La minaccia dei Morb – Color Zagor n.8 (novembre 2018)

Scritto da Francesco Benati

12 Dic, 2018

Vi presentiamo la recensione de La minaccia dei Morb, ultimo Color Zagor da poco approdato nelle edicole sotto il solito marchio della Sergio Bonelli Editore. I testi sono del quasi esordiente Tito Faraci e i disegni di Walter Venturi.

Partiamo da lontano: inizialmente i Color Zagor erano nati per ospitare, di volta in volta, una storia che avesse come co-protagonista uno dei vari comprimari del vasto microcosmo zagoriano. Nel corso degli anni ci sono stati il capitano Fishleg e la sua ciurma, il vichingo Guthrum, Guitar Jim e molti altri.

 

La minaccia dei Morb – Color Zagor n.8

Soggetto e sceneggiatura: Tito Faraci

Disegni: Walter Venturi

Colori: Mad Cow

Copertina: Alessandro Piccinelli

Poi, l’anno scorso, l’inaspettato annuncio: Zagor sarebbe stato protagonista di un team-up con Brad Barron, personaggio creato da Tito Faraci e protagonista della prima miniserie Bonelli uscita tra il 2005 e il 2006 per ben diciotto numeri, poi proseguita attraverso sei speciali semestrali. Si è trattato di un autentico kolossal a fumetti, un’opera di fantascienza ucronica ambientata negli anni ’50 in una Terra invasa dai Morb, una razza aliena che ha soggiogato il genere umano. In questo scenario apocalittico si muove Brad Barron, veterano della Seconda Guerra Mondiale, alla ricerca della moglie e della figlia e di un modo per combattere e sconfiggere definitivamente gli odiati invasori.

La notizia, come comprensibile, ha provocato diverse discussioni fra gli zagoriani, ma in generale è prevalsa l’aspettativa verso un albo che sarebbe stato diverso dal solito. In primis perché sarebbe stato scritto da Tito Faraci, il quale non è solo l’autore di Brad Barron, ma anche di un paio di vecchi Speciale Cico e della miniserie Cico a spasso nel tempo uscita nel 2017. Altra ragione di attesa era il disegnatore Walter Venturi. Ormai veterano della serie, Venturi è stato anche uno dei principali disegnatori di Brad Barron, avendo realizzato un numero della serie mensile e ben tre albi speciali.

Sinossi: i Morb hanno utilizzato un varco dimensionale per raggiungere Darkwood e preparare il terreno per una futura invasione. Nel frattempo, Brad Barron scopre il varco nel proprio mondo e vi finisce risucchiato, raggiungendo l’epoca di Zagor. I due si incontrano e decidono di fare fronte comune per fronteggiare la minaccia degli alieni.

Facciamola brevissima: purtroppo l’albo non mi è piaciuto.

 

No, non per la trama fantascientifica, che su Zagor mi piace comunque, essendo la serie il perfetto contenitore di tutti i generi narrativi possibili, ma come è stata resa. Ammettiamolo, 128 pagine sono un po’ pochine per poter orchestrare una narrazione complessa come una trama del genere richiederebbe. Purtroppo lo scarso tempo a disposizione non gioca a favore di Faraci, il quale è costretto a semplificare un numero infinito di passaggi e alla fine l’impressione generale è quella di leggere un Zagor e Brad Barron fanno i gradassi con un gruppo di alieni.

Dispiace molto, ma Faraci sembra non riuscire ad uscire dalla crisi che lo sta attraversando ormai da diversi anni. La sua esperienza su Tex ha lasciato scontenti praticamente tutti, specialmente perché le premesse erano state ottime con un paio di notevoli storie davvero ben piazzate. E poi perché stiamo comunque parlando di Tito Faraci, uno che per anni ha fatto faville e ha dato contributi fondamentali al fumetto nostrano.

Purtroppo stavolta sembra davvero non farcela. Le scene in cui Brad Barron la fa da padrone funzionano abbastanza bene, ma nel mondo zagoriano non sembra del tutto a proprio agio. La vicenda non presenta particolari sussulti o colpi di scena, tutto è telefonato e raccontato senza il minimo pathos. Gli stessi Morb non sembrano neppure essere quei nemici invincibili che ci si aspetterebbe, al punto che cadono come birilli senza troppi problemi.

E poi il poco spazio a disposizione non permette a Faraci di mostrarci una dialettica fra Zagor e Brad Barron. I due sembrano quasi non avere nulla di interessante da dirsi, non c’è un’interazione, un inconto/scontro degno di nota, sembrano quasi vecchi amici. Viene da chiedersi il perché di un simile team-up, decisamente sotto tono rispetto all’altra collaborazione Bonelli uscita in questi giorni, L’abisso del male che vede riuniti Martin Mystère e Dylan Dog.

Niente, per Faraci l’appuntamento con l’epica è solo rimandato, sperando il nostro recuperi al più presto la verve dei giorni migliori.

 

Pollice alzato invece per i disegni di Walter Venturi. Il disegnatore romano è praticamente indiscutibile, tanto pregevoli sono state le sue prove nel corso degli anni. Se il suo miglior lavoro rimane la trilogia del ritorno di Smirnoff sceneggiata da Luigi Mignacco, qui Venturi dimostra di non volersi adagiare sugli allori e si impegna a dare spessore a un’avventura priva di mordente. Per nulla arrugginito dal trascorrere degli anni, Venturi rispolvera Brad Barron e i suoi mostruosi nemici e li porta nuovamente alla ribalta e chissà che non si riveli essere un ponte per riportare Brad Barron in edicola con qualcosa di nuovo.

Mi dispiace, ma il pur buon lavoro di Venturi non è sufficiente salvare un Color Zagor che si rivela il meno riuscito della serie per via di una sceneggiatura troppo liscia e semplice per il tipo di storia che avrebbe dovuto raccontare. Forse mi si accuserà di essere troppo severo, ma io che di Faraci ho letto davvero il meglio pretendo di più da lui, proprio perché so quanto di buono può dare ai propri lettori.

 

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