Difficile il mestiere del recensore e del resto chi scrive in questo blog lo fa per passione e con tentata professionalità, ma non lo da di lavoro. Ancora più difficile auto-recensirsi e per la seconda volta di fila da luglio 2025 a luglio 2026 mi trovo in questa paradossale situazione.
L’anno scorso era il mio esordio come soggettista in Dampyr con la storia doppia La montagna di giada poi realizzata da Claudio Falco e Andrea Del Campo e quest’anno eccoci in questo rovente estate con il Dampyr 316 La casa delle foglie di sangue, il mio secondo (ma in realtà primo) soggetto per l’ammazzavampiri di casa Bonelli realizzato nientepopodimeno che dal redivivo Maurizio Colombo (ma in questo mese lo trovate anche con la ristampa del suo episodio di Deadwood Dick che non potete lasciarvi scappare), da Andrea Del Campo per il prologo e da Fabrizio Longo per il resto della storia (doppia).
E quindi recensire o non recensire? Siamo al 27 di luglio e quindi mi permetto di recensire con questo invito alla lettura per il quale poi vorrei il parere dei colleghi di penna di questo blog (Francesco Benati, Chiara Cvetaeva e Giacomo Mrakic innanzitutto).
La casa delle foglie di sangue – Dampyr n.316
Soggetto: Paolo M.G. Maino e Maurizio Colombo
Sceneggiatura: Maurizio Colombo
Disegni: Andrea Del Campo e Fabrizio Longo
Copertina: Michele Cropera
Come ho in parte raccontato nella mia newsletter (a cui immagino tutti voi siate abbonati… ah ah!), l’idea del soggetto mi è sorta in un viaggio di lavoro in Albania. Ho partecipato ad un convegno a tema politiche educative (perché è di questo che mi occupo normalmente: istruzione ed educazione) a Tirana e nel tardo pomeriggio ci hanno portato a visitare il museo della Sigurimi, ossia la terribile polizia segreta della dittatura comunista di Enver Hoxha. Meno nota della Stasi o del KGB, ma non meno cruenta e pervasiva. Il museo si trova nella Casa delle foglie (da qui il titolo dell’albo), ossia il vero e proprio quartier generale della Sigurimi, una apparente anonima casa a due piani poco distante da piazza Scanderberg, il centro della capitale albanese.
Quella visita e la scoperta delle violenze di tanti decenni di regime, mi hanno dato lo spunto per il soggetto e quel soggetto è ruotato subito attorno non al nome di Vrana, un maestro della notte ‘buono’ come i conoscitori di Dampyr di lunga data ben sanno, ma al maestro della notte che più di ogni altro è legato a violenze nei Balcani, ossia Gorka, il primo avversario del nostro Harlan nei primi due episodi della serie (e anche nel film).
Oltre a questo ho ovviamente riletto le storie ‘albanesi’ di Dampyr per poter offrire un soggetto che fosse coerente con la realtà dampyriana.
Ma dette queste cose, questo primo albo va ben oltre il mio soggetto. Dietro alla drammatica copertina action di Michele Cropera, Colombo, tornato sul suo Dampyr, ha realizzato fin qui una sceneggiatura dura, senza edulcorazioni con scene ricche di azione molto crude e anche in qualche modo disturbanti. E questo avviene già nel breve prologo disegnato da Del Campo e ancora di più nelle tavole di Longo che ha tempo di prendere possesso sia dell’ambientazione sia dei personaggi sia delle richieste di Colombo.
