La Mano Rossa ieri e oggi… o della filologia texiana (1)

Scritto da Paolo M.G. Maino

19 Feb, 2024

L’uscita de Le cinque dita della Mano Rossa Tex Willer n.64 è l’occasione per un’analisi di quella che si può – a ragione – definire filologia texiana. Lo faccio con tentata scientificità ma senza prendermi/vi troppo sul serio. Si tratta di un divertimento (come lo è per tanti versi la letteratura in senso stretto del resto). Unica precondizione per leggere: conoscere Tex e possibilmente aver letto il numero ora in edicola e il suo corrispettivo uscito in formato gigante nel 1958 (come ci racconta Francesco Benati) e in albetti a strisce addirittura nel 1948!

In sintesi di che si tratta: Mauro Boselli ha deciso di riattaccare le vicende del giovane Tex Willer che sta portando avanti insieme al suo staff da ormai 5 anni ad uno dei primissimi e decisivi episodi: La Mano Rossa che dà il titolo al primo Tex gigante (cioè in formato Bonelli) del 1958.

Tex che è ancora fuorilegge viene accusato di aver ucciso Joe Scott, uno scout dell’esercito, per rapinarlo delle paghe dei soldati. A compiere il crimine sono stati gli uomini della Mano Rossa e Tex decide di rischiare il tutto per tutto per togliersi questa infamante accusa e iniziare il suo periodo di riabilitazione che lo porterà ad entrare nel corpo dei rangers.

 

 

 

La storia originale di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini dura solo 52 pagine (ossia poco meno di 5 albetti a strisce pubblicati tra 21 ottobre e 18 novembre del 1948) mentre questa ri-edizione di Boselli si svolgerà su tre albi disegnati da Marco Ghion per un totale di 186 tavole.

Primo dato è quindi il lavoro per addizione che Boselli fa rispetto all’originale. E sull’allungare la narrazione con vari dettagli non aggiungo altro perché i numeri parlano da soli.

Vediamo gli eventi principali di questa prima parte della vicenda che avete ri-letto su Tex Willer 64:

  • la Mano Rossa assale Joe Scott e gli ruba le paghe, ma arriva Tex sulla scena. I criminali scappano e Tex raccoglie le ultime parole dello scout da cui scopre tre nomi: Burke e Stone della Mano Rossa e Bannion l’informatore della banca;
  • arrivano le giacche blu e Tex sapendo che sarebbe stato accusato scappa con Dinamite andando a buttarsi nel fiume (come da potente copertina di Dotti);
  • Tex decide di andare mascherato a Fort Defiance dal colonnello Hogart per provare ad ottenere il tempo per scagionarsi;
  • Tex alla Overland Bank di Calumet city  scopre da Bannion il nome degli altri tre componenti della Mano Rossa, e nella colluttazione lo uccide per legittima difesa;
  • Al Paradise Saloon con un piano ardito mostra allo sceriffo la verità e elimina Stone lasciando un biglietto con i nomi della Mano Rossa tra i quali ha sbarrato quelli di Bannion e Stone.

Le cinque scene vengono riproposte da Boselli seguendo l’intreccio del suo maestro GL Bonelli (e infatti GL Bonelli è accreditato del soggetto). Ma ovviamente le differenze ci sono e provo a mostrarle dividendole su tre piani: macrovariazioni nella trama; ripresa con modifiche di alcune battute; ripresa di alcune inquadrature tra Galep e Ghion.

 

 

Macrovariazioni di trama

Per macrovariazioni nella trama intendo due categorie ben chiare: l’introduzione di ciò che era sottointeso negli albi a strisce del 1948 prodotti velocemente da Bonelli/Galep per stare al passo delle uscite settimanali; la variazione di elementi narrativi in modo palese rispetto all’originale.

Si tratta dal mio punto di vista di mutamenti che nascondono una analisi molto attenta di due fattori da parte di Boselli: ellissi narrative che funzionavano nella velocità del fumetto a striscia scritto e disegnato in notti frenetiche e che hanno creato anche un certo stile del racconto dei primi albi di Tex, ma ellissi che ora non sarebbero funzionali alla narrazione moderna; momenti in cui la sospensione di incredulità rischia di superare la soglia di tolleranza (sempre secondo la scaltrezza mena fresca di noi lettori moderni rispetto ai ragazzi del 1948 – perché la demografia del tempo diceva chiaramente che il target erano ragazzi dai 14 anni in su).

