Le storie speciali – Maxi Dampyr n.10 (aprile 2020)

Scritto da Paolo M.G. Maino

21 Mag, 2020

Sono stato combattuto se scrivere o meno questa recensione perché non era facile commentare in modo unitario un albo così antologico e formato da storie nate in contesti e tempi diversi. Quello che alla fine mi ha spinto (oltre alla buona fattura in sé di tante, direi tutte, le storie e anche dell’albo in sé, curato graficamente da Roberto Banfi con cui abbiamo proprio chiacchierato al proposito) è proprio cercare di offrirvi un ragionamento sul fumetto ‘d’occasione’.

Ma prima di farlo descriviamo cos’è questo Maxi Dampyr 10 soprattutto a beneficio di chi non l’ha ancora letto o comprato (e potete ancora recuperarlo visto che gli spostamenti sono più permessi ora in Fase 2!).

 

Maxi Dampyr 10

 

Le storie speciali – Maxi Dampyr n.10

Rimini, Narni, Dolceacqua… cosa hanno in comune? Ma soprattutto tolta Rimini… quanti sanno dove si trovano Narni e Dolceacqua? 

A parte gli scherzi… questi tre luoghi sono stati e sono ancora sede di piccole e medie kermesse fumettistiche che in vari anni hanno avuto anche degli albetti speciali a tema dampyriano. Il mini-maxi di quest’anno (erano due anni che non usciva un maxi) è un progetto che Mauro Boselli aveva in mente da un po’: rendere fruibile ad un ampio pubblico quelle storie spesso esaurite o comunque a tiratura limitata e spesso regionale.

Solo un regalo ai collezionisti incalliti e ai completisti? Non direi. Quello che infatti si apprezza nella serie di storie riminesi (ovvero 5 delle 8 proposte) è la micro-continuity interna e il legame con la continuity dampyriana che non viene affatto dimenticata.

 

 

La ‘micro’ gioca su un meccanismo ripetitivo: nel periodo delle vacanze estive a Rimini  – (ecco qui l’occorrenza che dà il via alla narrazione) ovvero in contemporanea con Riminicomix – il detective inglese Poldark (quello di Dampyr n.3 Fantasmi di sabbia citato nel primo specialino Vampiri di sabbia) viene coinvolto in una misteriosa indagine dal collega italiano il commissario Di Giovanni e ovviamente i due coinvolgono Harlan (coi suoi fidati compagni Kurjak e Tesla o anche in avventure ‘a solo’). 

Ogni storiella è di fatto un piccolo spin-off che colma un vuoto di continuity nella serie (o semplicemente cita un episodio ben noto ai lettori e ne svela qualche particolare o fornisce un nuovo tassello al mosaico più ampio). Per farvi capire è quello che succede per i film d’animazione della Disney Pixar che poi danno spazio per brevi (e volte gustosissimi e pregevoli) corti che raccontano spazi lasciati sottintesi o sviluppano sottotrame.

 

 

Non è importante ora riassumervi i contenuti delle storie riminesi (anche perché se non le avete lette cadremmo in immancabili e fastidiosi spoiler), ma solo sottolineare come anche il fumetto d’occasione possa inserirsi in più ampi scenari (e non solo per i vari Numeri zero come quello che in questo Maxi Dampyr 10 viene riproposto). Che lo faccia poi acquisendo una identità ben chiara come gli albetti riminesi è tutto merito della supervisione di Mauro Boselli che proprio in queste brevi pennellate narrative mostra la cura maniacale che sta dietro al successo della ventennale storia di Dampyr.

Oltre alle storie riminesi abbiamo la riproposizione dell’introvabile Numero zero di Boselli/Colombo e Majo, Dotti, Luca Rossi, Genzianella e Baggi (che disegna anche la copertina), ovvero di chi ha guidato e forgiato il destino di Harlan e compagni per i primi anni (uniti a Andreucci e Piccininno); e poi due storie brevi che hanno degli elementi da sottolineare. Notte a Narni è una sorta di racconto metafumettistico che ha come protagonista Stefano Andreucci in dialogo con Boselli che lo pressa sulle consegne (tutto molto realistico e molto autoironico); Lucrezia incarna infine quell’anima decadente e dark della serie Dampyr sia per il soggetto struggente di Andrea Scibilia (il fratello disegna l’altrettanto evocativa copertina) sia per il tratto fortemente espressionista e malinconico di Michele Cropera (ora in edicola con Il pittore della scuola nera).

Da ultimo ma non da ultimo, gli albetti sono stati anche l’occasione per ‘provare’ giovani promesse: le prime sceneggiature dampyriane di Giusfredi e i primi disegni a fumetti per un personaggio bonelli di Marco Villa. Anche questo è un fattore da sottolineare per dare ragione dell’iniziativa (e lo aveva già approfondito Giusfredi in un recente articolo).

Che dire d’altro? Speriamo che si riprenda ad andare alle fiere di fumetti e che si possa festeggiare con altri albi speciali come quelli che sono stati qui riuniti!

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