnerd.it/2017/09/05/the-steams-chronicles-unantologia-speciale-noise-press/).

 

L’era delle chimere – Nathan Never Generazioni n. 5

Soggetto: Antonio Serra

Sceneggiatura: Adriano Barone

Disegni e copertina: Rosario Raho

L’era delle chimere ha il dono di spingersi, però, oltre ogni precedente traguardo. Lo steampunk non è solo un mondo alternativo in cui il vapore ha preso il sopravvento come elemento tecnologico, ma ha una precisa connotazione sociale e storica che lo identifica come un’ambientazione rigida, moralmente e culturalmente. L’immagine da usare come paragone è l’Inghilterra vittoriana, epoca di progresso tecnologico e di forte repressione morale (il famigerato Victorian Compromise imperava!), entro cui la società era rigidamente incanalata.

Barone e Serra hanno voluto dare risalto a questo aspetto inserendo una precisa connotazione sociale all’interno del loro lavoro. Per farlo, era necessario un attento lavoro di ri-costruzione storica, per trasmettere al lettore il clima greve sugli animi dei personaggi e condurlo al meglio all’interno di questa narrazione. Esempio lampante, la scelta di utilizzare l’esclamazione ‘By Jove’, nata proprio nel periodo vittoriano come alternativa ad imprecazioni che coinvolgessero divinità meno pagane.

 

 

Si tratta di piccoli dettagli, è vero, ma sono dei preziosismi che mostrano il lavoro di ricerca e costruzione del mondo più realistico possibile da offrire ai lettori. I due autori hanno voluto stuzzicare i lettori introducendo anche riferimenti a due autori inglesi, Robert L. Stevenson e Mary Shelley. All’interno di questo numero sono infatti presenti due personaggi da loro creati che assumono ruolo centrale all’interno della storia di ‘questo’ Nathan vittoriano.
Si tratta di una citazione che non trascende il limite del buongusto, è una piacevole presenza che riporta i lettori ad un background comune inserito al meglio all’interno della narrazione principale della saga di Generazioni.
Perché oramai è indubbio che in Nathan Never – Generazioni tutto avvenga con uno scopo preciso. Nello scorso numero, Base Lunare Alfa, Nathan perdeva un braccio, ed ecco che in questo universo steampunk lo vediamo con uno stupendo braccio meccanico. La linearità ‘diagonale’ della trama, come spiegata da Barone stesso in un post su Facebook, consente agli autori di giocare con la nostra confusione e stuzzicarci con indicazioni sul vero filo conduttore di questa serie, che emerge lentamente e soltanto se scovato da una lettura attenta.
Ad entusiasmarmi è stato il veder i diversi Nathan sempre più disperati, sempre più soli e capaci di allontanare i pochi amici in maniera ineluttabile, che sia per morti o per decisioni disperate.

 

 

In L’era delle chimere a essere messo a dura prova è il rapporto con l’amica di sempre, Legs. La deriva del loro rapporto è un’eco chiara della difficoltà vissuta da Nathan, a cui si contrappone la continua crescita (in senso letterale) della figura di Ann, che in Generazioni assume un ruolo che, forse, in pochi hanno valutato. Ma nel finale di L’era delle chimere sarà chiaro a tutti.
Con questo numero, Serra e Barone hanno voluto prepararci ad un gran finale col botto. I cinque numeri usciti finora sono stati un crescendo emotivo continuo, spinto da questa innovativa formula narrativa, in cui alcuni elementi della storia di Nathan Never sono stati inseriti in un contesto dinamico e mutevole come mai prima. Se le due precedenti miniserie, Annozero e Rinascita, erano una sorta di What if….? marveliano, Serra (aiutato da Eccher e Barone) ha ideato Generazioni come un Elsewhere, non una risposta a come sarebbero potute andare le cose, ma il racconto di come esse siano realmente avvenute altrove, in cui però emerge una variazione epocale sul carattere di Nathan: avete notato che in nessun universo si fa menzione di un suo tradimento di Laura? In Nathan Never Generazioni la morte di Laura è una costante, ma è sempre l’attaccamento di Nat al suo lavoro, il distacco dalla famiglia per ‘motivi di servizio’, a scatenare il suo senso di colpa. Sembra una differenza minima, eppure, è forse una delle più invasive e affascinanti riscritture dei punti saldi del nostro Agente Alfa.

 

 

Uno sviluppo che avrebbe bisogno di artisti del calibro di Rosario Raho. Definirlo maniacale nella realizzazione del look steampunk di questo albo sarebbe poco. Raho non ha soltanto realizzato un ambiente urbano oppressivo e iperdettagliato, ma anche ricreato con dedizione i meccanismi tecnologici alla base di questo contesto narrativo, mantenendo anche una loro funzionalità che fosse di sostegno alla storia, senza esserne però asserviti. Da ammirare anche la realizzazione della griglia delle tavole, in cui si utilizzano linee morbide, arricchite spesso da intarsi meccanici che enfatizzano il tono dell’ambientazione.
Con L’era delle chimere, Nathan Never: Generazioni si rivela non solo un fumetto sperimentale e di ampio respiro, ma anche (…e continuo a sperarci!) un ideale punto di partenza per una serie di nuove avventure in questo multiverso. Per dire, al posto di riproporre storie note e arcinote nel Nathan Never Magazine, perché non mostrare avventure del Nathan di Il guerriero della Polvere o svelarci come se la sono cavati gli avventurosi furfanti galattici disegnati da Andrea Bormida?

 

 

Nel frattempo, non ci resta che attendere la conclusione della saga con il sesto numero, disegnato da quel Massimo Dall’Oglio che pochi giorni fa ha riscosso nuovamente successo in terra nipponica per la sua arte!

 

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