L’odissea della “Belle Star” – Tex n.715 (maggio 2020)

Scritto da Francesco Benati

27 Mag, 2020

Con L’odissea della Belle Star si conclude la storia doppia iniziata il mese scorso sulle pagine di Tex. Ai testi di questo albo troviamo sempre il decano Claudio Nizzi coadiuvato ai disegni da Corrado Mastantuono

 

Tex 715

 

L’odissea della “Belle Star” – Tex n.715

Soggetto e Sceneggiatura: Claudio Nizzi

Disegni: Corrado Mastantuono

Copertina: Claudio Villa

Un rapido riassunto della puntata precedente: Tex e i suoi pards al gran completo vengono richiamati nel Saskatchewan dal loro vecchio amico Gros-Jean per una missione delicata: il giovane Pierre è un ex dipendente della compagnia fluviale dell’armatore Henry Jackson che ha deciso di mettersi in proprio varando il proprio battello, la Belle Star, che farà il viaggio inaugurale lungo il fiume. Gros-Jean teme che Jackson tenti di sabotare il viaggio utilizzando qualcuno dei propri tirapiedi. Ed è quello che, puntualmente, si verifica.

Il primo albo mi era piaciuto a metà. La sceneggiatura di Nizzi era placida e senza particolari scossoni, lenta e misurata e praticamente senza scene d’azione, il che ha appesantito la lettura al sottoscritto. Per fortuna la chiusura dell’albo lasciava presagire una partenza con il botto per il capitolo successivo.

E così è stato, ma ne riparleremo a tempo debito.

 

Corrado Mastantuono

 

Ottimi, invece, i disegni di Mastantuono nella prima parte, ma lì era facile: in fondo parliamo di uno dei migliori disegnatori viventi, per cui era logico pensare che non avrebbe tradito neppure nel secondo albo.

E anche stavolta è così.

La partenza con il botto, dicevamo.

L’albo si apre con il classico carnaio nizziano (vale a dire Tex e i pards che, da soli, accoppano plotoni di avversari), il che è sempre un bel vedere, se non fosse che finisce con il ripetersi fin troppe volte nel corso delle 110 pagine che compongono il volume. In mezzo, va detto, Nizzi sferra ancora le zampate del vecchio leone con alcune trovate interessanti come lo spuntone di roccia che viene fatto esplodere mentre il battello sta passando proprio lì sotto, oppure la scazzottata finale lungo il molo. 

Insomma, un secondo albo decisamente molto più brioso rispetto al primo, soporifero oltre ogni misura.

Purtroppo l’età è quella che è e non me la sento di pretendere troppo. Le storie di Nizzi più recenti risentono più o meno dello stesso difetto che avevano le ultime produzioni di GL Bonelli, ma la cura e la supervisione di Mauro Boselli è sicuramente più presente, anche se viene da chiedersi quanto lui stesso voglia intervenire in maniera diretta sulle sceneggiature dello scrittore che ha tenuto in piedi Tex quasi da solo per vent’anni.

Per fare un parallelismo, potremmo dire che queste ultime prove di Nizzi, sia sul mensile che sui Color, possano essere equiparabili agli ultimi episodi bonelliani, anche se va detto che le opere dello sceneggiatore di Fiumalbo sono decisamente più briose e divertenti, pur con tutto l’infinito rispetto che si deve ad ogni lavoro del Grande Vecchio.

In sintesi, anche se lontano secoli luce dai fasti inarrivabili de La congiura, Le colline del vento e Furia rossa, Nizzi rimane sempre un ottantenne in ottima forma. 

 

Mastantuono

 

Sfortunatamente, l’età non ha cambiato uno degli aspetti negativi della scrittura nizziana, ovvero la difficoltà dell’autore di gestire il quartetto dei pards al completo. Non è un mistero che nelle sue storie a tenere banco siano stati principalmente i due vecchi, cioè Tex e Carson, mentre Kit e Tiger Jack sono passati in secondo piano. Nelle poche volte in cui sono stati utilizzati tutti e quattro, Nizzi ha subito provveduto a spedirne due da una parte e altri due dall’altra, esattamente come accade in questo albo.

Promosso senza errori è invece Corrado Mastantuono. Autore di una prova rude e convincente, Mastantuono si conferma per l’ennesima volta come uno dei migliori disegnatori del mondo e non manca mai di farlo notare. Un dettaglio qui, un’inquadratura là e il gioiello è servito. Se proprio vogliamo trovargli un difetto, la figura di Gros-Jean non è centrata del tutto, ma si tratta dell’unico neo di un lavoro altrimenti perfetto. 

Per concludere, siamo di fronte ad una storia doppia che di sicuro non farà la storia, ma che si fa leggere piacevolmente grazie alla seconda parte dove un ritmo più sostenuto permette di godere meglio il racconto. 

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