Kandrax! – Zagor n.660 (luglio 2020)

Scritto da Francesco Benati

24 Lug, 2020

Da qualche settimana è in edicola Kandrax!, il nuovo Zagor mensile edito come sempre dalla Sergio Bonelli Editore. I testi sono di un esordiente di lusso, ovvero Claudio Chiaverotti, creatore di due serie culto come Brendon e Morgan Lost e a lungo sceneggiatore di Dylan Dog. Al contrario, i disegni sono di Marco Torricelli, attualmente il disegnatore zagoriano con più anni di anzianità alle spalle. 

 

Alessandro Piccinelli

 

Kandrax! – Zagor n.660 (luglio 2020)

 

Soggetto e Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti

Disegni: Marco Torricelli,

Copertina: Alessandro Piccinelli

Come avrete intuito dal titolo, Kandrax! è la nuova avventura, per la precisione la quarta, che ha come protagonista il celeberrimo druido creato da Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, a metà degli anni ’70. Kandrax è un druido giunto nel Nuovo Mondo secoli prima e, sentendo l’avvicinare della morte, è stato indotto in uno stato di profondissima catalessi che, mischiando arti magiche e sospensione d’incredulità, gli ha permesso di risvegliarsi nei primi anni dell’800 con il desiderio di rifondare l’impero dei celti. Sconfitto da Zagor, è ritornato una prima volta negli anni ’80 e poi nel 2001, in una lunghissima storia scritta da Mauro Boselli di ben cinque albi e in cui si sono alternati ben tre disegnatori diversi: il compianto Gallieno Ferri, creatore grafico di Zagor, per la prima parte, Marco Torricelli per quella centrale e l’altrettanto compianto Carlo Raffaele Marcello per quella conclusiva.

Ed è proprio al termine di questa lunga saga che Kandrax è relegato nel regno delle ombre, forse per sempre.

 

Marco Torricelli

 

Da qui prende le mosse Kandrax! di Chiaverotti e Torricelli, una saga invero breve, ma che, grazie a un ritmo serratissimo, permette di condensare insieme numerosi avvenimenti.

Facendo uso delle proprie arti magiche, Kandrax è riuscito a viaggiare nel tempo e a tornare indietro all’epoca in cui Zagor era ancora un bambino di nome Patrick Wilding. Così facendo, ha sovvertito la realtà, cancellando ogni traccia di Zagor dall’esistenza degli abitanti. Ciononostante, qualcosa delle sue imprese è sopravvissuto. Trascinato in questa dimensione da incubo, lo Spirito con la Scure non può contare su nessuno dei suoi soliti alleati ed è costretto a fare affidamento solo sulle proprie forze.

 

 

La sceneggiatura di Chiaverotti

Claudio Chiaverotti, vulcanico sceneggiatore sempre alle prese con storie sopra le righe, è autore di una folle avventura di Zagor in cui i piani di realtà si confondono e in cui tutto non è pienamente chiaro e, probabilmente, occorrerà attendere la seconda parte, comunque in uscita tra una decina di giorni, per poter avere un quadro completo.

Per ora possiamo dire che Chiaverotti scrive con il suo solito ritmo elevato: abituato alle storie da 94 o addirittura 64 pagine, non deve sembrargli vero di averne a disposizione ben 188 per raccontare una storia. E così ci infila dentro davvero di tutto: vari livelli di realtà, passaggi dimensionali, una gag di Cico, frangenti ucronici e pure un drago meccanico (!). 

Va detto che per lo zagoriano più classico, quello che legge principalmente Zagor e poc(hissim)o altro, un ritmo così sostenuto può risultare disturbante (e a leggere più di un commento in Rete così è stato). Zagor è, come Tex, un fumetto vecchia scuola in cui tutto è lungo: lunghe le scene d’azione, lunghi i dialoghi, lungo tutto. 

Al contrario, Chiaverotti serra i ranghi e tronca tutte le lungaggini, riducendo all’osso il racconto e puntando tutto su una narrazione rapida e senza fronzoli, per quanto non lineare e da leggere con almeno un neurone attivo.

Ciononostante, si tratta sicuramente di un debutto al fulmicotone che, per il momento, piazza questa nuova storia di Kandrax al terzo posto in classifica dopo quella di Boselli e il classico di Nolitta.

 

I disegni di Torricelli

Applausi per Marco Torricelli: una delle cose che non sono mai riuscito a capire è come mai Torricelli non venga celebrato per quello che è, ovvero uno dei migliori disegnatori presenti in Italia. La sua continua ricerca stilistica, la sua evoluzione e il progressivo lavoro di sintesi sviluppato in tanti anni di attività sono un tratto distintivo che pochi altri autori posseggono, eppure lui non viene celebrato tanto quanto loro. 

Misteri dell’universo.

Quel che è certo è che il suo tratto fluido ed evanescente è perfetto per rappresentare il tipo di racconto immaginato da Chiaverotti. Per quanto, a mia memoria, i due non abbiano praticamente mai collaborato insieme, il feeling tra i due si sente dalla prima all’ultima pagina ed è palese che Torricelli abbia assecondato lo sceneggiatore in ogni parte della storia. 

Tra i vari picchi presenti all’interno dell’albo, Torricelli dà il meglio di sé, oltre che nella splash page in cui Kandrax rievoca l’ultimo suo scontro con Zagor, nella sequenza dell’ospedale psichiatrico in cui il nostro eroe sembra essere rinchiuso.

Per concludere, siamo di fronte ad un ottimo primo albo: scritto con maestria ed esperienza e disegnato altrettanto bene. Potrà non piacere a tutti, ma è un dato di fatto che, in termini qualitativi, siamo di fronte ad una delle migliori storie di Zagor da alcuni anni a questa parte.

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