Habemus diem certam! Il 31 luglio 2026 è prevista la pubblicazione del numero 11 de Il confine ossia Da lei all’eternità e così posso riprendere la mia analisi dettagliata dei misteri e degli indizi presenti in questa serie Bonelli da libreria ideata da Mauro Uzzeo e Giovanni Masi e avviata in quella Lucca 2019 che non sapeva di cosa sarebbe successo di lì a pochi mesi. Un progetto che voleva incarnare l’idea della nascente anima crossmediale della casa editrice milanese e che si è trovato ad essere probabilmente un terreno di verifica della complessità di queste tipologie di progetti. Una serie a fumetti nata con un art portfolio a Lucca 2018 e lanciata per essere anche un gioco di ruolo (cosa che è accaduta) e una serie TV (di cui non si sa più nulla, ma mai dire mai) e una serie che da ritmi di pubblicazione quadrimestrali o semestrali è ormai arrivata (solo) all’undicesimo numero in 7 anni. Ma al netto di queste vicende una cosa è certa, il progetto è solido e la cura editoriale altissima. Per cui ogni volta che torna ad affacciarsi un nuovo numero in libreria, ecco che mi ritorna viva la curiosità per sapere che cosa accadrà (e a ben pensarci non mi accade con tanti prodotti narrativi).
Per cui ecco a voi la recensione e l’analisi de Il marchio della carne, numero 9 de Il Confine a firma appunto di Uzzeo e Masi e soprattutto in questo caso del compianto Carlo Ambrosini splendidamente supportato dai colori di Adele Matera e dal lettering di Marina Sanfelice. Prima parte no spoiler, la seconda piena zeppa di mie idee su quanto accade.
Dopo il numero 3, torna per l’ultima volta sulla serie Il Confine, Carlo Ambrosini e tona ovviamente a raccontarci di una storia del passato, anzi per ora è la storia più antica di quelle che ci sono state narrate perché siamo prima degli eventi del numero 3. Vediamo Aurelio giovane bambino senza alcuna menomazione e Angela e Vanni segnati da un destino infausto e da una brutta nomea ma ancora senza Il marchio della carne che dà il titolo a questo numero 9.
Un numero che uscito ormai 4 anni fa, riletto oggi risulta ancora più apprezzabile. Uzzeo e Masi creano, sul modello di una classica storia di origini, una racconto che corre sul filo dell’inquietudine per poi esplodere nell’horror weird (non uso a caso questo verbo e questo genere, perché sono quelli che usano i due autori nel testo della lettera introduttiva – reale o fittizia che sia – inviata al disegnatore Ambrosini per introdurlo nella vicenda. La lettera è a pagina 72).
Il piccolo Aurelio annoiato dal disinteresse della zia Angela e dalla assenza del padre Vanni decide di andare a giocare nei boschi (come lo vediamo correre felice con un bastone in mano nella copertina di LRNZ) e qui incontra il misterioso ragazzo dalla testa infuocata che ricorre tante volte negli albi fin qui letti. Mentre accade questo Uzzeo e Masi ci raccontano anche del contesto storico-sociale: la cava di Vanni è allo stremo e Vanni non ha più i soldi per pagare gli operai che di fatto decidono di abbandonarlo, ma a far cadere la goccia che fa traboccare il vaso è un evento misterioso e ‘maledetto’: nella cava di marmo si ritrova un’effige in bassorilievo di un uomo. La superstizione popolare lo interpreta come un segno negativo, Vanni lo distrugge ma sua sorella Angela sconvolta dall’aver avuto le mestruazioni in tarda età grida che la montagna deve essere lasciata stare.
Questi due fatti privati e pubblici sono i due eventi scatenanti della vicenda che però nella seconda parte porta all’esplosione horror dal sapore lovecraftiano (pur se nella versione di ‘orrore bianco’ come spiega Giovanni Masi in un bel redazionale).
Di più qui non aggiungo, ma devo assolutamente soffermarmi sul pezzo di bravura che sono le tavole 54-63. Ambrosini scompone la pagina e la tavola e ci fa perdere insieme ai personaggi i punti di riferimento. Lo abbiamo già visto accadere in questa serie: la tavola classica Bonelli (posto che abbia senso in un volume da libreria) serve a raccontare quello che si può definire, mentre le pagine scomposte e apparentemente disorganiche sono il segno del penetrare nella realtà nota di elementi imprevedibili e sconvolgenti. E decisamente Ambrosini si è trattenuto dal creare in noi lettori questo senso di disorientamento e di perdita dei punti cardinali spazio-temporali.
