A proposito delle miniserie Bonelli (pt.1 1999-2008)

Scritto da Paolo M.G. Maino

13 Giu, 2020

Alla fine del secolo scorso con la solita capacità imprenditoriale di percorrere nuove strade, la Sergio Bonelli Editore ha aperto un altro fronte alla sua produzione a fumetti. Non più la serialità senza fine prestabilita, ma le miniserie con un numero definito di uscite.
La cura è sempre la stessa, ma il vantaggio è quello di realizzare una narrazione che da un lato non impegni troppo il lettore ad una fedeltà nel tempo e che dall’altro lavori su una continuity più serrata che in Bonelli fino a quel momento si era sperimentata solo per Nathan Never.
Inoltre, c’è anche la possibilità di proporre (e far proporre) progetti autoriali che per la prima volta si rivolgono al grande pubblico dell’edicola e all’insegna comunque dell’avventura popolare.
Infine, il momento storico in cui nascono e si sviluppano le miniserie Bonelli, è segnato da importanti cambiamenti geopolitici e anche economici.
Il decennio 1999-2008 (di cui parleremo in questo numero della newsletter) è segnato da due eventi che hanno generato incertezze e preoccupazioni (se non paure in tanti casi): l’11 settembre 2001 e la crisi nata dal crollo dei Lehman Brothers del 2008.
Spendere è più difficile e spendere per la lettura lo diventa sempre di più di fronte (ed è il terzo elemento) allo sviluppo di internet che apre lo strada ai social e allo streaming.
Puntare sulle miniserie per progetti nuovi che partono da zero diventa una necessità!

Ma ora parola ai fumetti. Proponiamo una brevissima presentazione delle miniserie nate nel decennio 1999-2008 (escludo solo Lilith il cui primo numero è del novembre 2008). Pochi dati per invogliare la lettura, ma per ciascuna di queste bisognerebbe fare un approfondimento… e non è detto che nella nostra passione ‘archeologica’ non si arrivi a scriverli (ne abbiamo già scritto uno per Cassidy!).

A proposito delle miniserie Bonelli (pt.1 1999-2008)

 

1. Gea di Luca Enoch

(18 numeri, semestrali, 132 pagine, giugno 1999-novembre 2007)





L’avvio del progetto delle miniserie è un’intuizione tutta di Sergio Bonelli che si porta in casa editrice un autore forte, dall’identità chiara, ovvero quel Luca Enoch diventato famoso con la sua Sprayliz.
Gea è un urban fantasy che ha come protagonista una ragazzina (la più giovane delle protagoniste Bonelli). Una ragazza – ed è già sperimentazione – orfana, con il compito di difendere la Terra dall’arrivo dei demoni ma anche con il compito di lottare contro i mali della nostra società.
Avventura, mistero, magia si mescolano a messaggi importanti dal punto di vista sociale. Difesa dei diritti, lotta alle disuguaglianze, rifiuto di qualsiasi forma di riduzione della libertà individuale.
Ma il tutto con brio, gusto, divertimento e con i disegni stupendi di Enoch che cura per 9 anni (e poi altri 9 con Lilith) una serie tutta sulle sue spalle.

Se non l’avete mai letta… fatelo e recuperate anche il libro Young adult che racconta il prequel, scritto da Lucia Vaccarino (e che potete recuperare anche allo shop Bonelli).

Ah… un’ultima curiosità… sapete che la vignetta recente uscita su un albo della nostra amata Gea è in quel piccolo gioiello dell’ultimo incontro tra Dylan Dog e Martin Mystère)


2. Brad Barron di Tito Faraci, ideato graficamente da Fabio Celoni


(18 numeri + 6 speciali + team up con Zagor, 100 pagine/240 pagine per gli speciali, maggio 2005-ottobre 2006 per la miniserie)


 

Saltiamo al maggio del 2005 per arrivare alla seconda miniserie Bonelli, ovvero Brad Barron. Le suggestioni derivate proprio dai tragici eventi dell’11 settembre, la diffusione di pellicole catastrofiche come Independence Day (1996), il ricordo di un capolavoro della narrativa di fantascienza come La guerra dei Mondi di H.G. Wells (1897) costituiscono la base per questa bella serie di fantascienza utopica.
L’idea base è quella di una realtà alternativa in cui negli anni ’50 l’arrivo dei terribili Morb mette in ginocchio l’umanità intera che deve ora rimboccarsi le maniche per sopravvivere. L’eroe eponimo (una sorta di Mister No proiettato in una realtà alternativa) è un ex-militare e biologo in lotta per riuscire a ritrovare e salvare moglie e figlia e con loro la nazione e l’umanità intera.
Epos, azione, drammaticità, amicizia, lotta per la sopravvivenza sono amalgamate in questa bella serie che ha avuto così buon esito da far sviluppare 6 speciali balenotteri (240 pagine) fino a 2012 e poi anche un team up con Zagor (più sottotono).
A fianco di Faraci tanti disegnatori che liberati dalla chiusura delle testate di Nick Raider e Mister No vengono lì impegnati (per poi passare a Tex, Zagor, Dragonero…).
Ma il numero di esordio è di una firma ben nota: Bruno Brindisi e le copertine molto efficaci di Fabio Celoni che è anche il creatore grafico di Brad Barron.