Posti questi criteri, queste sono le macrovariazioni introdotte da Boselli:

  • durante l’assalto a Scott,  per ridurre la noncuranza apparente dei banditi a verificare se Scott sia veramente morto (nel fumetto del 1948 c’è questo dialogo tra i banditi davanti a Scott riverso a terra: «Morto?» «E come! Con due buchi nella schiena»), Boselli fa sparare un ulteriore colpo alla schiena all’ esanime scout mentre è appunto già a terra. Ne ricaviamo un sovrappiù di crudeltà e spregio;
  • nella scena a Fort Defiance, Tex si introduce mascherato ma con una scusa differente. Non dice ai soldati di guardia che vuole dare informazioni su Tex Willer ma parla di generici indizi su una possibile guerra dei Navajos e la cosa è motivata a p.32 da Tex al colonnello: è una scusa legittima per arrivare da lui. Già nella prima scena si era sottolineato il legame tra Tex e Cochise. Si tratta di un cambiamento che serve a legare la vicenda a quelle raccontate in tante avventure con i nativi americani nei precedenti 63 numeri della serie Tex Willer. Riferimenti che ovviamente GL Bonelli non aveva perché aveva appena iniziato a raccontare quelle storie. La continuity (pur senza esagerare) è uno dei binari forti su cui si muove la nuova serie di Boselli;
  • la scena finale al Saloon è quella più modificata. In primo luogo vediamo ciò che è in ellissi nella sceneggiatura originale di Bonelli: come Tex crei l’imboscata allo sceriffo nella stanza al primo piano del saloon. Nel fumetto del 1948 lo sceriffo era invitato a salire al primo piano da un cameriere del saloon con questa semplice battuta: «Sceriffo, c’è un tipo di vecchio bacucco su di sopra, alla stanza n.3 che vuole parlare con voi!». Ed è proprio sul ‘vecchio bacucco’ che Boselli crea tutto il sottointeso che si sviluppa su Tex Willer. Boselli rimanda in scena il travestimento usato davanti al colonnello con tanto di battuta di Tex su quanto sia fastidioso tenersi addosso quella barbaccia!
  • Secondo elemento di intervento è il decisivo cambiamento nell’arma da usare per minacciare Stone da parte di Tex. Nel fumetto del 1948 saltano fuori in modo un po’ improbabile arco e freccia sostituiti da una più consona pistola con cui Tex uccide Stone. Lo sparo ovviamente attira le attenzioni del resto del saloon e della banda della Mano Rossa e Tex deve essere rapido a saltare fuori e spegnere con precisi colpi di pistola le tenui luci a gas appese al soffitto (cosa che fa ma con più calma nell’originale del 1948);
  • da ultimo vorrei evidenziare i messaggi di Tex alla Mano Rossa. Nell’originale del 1948, il primo messaggio è recapitato da Tex in modo improvviso a tutti i membri della banda con l’indicazione del nome di Bannion sbarrato. Questo passaggio che avviene in modo poco motivato è espunto nella riscrittura boselliana e solo alla fine del numero ora in edicola vediamo il primo messaggio lasciato da Tex. Ma i nomi barrati sono già due: oltre a Bannion c’è già quello di Stone (curiosamente la copertina di Dotti del prossimo numero sembra recuperare il momento mancante perché Tex inchioda ad una porta tutti e cinque i nomi senza barrare quello di Stone e senza indicare però quello dell’informatore Bannion).

 

     

    Ripresa con modifiche di battute della sceneggiatura di Bonelli del 1948

    Qui si tratta invece di evidenziare quanto Boselli riprenda del testo delle vignette apportando però modifiche necessarie per lo scarto degli usi linguistici (75 anni di storia della lingua italiana non passano invano) e per gusto estetico mutato nel tempo e nelle scelte autoriali.

    Sarebbero davvero molte le considerazioni anche finemente linguistiche ma mi sembrerebbe di abusare dell’attenzione dei due o tre che saranno arrivati fino a qui a leggere. Quindi scelgo solo tre passi per mostrare gli interventi di Boselli e la loro ragione.

    • sostituzione di parole desuete: come già il ‘vecchio bacucco’ citato prima, all’inizio della narrazione durante l’assalto al povero Scott, uno dei bandito grida: «Ferma il cavallo, Stone! I soldi sono nelle fonde della sella!», l’espressione diventa un più consueto ‘bisacce della sella’. 
    • conferma di alcune espressioni tipicamente western e texiane: rimanendo sulla stessa scena alla domanda «Andato?» (eufemismo sarcastico inserito da Boselli al posto di «Morto?»), il bandito che ha scaricato un altro colpo risponde «e direi… con due buchi nella schiena» mantenendo l’immagine di Bonelli; o ancora quando Tex ha ottenuto una sorta di tregua con il colonnello Hogart se ne va da Fort Defiance e così in modo ingenuo e giovanile dice al suo fidato Dinamite: «Quando gli avremo consegnato i veri colpevoli, il colonnello ci farà eroi nazionali». Boselli riprende la stessa vignetta e conclude il discorso al cavallo così: «Tu e io diventeremo dei veri eroi, Dinamite!»
    • completamento delle battute di GL Bonelli: come per l’avvio della scena del saloon così  nel piccolo Boselli sfrutta delle pieghe del dialogo per farci entrare di più nella pelle dei personaggi. Arrivato alla Overland Bank, Tex chiede di Bannion e l’impiegato in cassa così gli risponde (nel 1948): «Mr. Bannion? Certo, ora è vicedirettore […]»; questa affermazione si ritrova in una vivace vignetta con controcampo rispetto all’originale che ci mostra così il volto di Tex che pensa: «Toh! Le canaglie fanno carriera!». Tutto Tex al 100%!