L’esito è un fumetto noir che strizza l’occhio al poliziesco sporco e che non disdegna punte di grottesco e di violenza iperbolica dal sapore ’tarantiniano’ per usare un riferimento cinematografico. Del resto le ultime sceneggiature di Colombo erano state su questa linea se penso al suo contributo per il già citato Deadwood Dick, nella nuova miniserie di Mister No e allo stand alone da libreria Nella perfida terra di Dio sceneggiatura scritta da Colombo a partire dai romanzi thriller di azione di Omar Di Monopoli ambientati nella nostrana Basilicata. Fumetti non per tutti forse, ma di altissima cura nelle inquadrature e nei dialoghi. E tutti accomunati dalla maestria di Colombo. Qui per altro Colombo si prende le libertà di chi è co-creatore dei personaggi e mi pare in modo particolare ci offra una Tesla unleashed senza freni sia nei dialoghi sia nella sua versione di letale non-morta. In sintesi, il mio soggetto non poteva trovare mani più abili nell’essere maneggiato, rivoltato e reso così potente!
Fabrizio Longo da parte sua fa un lavoro che riflette questa sceneggiatura drammatica e polverosa realizzando un paio di tavole doppie di grande impatto e curando la rappresentazione della varia umanità che Harlan e soci incontrano. Ciascuno con la sua sfumatura caratterizzante. Bellissime le scene di azione, in particolare quelle dell’inseguimento in auto.
Attendo ora con voi la seconda parte della storia per vedere come è stato sviluppato il mio soggetto.
E vi faccio dono di un piccolo regalo… la prima parte del mio soggetto… Potete apprezzare che cosa si è conservato e che cosa no nella sceneggiatura di Colombo.
Prologo
Tirana, 1977.
Nell’Albania comunista chiusa al mondo esterno ogni persona è potenzialmente un nemico dello stato. Il motto è ‘attento al nemico, interno e esterno’. Il dittatore Enver Hoxha ha creato la Sigurimi, il servizio segreto di spionaggio per controllare in modo capillare ogni cittadino albanese, trovare qualsiasi forma di attività illegale e di opposizione o dissidenza al regime, imprigionare, torturare ed eliminare i ‘nemici’ del regime. Nel 1977 un terzo degli albanesi è incarcerato in campi di lavoro o interrogato dal Sigurimi anche a seguito di una legge che cancella completamente la libertà di parola, di religione, di stampa e di associazione per ‘garantire’ stabilità ed ordine.
La sede della Sigurimi è la Casa delle Foglie vicino ai palazzi governativi di piazza Scanderbeg. Per altro l’unico fattore per cui lo stato albanese è all’avanguardia tecnologicamente è lo spionaggio che ha gli stessi brutali e persuasivi metodi e strumenti di KGB, Stasi ecc…
Il Maestro della Notte Gorka ha creato e lasciato in Albania un branco di non-morti che cercano di sfruttare i tanti momenti di lotta, divisioni, guerre e faide interne per poter sempre avere un sicuro terreno di caccia per la loro sete di sangue. Pur sapendo che Vrana è da tempo signore di queste terre, Gorka sa anche che ormai da secoli si è ritirato dall’intervenire direttamente e pare non essere interessato a mantenere una sua zona di caccia di uomini. Gorka quindi ha lasciato precise indicazioni al suo branco di muoversi con astuzia e nell’ombra.
Dall’inizio del regime di Enver Hoxha, i suoi non-morti sono legati alla Sigurimi dove si sono infiltrati a vari livelli tra posizioni di vertice e posizioni di aguzzini e torturatori (con bevuta di sangue finale per i condannati).
Nel breve prologo, si vedono gli interrogatori, le torture, le prigionie inflitte e le esecuzioni capitali. Un paio di condannati (lo storico Turjan Dalliu e il pittore Bledar Gjorgo) vengono interrogati, torturati e scortati da due guardie non-morte nei sotterranei, in lunghi corridoi prodotto del folle reticolo di bunker fatti costruire da Hoxha (sono oltre 750.000 in tutta l’Albania), luogo ideale per agire al riparo dalla luce del sole per un branco di non-morti. L’ultima scena tra buio e luci al neon si chiude in una stanza dove i non-morti banchettano. Vediamo il ghigno diabolico del capo del branco di non-morti prima di sentire solo il grido dei due sventurati. Il capo dei non-morti è un fedelissimo di Gorka.








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