3. Demian di Pasquale Ruju


(18 numeri + n.0 + 4 speciali, 132 pagine/224 per gli speciali, maggio 2006-ottobre 2007)





A darsi quasi il cambio con Brad Barron, arriva il Cavaliere moderno Demian, creato da Pasquale Ruju, autore oggi in forza a Tex e affermato scrittore di gialli e noir. E giallo e noir sono davvero gli orizzonti di genere in cui si muove il misterioso e tenebroso Demian (come poi giallo e noir saranno lo sfondo di un altro personaggio di Ruju, ovvero Cassidy).
La città in cui si svolgono la maggior parte delle vicende è Marsiglia e soprattutto il suo milieu abitato da varia malavita organizzata. Un tragico passato e un forte impeto morale a rispondere alla sua missione. Queste sono le molle che riportano Demian in azione.
Per gli orfani del giallo di azione che in Bonelli si chiamava Nick Raider, Demian (e poi Cassidy) vengono proprio a colmare quel vuoto e lo fanno grazie alla bravura di Ruju che riesce ad imbastire storie singole che si legano a una macrotrama orizzontale importante (e lo sarà ancora di più per Cassidy).
Insomma quelle che sono le caratteristiche base per queste nuove miniserie sono rispettate e confermate anche da Demian.
Come per Brad Barron anche Demian ha una coda editoriale: 4 speciali di 224 pagine. Le dinamiche copertine sono di Alessandro Poli (che poi farà anche le copertine di Cassidy).


4. Volto Nascosto di Gianfranco Manfredi


(14 numeri, 100 pagine, ottobre 2007-novembre 2008)





In questo caso la staffetta con Demian, è perfetta. Si chiude l’uno e si apre l’altro. Ed è ancora un altro genere. Questa volta entriamo nella storia con la S maiuscola e ci troviamo in un affresco che in mezzo alla vicenda di 4 personaggi (il misterioso Volto Nascosto, Ugo Pastore, il tenente De Cesari e Matilde Sereni) tra Roma, Etiopia e Eritrea, vuole raccontare la fallimentare campagna d’Africa di fine Ottocento del neonato stato italiano.
L’accuratezza degli studi storici di Gianfranco Manfredi è lo sfondo per una storia da romanzo ottocentesco, piena di intrighi, battaglie, amori e tradimenti. Le storie possono essere lette singolarmente, è vero, ma come per Brad Barron la continuità orizzontale è davvero dominante. Ci troviamo di fronte a 14 capitoli di un unico e grande affresco.
La serie si fregia anche delle belle copertine di Massimo Rotundo e come per Brad Barron e Demian, c’è un seguito…, ma in questo caso si tratta addirittura di una nuova miniserie: Shangai Devil (ne riparleremo). 
Un piccolo nota bene: Manfredi qui si lega ad un disegnatore che rimarrà con lui anche in altre serie come la già citata Shangai Devil e poi Adam Wild (tutte ambientate nello stesso periodo storico): Alessandro Nespolino ora in forza a Tex (e sempre per Tex il team-up Manfredi/Nespolino ha prodotto un’altra buona storia). 

5. Jan Dix di Carlo Ambrosini


(14 numeri, 132 pagine, maggio 2008-luglio 2010)





Dopo la chiusura di Napoleone (tornato recentemente in una trilogia per Le Storie), Carlo Ambrosini ritorna con un altro bimestrale, ma questa volta con un arco narrativo definito in 14 uscite.
Siamo partiti nel nostro viaggio nel decennio 1999-2008 da un fumetto popolare autoriale (o autoriale popolare? o chissenefrega!!!) e lo chiudiamo con un altro fumetto ‘alto’: il noir psicologico di Jan Dix: crimini ambientati nel mondo dell’arte. E infatti Jan Dix è un critico d’arte, non è un poliziotto, ma ovviamente fin dalla prima copertina il protagonista ha la pistola in mano!
Giallo e crimine si fondono con filosofia e psicologia, in un mix tipico delle produzioni a fumetti di Ambrosini (vale per Napoleone e vale anche per tante sue storie di Dylan Dog o anche per alcuni fumetti de Le Storie).
Un’altra miniserie da ri-leggere e da ri-scoprire!

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