Fumetto e storia italiana: tra arte e commemorazione. Cani Sciolti e l’opera di Baj

Scritto da Paolo M.G. Maino

12 Dic, 2019

Provo a dare un piccolo contributo alla commemorazione di oggi 12 dicembre 2019 a 50 anni esatti dalla strage di Piazza Fontana che ha tristemente aperto una stagione cupa e piena di ferite non ancora sanate nella nostra un po’ derelitta Italia.

E ovviamente per la natura del nostro blog FumettiAvventura non posso che farlo parlando di un fumetto o meglio ri-parlando di una breve sequenza di un fumetto: Cani Sciolti n.8 (La strage) ora riproposto in una bella versione cartonata che proprio oggi viene presentata al Bonelli Point con l’intervento dei due autori Gianfranco Manfredi e Roberto Rinaldi (ancora compimenti per il loro lavoro).

 

 

Questa è la scena: Deb, uno dei sei ragazzi che si sono conosciuti nel maggio del ‘68 durante la contestazione universitaria, ormai adulto a febbraio/marzo 2000 porta la figlia, che frequenta l’università ora a sua volta, a vedere presso la Galleria Giò Marconi l’esposizione di un’importante opera di Baj dedicata a Pinelli, l’anarchico morto precipitando dal quarto piano della questura di Milano dove era trattenuto per indagini su un suo possibile coinvolgimento con la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre.

Lungi da me cercare di spiegare cosa accadde veramente e di chi fu la colpa, voglio provare a dire che cosa mi ha lasciato la lettura di quelle pagine che ruotano attorno a questa intensa opera di Baj e in particolare vorrei parlare di tre lasciti di queste tre pagine.

Deb padre cerca di condividere con la figlia l’esperto di quegli anni: questo è il primo lascito. In una società che vuole scioccamente dimenticare il suo passato nella presunzione di costruire liberi il futuro, quelle pagine ci dicono narrativamente il contrario. Costruire il futuro (la figlia) passa dalla ‘tradizione’ ovvero letteralmente il consegnare da parte del padre il proprio passato, il tempo nel quale cioè quel padre si è formato e ha vissuto intensamente e in ragione del quale vuole educare la figlia presente.

 

Secondo lascito: la narrativa a fumetti può essere un ponte potente nella sua precisa individualità tra arte e storia. Senza per questo venir meno alla sua natura di divertimento e intrattenimento: il dialogo tra Deb e figlia è infatti una scena molto bella dal punto di vista narrativo. Si apre con una splash page che segna lo stacco dal 1969 al 2002 e ci mette di fronte all’elemento centrale dell’opera di Pinelli (ovvero l’uomo che cade dall’alto) quindi il dialogo tra padre e figlia gioca sulle domande insistenti della curiosa ragazza che riportano poi nel giro di poche vignette al 1969. Ma dopo qualche pagina saremo di nuovo nel 2000 a tavola a casa di Deb e il dialogo con varie posizioni continua a 4 con l’aggiunta della madre e del figlio minore.

 

 


Terzo lascito: ho conosciuto così l’opera di Baj della quale proprio in questi giorni si discute in merito alla sua collocazione definitiva. Un’opera che merita davvero di essere apprezzata e ammirata e che ci parla sul modello di Guernica di Picasso del male e della violenza. E ci costringe a riflettere sul dolore e la sofferenza insensata e umanamente ingiusta che questo male e questa violenza sempre causano.

Tre pagine in un fumetto di 60 tavole possono generare questo percorso, unite alla forza della storia con le sue ricorrenze e alla curiosità di un amico conosciuto su Facebook, ovvero l’attento Lorenzo Barberis (di cui vi invito a seguire il blog), che ha fatto un post attorno alla scoperta dell’opera di Baj.

Buona lettura, buona visione e buona commemorazione di un passato che non deve essere scordato, mai!

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