Sull’alto Missouri – Tex Willer nn. 29-33

Scritto da Francesco Benati

18 Lug, 2021

Vi presentiamo in anteprima la recensione completa della lunga storia di Tex Willer intitolata Sull’alto Missouri scritta da Mauro Boselli e disegnata da Pasquale Del Vecchio. Naturalmente, come di prassi per le nostre recensioni di Tex Willer, non vi raccontiamo la storia albo per albo, ma solo ad avventura terminata. La ragione, come abbiamo già avuto modo di spiegare, è duplice: le storie di Tex Willer, a modestissimo parere di chi scrive, si godono al meglio leggendole tutte in un colpo solo piuttosto che spezzettate in quattro, cinque o addirittura sei albi da 64 pagine l’uno. La seconda ragione, strettamente correlata alla prima, è che non ha senso ripetere per diverse volte lo stesso discorso, come i commenti relativi ai disegni, mentre preferiamo trarre una summa definitiva.

 

 

Sull’alto Missouri – Tex Willer nn. 29-33

Soggetto e sceneggiatura: Mauro Boselli

Disegni: Pasquale Del Vecchio

Copertine: Maurizio Dotti

 

 

La storia di Tex Willer che andiamo ad analizzare oggi prende le mosse da Sfida nel Montana, il cartonato a colori detto alla francese uscito nell’ormai lontano 2016 e frutto della coppia composta da Gianfranco Manfredi e Giulio De Vita che raccontava proprio la storia di un giovane Tex impegnato ad aiutare un vecchio amico su nel Montana. 

Ed è proprio da lì che parte questo racconto che inizia riassumendo quella storia per il beneplacito di chi non ha avuto modo di leggerla e prosegue poi su binari del tutto diversi presentando in maniera attiva il personaggio di Kit Carson, il leggendario ranger che sulla serie ammiraglia è fedele compagno di Tex sin dagli esordi. 

Questa storia infatti ha una triplice ambizione: vuole essere una nuova storia di Tex Willer; vuole introdurre in maniera attiva il personaggio di Kit Carson (introduzione avvenuta nella storia precedente, ma solo per una manciata di pagine) e vuole fungere da prequel per un’altra classica storia della serie ammiraglia: Il passato di Carson, scritta dallo stesso Boselli per i disegni del compianto Carlo Raffaele Marcello

 

 

Ma andiamo con ordine.

Tex si trova nel Montana in aiuto all’amico Birdy e di sua moglie Lily alle prese con la compagnia dei cacciatori di pellicce guidati dal perfido Tyrrell. Il trio di amici ben presto si allarga con l’ingresso nel gruppo di Cigno Bianco, giovane guerriero Absaroke realmente esistito che in futuro sarà anche guida del generale Custer a Little Big Horn. La comitiva, proseguendo nel proprio viaggio, giunge fino a Fort Owen, dove si imbattono in altri personaggi storici del West come John Owen, sua moglie indiana Nancy, Cyrus Skinner e Rattlesnake Dick. Cyrus Skinner, a sua volta, sta progettando di fondare una nuova città nel Montana dove è appena iniziata la corsa all’oro. 

Contemporaneamente, a non troppe miglia di distanza, Kit Carson è sulle tracce di due spietati killer quando si imbatte nel giovane Ray Clemmons, con il quale inizia sin da subito a fare amicizia, anche se le differenze caratteriali emergono sin da subito fra i due. Insieme, la coppia salva una giovane cantante di frontiera, di nome Lena Parker, dall’assalto degli indiani Crow e muove verso Fort Owen.

A conferma di quanto affermavo prima, leggendo la storia spezzata in cinque albi, l’ho trovata dispersiva, poco convincente e, in definitiva, noiosa, con due linee narrative che procedono in parallelo senza mai incrociarsi e con i personaggi che danno l’impressione di vagare per il Montana senza sapere realmente dove andare. 

 

 

Impressione del tutto spazzata via rileggendo la storia in versione completa dal primo all’ultimo albo in un piovoso sabato pomeriggio. Letta in un colpo solo, la storia ha acquisito fluidità, scorrevolezza e ha messo in mostra tutta la capacità di Mauro Boselli di gestire il definitivo ingresso in scena di Kit Carson come definitivo co-protagonista della vicenda, pur lasciando al viaggio di Tex Willer il compito di tenere banco. 

Intendiamoci, questa storia non è affatto una di quelle storie che cerca costantemente il colpo di scena ad effetto, la rivelazione sconvolgente o altri trucchetti da sceneggiatore di serie B. Tutt’altro: Boselli imbastisce una narrazione calma, dove il dispiegarsi della vicenda, l’introduzione dei personaggi e l’avvicinarsi allo scontro finale avvengono senza fretta, godendosi il ritmo del racconto, al punto che le scene delle sparatorie danno più l’idea di essere un elemento inevitabile in un fumetto d’avventura western (o northern?) che il fulcro vero e proprio del racconto. I momenti di suspance e di attesa ci sono, ci mancherebbe, ma sono frutto della costruzione narrativa, non di un improbabile mistero irrisolvibile da svelare. 

Parere spassionato e personalissimo: questo ribaltamento totale di prospettiva rafforza l’impressione che Tex Willer sia una serie che si gode meglio leggendo la storia completa invece che attendere il proseguo della vicenda mese dopo mese. Benché sia assodato che le storie siano state pensate proprio per essere lette a puntate, a nostro avviso l’effetto ottenuto è letteralmente l’opposto, al punto che non mi metterei a gridare allo scandalo se un giorno la Sergio Bonelli Editore decidesse di sospendere le pubblicazioni di Tex Willer in edicola per concentrarsi solo sui grandi volumi cartonati da libreria.

 

 

Per quanto riguarda i disegni, mi espongo in prima persona: per Pasquale Del Vecchio ho una venerazione praticamente totale. Ha uno stile in apparenza superato e poco appariscente, eppure nella sua semplicità riesce sempre a trovare la vignetta giusta, la composizione giusta per dare al lettore un’idea chiara e precisa di cosa si sta rappresentando. Nel leggere questa storia è evidente come Del Vecchio abbia deciso di lavorare principalmente sui personaggi, sui loro volti e sulle loro emozioni, liberando il disegno da orpelli inutili ai fini del racconto. I lettori vedranno diverse vignette con sfondi poco più che abbozzati o in certe vignette addirittura assenti per consentire al lettore di concentrarsi su ciò che conta davvero far vedere. 

Zitto zitto, senza giocare al fumettista-rockstar (figura che, lo ribadiamo, ci ha stancato fino al midollo), Del Vecchio ha asciugato sempre di più il proprio stile arrivando a studiare soluzioni essenziali puntando tutto sulle sole linee e ombreggiature che servono a rappresentare il personaggio in oggetto, alleggerendo e facendo respirare l’immagine. 

Come concludere, quindi?

Che se da un lato abbiamo una storia del tutto convincente, calata in uno scenario storicamente accurato e verosimile e graziata da dei buoni disegni, dall’altro abbiamo l’ennesima conferma che queste storie si gustano meglio a lettura intera, cosa che stona con l’idea di base della serie, ovvero quella di recuperare le avventure in stile feuilleton del primo Tex Willer di Bonelli. Naturalmente è un’opinione personale e non abbiamo la pretesa né di far cambiare idea a chicchessia né di spingere la Bonelli a rivedere la propria politica editoriale, tuttavia se dopo quasi tre anni di storie la stessa sensazione viene confermata ogni volta vuol dire che qualcosa sotto c’è.

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