A lezione di fumetti: Giorgio Giusfredi (1ª parte)

Scritto da Paolo M.G. Maino

14 Gen, 2020

All’interno del  laboratorio di scrittura saggistica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano che tengo ormai da oltre 10 anni, c’è la consuetudine di far incontrare agli studenti che lo frequentano qualcuno che con la scrittura ci lavora e ci vive e dal 2017 grazie ai tanti contatti che ho cominciato ad avere con sceneggiatori e redattori della Sergio Bonelli Editore ho cominciato ad invitare a questa lezione speciale qualcuno che lavora nel campo nel fumetto.

Il primo incontro è stato con Giorgio Giusfredi che in Bonelli lavora in redazione con Mauro Boselli, è co-curatore di Dampyr, scrive sceneggiature per Dampyr, Tex, Tex Willer e Zagor.

Quando lo incontrammo in Cattolica, il 19 maggio 2017 erano appena usciti i primi due albi a sua firma: Bloodywood (Dampyr 204 per i disegni di Michele Cropera) e Il Dio del massacro (Dampyr 206 per i disegni di Daniele Statella e Patrick Piazzalunga).

Gli incontri si svolgono sempre nella forma del dialogo e al centro c’è il racconto di una esperienza.

Un piccolo nota bene per questa prima riproposizione: la registrazione è partita qualche minuto dopo l’inizio e quindi ci troviamo subito in medias res. Giusfredi sta descrivendo il lavoro in redazione e inizia a descrivere il compito dell’editor.

 

A lezione di fumetti: Giorgio Giusfredi (1ª parte)

Giorgio Giusfredi: io sono convinto che l’editor sia un ruolo molto importante, quando si creano storie. È uno sguardo creativo terzo capace di aiutare l’autore o gli autori a raccontare meglio la loro avventura. Dentro a ogni scrittore c’è una supponenza involontaria (anche utile a sostenere quel pizzico di coraggio e sfrontatezza necessaria per proporre i propri manoscritti) che lo convince che ogni parola che verga sia giusta e comprensibile. Ovviamente non è così.

Paolo Maino: E cosa fa l’editor, perché penso che non sia un lavoro così chiaro e noto per chi è alle prime armi nel mondo dell’editoria in generale?

Giusfredi: Beh, l’editor… qui tutti avete intenzione di scrivere o vi piace scrivere? 

Allora scrivere è importante ed è anche una cosa bella, la cosa drammatica è un’altra. Vi faccio un esempio, domani inizia il Salone del Libro di Torino, e un po’ di tempo fa c’è stato Tempo di Libri a Milano. Girando per quella manifestazione del libro a Milano – Tempo di Libri –  ho avuto la sensazione che tutti quelli che erano lì fossero, ahimè, aspiranti scrittori, tutti con il loro libro nel cassetto e che di lettori ce ne fossero ben pochi (in questo senso il fumetto, rispetto all’editoria romanzesca, per fortuna, conserva ancora molti più lettori rispetto agli aspiranti scrittori).

Il primo punto per scrivere, non me lo invento senz’altro io, è essere lettori appassionati e voraci. 

La scrittura nasce dalla passione della lettura, ne puoi fare anche una professione, ma la passione è fondamentale: è la volontà da parte di chi scrive di replicare le stesse sensazioni da lui provate come lettore. Non credo a chi dice: «lo faccio per me, per tirare fuori il mio animo, come autoanalisi ecc ecc»… In fondo, quando uno scrive, lo fa per raccontare qualcosa a qualcuno, per emozionare.

 

Ve lo faccio capire raccontandovi una mia esperienza da ragazzo.

Io ho studiato all’istituto alberghiero alle superiori, e la scuola era lontano da casa mia. Tornavo tutti i giorni tardi verso le 3 del pomeriggio e mi fermavo ad aspettare mia madre perché il pullman non mi portava a casa. Lei era sempre in ritardo. La aspettavo alla stazione dei bus e leggevo e aspettavo. I cellulari non c’erano, (o meglio nessuno di noi ragazzi di quindici o sedici anni ce l’aveva). 

