A proposito delle miniserie Bonelli (pt. 2 2009-2013)

Scritto da Paolo M.G. Maino

6 Ott, 2020

Dopo il primo decennio della nuova stagione di miniserie, la Bonelli affronta con il vento in poppa anche i 5 anni successivi che sono però segnati da un evento spartiacque triste e importante: il 26 settembre 2011 Sergio Bonelli muore lasciando orfani tanti lettori e soprattutto la redazione di Via Buonarroti che da quella data deve muovere i suoi passi senza il conforto delle intuizioni (spesso geniali) di chi l’ha guidata (e creata) per decenni.
Affrontare tutto il decennio successivo sarebbe troppo lungo e allora cominciamo a parlare del primo lustro che va dal 2009 al 2013. Un lustro segnato dalla riproposizione di formati che avevano dato sicuramente dei buoni riscontri, ma che forse cominciano a segnare il passo, tanto che si introduce per la prima volta in Bonelli l’idea delle stagioni e il primo a farlo è Roberto Recchioni che sull’idea tipica delle serie Tv delle stagioni aveva sviluppato il suo primo successo editoriale primo di approdare in Bonelli: John Doe. Ma di Orfani parleremo nella prossima puntata!

Ma andiamo con ordine e soprattutto diamo parola ai fumetti pur brevemente.

 


1. Lilith di Luca Enoch

(18 numeri, semestrali, 132 pagine, novembre 2008-giugno 2017)



Come Gea aveva dato l’avvio al progetto delle miniserie, così il nostro lustro parte (con una anticipazione al novembre 2008) con un’altra eroina di Luca Enoch, ossia Lilith.
Ma all’allegria e al tono young adult di Gea, Enoch contrappone la distopia e discronia cupa e quasi nichilista di Lilith. Un altro personaggio femminile forte e all’oscuro all’inizio delle vere ragioni del suo agire. Ma se in Gea si tratta di un percorso di formazione e di accettazione di un destino positivo, per Lilith sembra di più una ribellione verso un compito violento imposto da una ideologia la cui bontà è tutta da dimostrare.
I temi di fondo sono tipicamente enochiani: diritti civili, lotta alle ingiustizie sociali, libera ricerca della propria strada della felicità, ma il tutto è condito da un’aurea di sangue, violenza e morte che creano in alcuni casi un senso di forte angosce. L’impianto narrativo è come al solito ottimo e si conclude con una trilogia da applausi. 

Una serie che ci ha accompagnato per 9 anni e che meriterà un nostro approfondimento ad hoc. Intanto voi recuperatela anche perché i disegni di Enoch raggiungono dei livelli davvero alti (superiori a mio parere a quelli di Gea e anche al pur ottimo numero disegnato per Dragonero).
 

 


2. Caravan di Michele Medda 

(12 numeri, giugno 2009-maggio 2010)

La Bonelli non si tira indietro dal proporre nuovi percorsi e con Caravan ci offre per la prima volta una serie corale in cui non si può identificare un personaggio unico come protagonista. A guidare le danze è Michele Medda, uno dei padri di Nathan, che qui si confronta con un tema classico delle serie TV: il trasferimento forzato di una comunità da un luogo ‘contaminato’ che nasconde un segreto. È il tema del painted sky utilizzato poi anche da Recchioni nella prima stagione di Orfani. La miniserie  è ancora una volta l’occasione per sperimentare nuove forme narrative sviluppate da uno staff variegato di artisti composto da nomi ben noti (De Angelis e Olivares su tutti) e da altri che avrebbero fatto strada in Bonelli (Valdambrini e anche il copertinista Emiliano Mammucari) o in altri lidi (Raffale e Cuneo ora in Francia). Ma vorrei qui sottolineare l’inizio di un sodalizio importante tra Medda e Benevento che ritorneranno a lavorare a stretto contatto su Lukas.

 

 

 

3. Greystorm di Antonio Serra e Gianmauro Cozzi

(11 numeri + 2 speciali, ottobre 2009-settembre 2010)




Greystorm è un progetto curatissimo dallo sfondo steampunk giocato sulla coppia Serra/Cozzi che creano un vero e proprio mondo alternativo attorno ad un protagonista che per la prima volta non è un eroe e nemmeno un antieroe, ma un vero e proprio mad doctor assetato di potere. Certo non è Helligen o Mefisto e in alcuni casi (soprattutto all’inizio) possiamo provare anche una certa empatia per Greystorm, ma il dato di fatto è che il movente dell’azione dello scienziato è uno solo: soddisfare la propria ambizione personale di potere e dominio attraverso la scienza. La lezione del Frankestein di Mary Shelley e del Nautilus di Verne sono mescolate a Cuore di Tenebra di Conrad senza ovviamente dimenticare qualche spruzzatina di zombies e alieni e creano un personaggio potente e affascinante che incarna la delirante presunzione dell’uomo di dominare le forze della natura. Ma chi può vincere la battaglia tra l’uomo e la natura?
Greystorm è stato un progetto così elaborato che dopo la conclusione del suo percorso durato 11 numeri, la Bonelli ha pubblicato un numero speciale (che come numerazione ha il n.12) che presenta dei fill in con racconti marginali tolti dalla storia principale per non rallentarla. E inoltre Greystorm è stato il primo personaggio a tornare a distanza di anni con un nuovo racconto Ex vitro vita uscito nell’ottobre del 2016.
Ottimo il parco dei disegnatori e delle disegnatrici che come succedeva con la serie Legs sono in numero maggiore rispetto ai disegnatori e anche questo è un piccolo grande record.

 

 


4. Shangai Devil di Gianfranco Manfredi

(18 numeri, 100 pagine, ottobre 2011-marzo 2013)



Concluso il percorso su Volto NascostoManfredi riprende in mano il personaggio di Ugo Pastore con una nuova stagione di avventure che questa volta sono ambientate in Oriente e in Cina durante la guerra dei boxer in particolare (quella fine secolo su cui Manfredi insisterà anche in Adam Wild). La maschera di Volto Nascosto portata via dall’Africa torna a coprire il volto di Ugo Pastore che diventa così Shangai Devil in storie ad alta tensione e ricche di spunti storici.
Forse l’esito è meno fresco e drammatico rispetto a Volto Nascosto, ma Manfredi si conferma narratore di primordine circondato da ottimi disegnatori a partire dal copertinista Mastantuono e dal suo ormai fidato sodale Alessandro Nespolino, ma abbiamo anche Diso, Rotundo, Barbati, Ramella e soprattutto quel Darko Perovic che da Magico Vento passa per Shangai Devil e Adam Wild per tornare poi a Magico Vento con la nuova miniserie (ne riparleremo).

 

ruju di vincenzo
 

5. Cassidy di Pasquale Ruju

(18 numeri + 3 numeri, 100 pagine, maggio 2010-ottobre 2011, 3 numeri de Le Storie marzo-maggio 2020)

 



Lascio Cassidy per ultimo, semplicemente perché è la mia preferita (insieme a Lilith) delle miniserie uscite in questo lustro 2009-2013, ma non mi dilungo a parlarne visto che l’ho già fatto abbondantemente in un articolo che avete già letto. Complimenti a Pasquale Ruju che dopo l’ottimo Demian, crea un personaggio davvero convincente e che ci arriva dritto al cuore.
Aggiungo solo che Cassidy è ritornato in una trilogia stupenda per Le Storie (di cui scriverò a breve) e credo proprio che tornerà prima o poi perché le belle storie prima o poi devono essere di nuovo raccontate!

 

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