Un altro ottimo numero (ma sulla qualità della serie davvero poco da dire: ripeto un lavoro molto curato ed efficace) che ha goduto anche delle scelte linguistiche della sceneggiatura di Uzzeo e Masi che, sia nel racconto in prima persona del diario di Vanni (la prima volta che accade nella serie che ci sia un punto di visuale soggettivo di un narratore interno) sia nelle battute dei semplici uomini del paese, sono impreziosite da una patina di inizio ‘900 che ricorda ad esempio la prosa di Papini (ma sono Uzzeo e Masi a ricordarlo).
Un plauso finale a Adele Matera che riprende la tavolozza dai colori seppia e ocra del numero tre e la riproduce anche in questo numero 9 in cui il tono del ricordo si carica del colori delle pagine ingiallite dal tempo.
Ed ora spazio alla zona spoiler con le mie elucubrazioni più o meno sensate. Varcate il confine con me!
Oltre il Confine: analisi di episodio 9
p.3 di una miccia la cui esplosione sarebbe deflagrata negli anni a venire colpendo, in particolar modo, i più giovani della comunità. Si tratta di un indizio importante che pone il parallelo tra il giovane Aurelio negli anni della Grande Guerra e i giovani ragazzi scomparsi.
p.7 nel diario del papà di Aurelio si legge che la prudenza e la temperanza potevano diventare alleate nella continua lotta contro ciò che cela l’oscurità. La famiglia di Aurelio è custode della montagna e vuole evitare pericoli.
p.10 Angela pur anziana ha una perdita di mestruazioni, mentre in contemporanea su un sasso bagnato di quello che pare sangue Aurelio bambino scivola sull’acqua del fiume. Perché del sangue su quel sasso? Natura esterna e natura interna sono intimamente connesse per i Gronchi e la montagna?
p.11 mentre Angela prega per la sua impurità (così percepita), Aurelio incontra il ragazzo con la testa infuocata.
pp.12-13 Vanni piccona il corpo nella montagna. Chi è? Ma forse la domanda è: quando è? Per altro il volto di pietra nella montagna è una delle prime immagini che hanno aperto la serie nel numero 1.
p.18 Vanni ritrova Aurelio davanti al simbolo del Confine tracciato a terra. Aurelio dice che ha giocato con amico che gli ha anticipato che il padre lo avrebbe trovato. Vanni intuisce evidentemente che c’è qualcosa che non va e penso in cuor suo sappia che si tratta di qualcosa legato alla sua famiglia e a quel mondo da tempo. Ed è molto preoccupato.
p.24 le voci che tremano già viste in altri albi, accompagnano la notte di Aurelio con il fantomatico ragazzo dalla testa infuocata che gli ripete che nessuno lo porterà via. Aurelio è quindi legato per sempre alla montagna. Ne è una sorta di equilibrio?
p.31 la folle Angela spaventa tutti alla cava gridando che «la sciagura sta per tornare». Quindi si tratta di qualcosa del passato che è già accaduto.
pp.34-35 Aurelio dice a Vanni che il misterioso ragazzo ha detto che si sono già incontrati e si incontreranno ancora. Il tempo si piega e ritorna.
p.36 le profezie sul futuro di Aurelio (tutte vere) arrivano fino a nominare Pierre, il capo dei ragazzi perduti e forse ritrovati. Un altro ago della bilancia o un catalizzatore di sciagure?
p.48 nell’esplodere della violenza contro Vanni, il piccolo Aurelio decide di intervenire perché a detta del ragazzo con la testa infuocata è compito di Aurelio salvare tutti. Ma quando? Ora o tra 100 anni? Essere marchiati sarà condizione per salvare tutti? O viceversa?
p.51 in mezzo al villaggio arriva ‘lo straniero’, un uomo/un ragazzo/un anziano con bastone che è appunto sia vecchio sia giovane e instabile nel tempo e nello spazio. Come dicevamo nel commento è la parte più potentemente lovecraftiana di questo episodio. Vediamo in azione in modo continuativo il misterioso essere con la testa infuocata, ma il mistero se possibile resta ancora più fitto.
p.52 con un volto alla ‘Due facce’ di Batman, questo ‘straniero’ profetizza quello che sarebbe accaduto a tutti (sono a mio modo di vedere profezie post eventum, cose cioè che sono già accadute per lui che parla) e ad Angela dice: «Urlerai di dolore, appena mi riconoscerai». Si tratta dell’indizio più importante: questo ‘straniero’ in realtà è persona nota ad Angela e per questo impazzirà.
p.60 la tensione della pagine stupende di Ambrosini arriva fino ad un grido «Aiutami» dello ‘straniero’. Si tratta di qualcuno di vicino a Vanni che chiede di essere aiutato. Oggi o ieri o domani?
E con questo vi lascio alla rilettura del numero e vi do appuntamento all’analisi del numero 10.








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