Era l’aprile del 2000 ed era appena uscito il numero 1 di Dampyr. Lo presi e iniziai a leggerlo. Sono arrivato a casa e avevo davanti a me un piatto di rigatoni al ragù ma erano ghiacci, brutti, cattivi però stavo leggendo il primo numero di Dampyr e allora ho mangiato quei rigatoni e l’ho riletto subito, e anche se facevano schifo in realtà, per me il gusto di quei rigatoni era buonissimo.

Ecco vi dico che mi piacerebbe che quando qualcuno legge una cosa mia e si trovasse a mangiare un rigatone cattivo, potesse dire «ah com’è buono questo rigatone!». 

È quella l’ambizione: ovvero far provare sensazioni. Oggi io lavoro proprio con i due creatori di Dampyr, ovvero Mauro Boselli e Maurizio Colombo che da ragazzo per me erano come delle rock star. Mi dicevano: «chi vuoi conoscere Mick Jagger o loro?» e io dicevo ‘loro’ perché mi emozionano, fin da quando avevo 8 anni. Questo è quello che mi ha spinto verso la scrittura.

Poi c’è il fattore C…  La fortuna, nella mia storia personale, porta il nome di Graziano Frediani, mio vicino di casa a Lucca… Graziano è il giornalista principale alla Sergio Bonelli Editore e direttore responsabile di quasi tutte le testate. Lui mi ha portato in visita alla redazione a Milano e ho potuto parlare con Sergio Bonelli che è stato davvero un filantropo in tutti i sensi e le storie delle persone che ha assunto sono quasi tutte struggenti. 

Per esempio Boselli, il mio capo, era compagno di classe del suo fratello minore, Giorgio, figlio di Gianluigi, l’inventore di Tex, ed è accaduto che un giorno Sergio Bonelli gli ha detto una cosa del genere: «Dai vieni a lavorare da me tanto conosci già bene mio padre, ti metti lì, aiuti mio padre». E GL Bonelli era un burbero, tanto quanto Tex, o per meglio dire: Tex Willer è tosto quanto il suo creatore GL Bonelli! Ecco Boselli ha cominciato così, ha fatto tanti anni di gavetta, ora è lo sceneggiatore più importante, forse al mondo, anzi è l’uomo più pubblicato al mondo con numeri paragonabili a quelli di Stephen King, diciamo, nel mondo perché poi Tex è venduto in tutto il mondo.

Colombo era un regista, che lavorava a Roma. Doveva girare un film importante, ma, a pochi giorni dall’inizio delle riprese, misero in galera i suoi produttori. Lui, rimasto schifato dal marciume, tornò al nord un po’ abbattuto pensando che doveva andare a cercarsi un altro lavoro anche se aveva già il mestiere nelle mani (io ho visto quello che lui ha girato)… Era estate a Milano ed era molto caldo quando doveva decidere che cosa fare della sua vita. Ed entrò in un cinema, credo fosse il cinema Mexico, a vedere Il serpente e l’arcobaleno di Wes Craven (un film del 1988), un horror a tema zombie haitiani, ovvero gli zombie burung cioè persone drogate con una sostanza potentissima (una tetrotossina), sotterrati e quando venivano tirati fuori da terra erano marionette controllate dagli stregoni del Vodoo. Durante la proiezione di questo film ben poco noto di Wes Craven non c’era nessuno al cinema, dove faceva anche un caldo infernale, ma quando Colombo è uscito dalla sala c’era un signore ad aspettarlo (ovvero Sergio Bonelli) che gli ha chiesto cosa ci facesse al cinema d’estate, dato che non c’era nessuno, e Colombo gli ha semplicemente risposto che lo voleva vedere perché è il genere di film che gli piace. Sergio Bonelli a quel punto gli ha chiesto che cosa facesse nella vita e quando ha scoperto che era senza un lavoro gli ha proposto di iniziare a lavorare in redazione a Milano dal lunedì successivo. È andata proprio così. […]

Vuoi andare avanti a leggere il racconto di come Graziano Frediani, Mauro Marcheselli e Giorgio Giusfredi stesso sono entrati in Bonelli? Vuoi scoprire qual è stata la genesi di un albo extra di Dampyr (L’emblema del drago pubblicato a Riminicomix nel 2016)?

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