L’agente indiano – Tex n.729bis (luglio 2021)

Scritto da Francesco Benati

19 Lug, 2021

Siccome in estate si legge di più, siccome un Tex in più non fa mai male, siccome non ne abbiamo mai abbastanza, siccome sono gli 80 anni della Sergio Bonelli Editore, ecco che questo mese esce l’albo 729-BIS, ovvero una storia extra di 110 pagine del tutto inedita intitolata Agente indiano scritta da Mauro Boselli e disegnata da Maurizio Dotti. Come detto, si tratta di un albo fuori collana, da qui il BIS.

***AVVERTENZA***

Qui non staremo a discutere dell’idea degli albi BIS, che peraltro non sono una novità e riguardano anche altre serie, ci limiteremo a valutare la bontà del volumetto in quanto tale.

***FINE AVVERTENZA***

 

L’agente indiano – Tex n.729bis

Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli

Disegni: Maurizio Dotti

Copertina: Claudio Villa

 

Una delle caratteristiche della scrittura di Mauro Boselli è quella di raccontare il non-detto della saga del ranger più famoso del fumetto mondiale. Benché a narrarne gli aspetti essenziali ci abbia già pensato GianLuigi Bonelli con una serie di storie fondanti per la mitologia della serie, Boselli ha individuato una serie di zone d’ombra disseminate qua e là più o meno volontariamente e con il passare degli anni si è dedicato a riempirle. L’apice di questa operazione è la nuova serie Tex Willer sulla quale lo sceneggiatore milanese sembra essere ringiovanito in quanto a brio e vivacità del racconto. Ciononostante, il mensile non è da meno e infatti in questo albo Boselli va a raccontare un aspetto di Tex finora rimasto nell’ombra più scura: il suo doppio ruolo di capo dei Navajo e di agente indiano della riserva.

 

 

Nella storia Sangue Navajo scritta da Bonelli e disegnata da Aurelio Galleppini nei primi anni ’60, viene per la prima volta menzionato il fatto che Tex Willer, oltre a essere il grande capo dei Navajo, è anche il loro agente indiano, ma come abbia ottenuto questa doppia carica non è mai stato specificato. 

Ora abbiamo modo di scoprirlo con questa storia ambientata nei cosiddetti anni perduti, ovvero quel periodo di avventure tra Il tranello (nr. 10 della serie mensile) e Il figlio di Tex (nr. 12). Di quegli anni ci potrebbe essere un bagaglio enorme di storie da raccontare e in questo albo Boselli aggiunge un importante tassello alla saga del ranger.

Sì, va bene la continuity da nerd e altre cose simili, ma l’albo in questione com’è?

 

 

La trama in quanto tale è abbastanza classica: Tex rievoca assieme ai pard e a Lorenzo Hubbell, da anni proprietario del trading post della riserva indiana, un episodio del proprio passato: è da poco diventato capo indiano dei Navajo dopo la morte del capo Freccia Rossa e scopre che da anni si consuma un grave torto ai danni della tribù. Deciso a porvi fine, si scontra con l’attuale agente indiano che ha le mani in pasta un po’ ovunque con il beneplacito di un alto ufficiale dell’esercito. Ad aiutarlo è Lorenzo, ai tempi appena insediatosi nel trading post.

La storia presenta un Tex già adulto, indurito dalle avversità e dalla morte della moglie e un Kit Willer in età preadolescenziale. Kit Carson si vede solo nel prologo ambientato nel presente, mentre Tiger Jack svolge il proprio ruolo in maniera adeguata. Ognuno dei quattro pards quindi ha una parte ritagliata all’interno della storia. Essendo in qualche modo un albo celebrativo, Boselli ha puntato i riflettori sulla lotta di Tex contro la cricca di affaristi che si è arricchita ai danni dei Navajo, stando bene attento a presentare un Kit Willer scapestrato e pronto a seguire le orme del padre e un Tiger Jack un po’ più civilizzato rispetto a quello visto nella celebre Furia rossa (la storia sul suo passato scritta da Claudio Nizzi e disegnata da Giovanni Ticci), ma con qualche istinto sanguinario ancora pronto a saltare fuori all’occorrenza.

 

 

Una buona storia celebrativa, dunque, che utilizza il classico canovaccio dei disonesti che fanno soldi sulle spalle degli indiani per raccontare un episodio inedito della vita di Tex.

Riguardo ai disegni di Dotti, parliamo di quello che forse è il disegnatore più veloce in forza nello staff di Tex, probabile motivo per cui questa storia è stata affidata a lui. Il risultato finale tradisce una discreta fretta, soprattutto nella resa dei volti e nei primi piani, situazioni nelle quali il disegnatore lombardo ha sempre eccelso, ma il risultato finale è comunque positivo e conferma il fatto che Dotti è senza dubbio uno dei migliori disegnatori attualmente dello staff di Tex.

Molto buona la sua rappresentazione di tutti e tre i pards che compaiono nel lungo flashback della storia, tutti ringiovaniti di una buona decina d’anni.

Per concludere, un buon numero celebrativo come d’uopo in queste occasioni. Non si griderà certo al miracolo, ma si tratta ugualmente di una piacevole mezz’ora abbondante di lettura che svela un tassello mancante nella complessa biografia di Tex.

 

 

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