     

       

      Ripresa puntuale di inquadrature

      In questa ultima sezione della nostra analisi diamo spazio ai disegni per mettere in risalto il lavoro di Ghion (su indicazione sicuramente della sceneggiatura di Boselli) nel recuperare Galep.

      Anche qui molto da dire, ma troppo poco tempo per abusare ancora della pazienza di chi mi legge e allora mi concentro sulla fuga di Tex verso il Black Creek (che nel 1948 è il Blue River…ma diventa Black Creek in forza di un maggiore realismo, visto che il Black Creek esiste davvero nelle zone in cui si svolge l’avventura di Tex. E questo ci racconta della diversa facilità di reperire informazioni precisi tra 1948 e 2024!)

      Nell’originale del 1948 Galep disegna tre vignette: arrivo al bordo del dirupo; salto di 30 metri nel canyon; atterraggio in acqua.

      In Tex Willer n.64 Ghion ha a disposizione ben 4 tavole, ma di fatto il momento del salto è reso in 6 vignette di un grande dinamismo. Il salto occupa due terzi della pagina 25 e costituisce la vista a specchio della copertina di Maurizio Dotti con inquadratura leggermente dall’alto e di spalle rispetto alla vista più laterale di Galep. L’atterraggio in acqua è invece identico come anche il riaffiorare sulla superficie del fiume di Tex e Dinamite. Anche per Ghion si è trattato di rispettare un modello unico, fresco e immediato come quello di Galep e provare a rinnovarlo in pagine altrettanto rapide ma con ovviamente gusto e stile di un fumetto moderno degli anni ’20 del XXI secolo. Si sentono i 75 anni di distanza da quella età quasi pioneristica del fumetto seriale, rispetto al lavoro sui particolari e sugli sfondi che ottimamente porta avanti Ghion. Ma quello che è interessante notare è che la grammatica che gioca tra spazio bianco e spazio disegnato è di fatto la stessa nei suoi termini essenziali.

      Ho fatto un solo esempio, ma se ne potevano fare di più e ne farò di più per i prossimi due albi, ma la palla passa a chiunque legga questi fumetti e voglia fare questo gioco di confronto che come ogni buona analisi filologica ha un solo scopo: farci gustare di più di quello che leggiamo e ci diverte da 75 anni e più!

       

       

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      3 Commenti

      1. Ottimo

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      2. Sono molto indeciso e poco motivato dal rileggere una storia pur ammoderata e maggiormente dettagliata per due motivi:
        1) per rispetto verso Gianluigi Bonelli e Aurelio Galeppini che ovviamente si esprimeva o nel linguaggio di allora. Ma quindi intendete riscrivere tutti i primi Tex? Riscrivere o allora Dante, Petrarca, Leopardi, Foscolo e Conrad?
        2) perché ho iniziato da poco la rilettura di tutti i Tex, partendo, ovviamente dalla mano rossa.
        Mi chiedo quanti la pensino come me e non vogliano a moderare il Tex di GL Bonelli e quanto durerà questo maquillage Spero sia ammessa la critica cmq resto un fedelissimo lettore di Tex, non so se lo resterò anche di Tex Willer. Un cordiale saluto e comunque complimenti per tutti i nuovi albi, color Tex, maxi Tex, Tex Magazine e Texoni che non mi faccio mai mancare. Umberto Bressan

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        • Ciao Umberto! Grazie per il tuo commento. Il tema è molto ampio e credo che tu faccia bene a citare anche i grandi classici della letteratura che in realtà spesso hanno avuto ri-scrittura più o meno felici. Penso ad esempio tra quelli che citi a Petrarca (riscritto mille volte nei secoli) o a Conrad (Cuore di Tenebre ha avuto tante versioni tramite tanti media). L’operazione di Boselli è per me legittima e ha degli aspetti stimolanti, ma ovviamente può anche non piacere. Stimolante è proprio la riscrittura rinnovata: un rischio che oggi forse solo Boselli poteva pensare di cogliere. Ultimo nota bene… noi siamo solo un blog di commenti e recensione e non siamo legati alla casa editrice… quindi i complimenti vanno a loro! Firmato: Paolo M.G. Maino

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