Un uomo tranquillo – Tex Willer speciale n.2 (dicembre 2020)

Scritto da Francesco Benati

17 Dic, 2020

Di seguito la recensione di Un uomo tranquillo, lo speciale Tex Willer uscito a inizio mese per la Sergio Bonelli Editore. I testi sono di Roberto Recchioni e i disegni di Stefano Andreucci.

Avete presente la Fontana del Nettuno a Bologna, quella situata nell’omonima piazza vicino a Piazza Maggiore? Rappresenta Nettuno che regge il tridente con la mano destra, mentre la sinistra indica un punto in avanti. Se si guarda la statua dal lato delle scale della Sala Borsa, ci si renderà conto di una cosa alquanto buffa e, a seconda dei gusti, scabrosa: la mano sinistra del Nettuno, quella che indica in avanti, sembra un pene di spropositate dimensioni. C’è chi dice che sia un effetto voluto dall’autore, lo scultore Jean de Boulogne da Douai, detto il Giambologna, in quanto il Cardinale che ha commissionato l’opera ha chiesto che le dimensioni dei genitali venissero ridotte e quindi si tratterebbe di una sorta di farsesca ripicca.

Ecco, più o meno è questa l’immagine che mi è venuta alla mente dopo la lettura dello speciale Tex Willer di Roberto Recchioni.

 

 

Un uomo tranquillo – Tex Willer speciale n.2

Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni

Disegni: Stefano Andreucci

Copertina: Maurizio Dotti

 

Sinossi: dopo che Tex Willer ha lasciato il ranch di famiglia, il fratello Sam ha mandato avanti la baracca facendo del proprio meglio. L’incontro con John McQuarrie, un vecchio conoscente di infanzia che era solito taglieggiarlo, gli darà l’occasione per intraprendere un viaggio con la propria mandria. A complicare le cose ci si mettono Susan, la donna amata da Sam, e un gruppo di loschi cowboy assunti per l’occasione. Il rapporto tra Sam e Susan e le malelingue dei cowboy inducono McQuarrie a tradire l’amico e a preparare una sanguinosa vendetta.

Per questo albo speciale si è scelto di puntare i riflettori su un personaggio decisamente minore della saga di Tex, ovvero il fratello Sam che è apparso solo nella storia Il passato di Tex di GL Bonelli e Galep, in Nueces Valley di Mauro Boselli e Pasquale Delvecchio e nel cartonato Giustizia a Corpus Christi sempre di Boselli e per i disegni di Corrado Mastantuono. Tre brevi apparizioni, peraltro le ultime due giunte a circa cinquant’anni di distanza dalla prima per un personaggio estremamente diverso da Tex che è stato liquidato da Bonelli in modo sbrigativo, ma che, a quanto pare, ha ancora molte cose da dire.

 

 

Roberto Recchioni, noto per essere il curatore di Dylan Dog e il creatore di Orfani e Chanbara (e John Doe, Decective Dante e molta altra roba), ha investito in un personaggio secondario e ne ha tratto fuori un piccolo capolavoro di sceneggiatura in cui si mescolano rimandi e citazioni a vecchi film. Su tutti spicca, ovviamente, l’omonimo film di John Ford con John Wayne e Maureen O’Hara, per quanto non si tratti di un western. Riferimenti riguardanti la vecchia frontiera sono presenti, come Il mio corpo ti scalderà, opera scandalosa, per i tempi, di Howard Hughes, a opere più moderne, per quanto vecchie di qualche decennio, come Witness – Il testimone, il tutto condito da alcune delle letture più amate da Recchioni, tra le quali spicca l’onnipresente Shakespeare, che contribuiscono a conferire al fumetto un’atmosfera che sembra uscita direttamente da una tragedia di Sofocle o Euripide.

Se la figura di Sam Willer emerge dal racconto trasformandosi dal pavido e timido personaggio frutto della mente di GL Bonelli in una persona a tutto tondo in cui ribolle il sangue dei Willer. Pur diverso dal fratello Tex e dal padre Ken, Sam inizia un percorso di maturazione che lo porterà alla perdita dell’innocenza e alla maturazione nell’età adulta. 

 

 

A fargli da contraltare, la figura di John McQuarrie, uomo che appare nel racconto come un personaggio che ha già raggiunto la propria maturità e che ha solo bisogno di dedicarsi a qualcosa per poter vivere. Proprio lui, invece, sarà al centro di una spirale distruttiva che lo porterà a regredire fino a trovare rifugio nella violenza pronta ad esplodere contro Sam, un uomo per il quale prova comunque forti sentimenti d’amicizia e, perché no, di amore.

La sceneggiatura si rivela a prova di bomba, dotata di un ritmo lento e solenne, quasi dolente, nonostante la gabbia obbligata dall’albo, che tuttavia si dilata nel finale esplosivo in cui sono le colt a farla da padrone. Lo script è ben bilanciato tra le sequenze ricche di dialogo e quelle mute in cui viene dato ampio spazio ai disegni.

 

 

E sono i disegni la ciliegina sulla torta ad un piccolo albo perfetto. Sono tante le tavole in cui Stefano Andreucci può esprimersi al meglio, impreziosendo l’albo con disegni dal taglio cinematografico dove i grandi spazi aperti delle praterie respirano e prendono vita. Di livello altissimo per tutte le 132 pagine dell’albo, è difficile indicare quali sono i momenti migliori del lavoro svolto da Andreucci, anche se la sparatoria nella prateria e lo scontro finale al ranch di Willer sono sicuramente da antologia. Ciononostante, dovessi indicare quelli che, per me, sono i disegni chiave dell’albo, indicherei quelli nelle situazioni più dimesse, in cui Sam vive il suo quotidiano, oppure le vignette che lo ritraggono a cavallo, solo e silenzioso, immerso nei suoi pensieri. Pensieri che non vengono esplicitati (le famose telecronache mentali sono praticamente assenti), ma che vengono lasciati all’immaginazione del lettore.

 

 

Per concludere, ci troviamo davanti a un piccolo elemento fondamentale della costruzione della mitologia di Tex. Un albo perfetto in tutto e per tutto e che ci lascia con la speranza di rivedere ancora Roberto Recchioni all’opera con il ranger, magari anche sulla serie mensile. Le sue prove precedenti, tutte su collane extra, si sono rivelate convincenti e questa ne rappresenta la vetta. Di fronte a quello che sembra essere un’approvazione plebiscitaria, c’è da credere che Recchioni si lascerà nuovamente tentare dall’incamminarsi sulle piste del west.

Il richiamo al monumento del Nettuno a questo punto dovrebbe essere chiaro: di Sam Willer abbiamo avuto per decenni una determinata visione, ma, osservandolo da un altro punto di vista, emerge la statura di un autentico eroe. Del quale non si vede il pene.

 

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